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Invitalia scalda i motori per il nuovo Smart & Start

07 Nov 2014

A giorni uscirà in Gazzetta Ufficiale il decreto Mise che cambia gli incentivi a sostegno delle startup, attualmente in fase di registrazione alla Corte dei Conti. Il “vecchio” programma finirà in cantina, per il nuovo si dovrà attendere metà gennaio. I finanziamenti, estesi a tutta Italia, non saranno più a fondo perduto ma prestiti a tasso zero

Si scaldano i motori per il prossimo Smart & Start, programma di finanziamento dedicato alle startup innovative. Entro la prossima settimana dovrebbe esser pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) che introdurrà importanti cambiamenti agli incentivi a sostegno delle startup. Dopo essere passato dalla scrivania di Carlo Sappino, direttore generale per gli incentivi alle imprese del Mise, e dopo il via libera del ministro Federica Guidi, attualmente è in fase di registrazione alla Corte dei conti. Ma è appunto questione di giorni.

Attenzione però: la pubblicazione in GU non significa che possono immediatamente partire le candidature di innovatori e startupper. Dovranno infatti trascorrere 60 giorni prima che venga aperto lo sportello, cioè che Invitalia, l’agenzia che si occupa della gestione del Programma per conto del ministero, dia il fischio d’inizio ai partecipanti.  Si andrà dunque con ogni probabilità a metà gennaio 2015.

L’atto ufficiale della pubblicazione in GU significa invece molto per coloro che  stanno ancora presentando le domande per ottenere gli incentivi del “vecchio” Smart & Start, quello partito a settembre dell’anno scorso. È infatti possibile presentare le domande secondo le regole previste dal precedente decreto (DM 6 marzo 2013), solo fino alle ore 24:00 del giorno di pubblicazione in Gazzetta del nuovo decreto ministeriale. Quindi i ritardatari ancora interessati al bando hanno pochissimo tempo per candidarsi.

Con il nuovo Smart & Start, lo ricordiamo, verranno introdotti significativi cambiamenti. Con una dotazione finanziaria di circa 200 milioni di euro, il programma coprirà tutto il territorio nazionale e non solo le regioni dell’Obiettivo Convergenza (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia) come previsto dall’altro bando. Sarà dedicato alle “startup innovative” (quelle iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese della Camera di Commercio). Finanzierà progetti di impresa che prevedano spese, tra investimenti e gestione, comprese tra 100 mila e 1,5 milioni di euro. I progetti di impresa dovranno avere un forte contenuto tecnologico e innovativo e puntare allo sviluppo di prodotti, servizi e soluzioni nel campo dell’economia digitale o alla valorizzazione dei risultati della ricerca pubblica e privata.

Infine – forse l’elemento più importante – le nuove agevolazioni non saranno più a fondo perduto ma prevederanno un finanziamento a “tasso zero” fino ad un massimo del 70% del costo del progetto. Il finanziamento potrà arrivare all’80% se la startup ha una compagine interamente costituita da giovani o donne o se tra i soci è presente un ricercatore che rientra dall’estero. Inoltre, le startup localizzate nel Mezzogiorno e nel territorio del Cratere Sismico Aquilano saranno chiamate a restituire solo l’80% del prestito ricevuto, godendo di fatto di una componente a fondo perduto.

Tutti gli aspetti di dettaglio saranno disciplinati dalla Circolare Esplicativa che il Ministero emanerà successivamente alla pubblicazione del Decreto in Gazzetta: tra questi anche le modalità di accesso e la data effettiva di apertura dello sportello del “nuovo Smart&Start”.

Ma i soldi del “vecchio” Smart & Start sono stati tutti erogati? A disposizione per business idea e startup innovative c’erano in tutto 203 milioni di euro. A marzo 2014 la stessa Invitalia comunicò che, fino a quel momento, “era stato impegnato circa il 10% dei 203 milioni”. In pratica sarebbero stati assegnati circa 20 milioni di euro e ne sarebbero quindi “avanzati” circa 180. Ma è un calcolo che, allo stato dei fatti, lascia il tempo che trova perché, da marzo, ci sono state altre candidature e la selezione è ancora in corso. Per ora Invitalia preferisce non svelare la cifra erogata, anche perché, sottolinea, le procedure devono essere ultimate. Non è escluso che resti non investita qualche decina di milioni di euro. Questo denaro potrebbe essere “riprogrammato”, cioè dovrà essere il governo a stabilirne una destinazione a nuovo uso.

Intanto Invitalia si prepara a cambiare pelle. L’Ad Domenico Arcuri ha annunciato di recente l’intenzione dell’agenzia di entrare nell’equity delle startup. “Stiamo cercando forme – ha detto Arcuri – per sostenere l’equity delle startup. Se e quando questa forma ci sarà, sarà contestuale all’intervento di soggetti privati nel capitale di una startup, sarà temporanea e avrà dimensioni e caratteristiche molto precise”.

di Luciana Maci

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