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IBAN: «Solo noi sappiamo quanto investono i business angel»

06 Mag 2015

Il 10 maggio l’associazione degli investitori informali conclude la raccolta dati per il 2014, che sarà presentata a fine giugno. Vincenzo Capizzi, docente della Bocconi che supervisiona l’indagine, spiega perché questa è l’unica ricerca scientifica per conoscere una fetta di mercato particolarmente attiva

Si conclude il 10 maggio la raccolta dati sulle operazioni di investimento e disinvestimento in startup effettuate nel 2014 condotta da IBAN, l’Associazione Italiana dei Business Angels che coordina e sviluppa l’attività di investimento nel capitale di rischio di piccole imprese da parte di investitori informali.

“Un’indagine per analizzare approfonditamente le caratteristiche del mercato dell’Angel Investing e tracciare l’entità, il ruolo e le peculiarità dei business angel in Italia” spiega Paolo Anselmo, Presidente dell’Associazione IBAN, sottolineando che “l’obiettivo è avere un campione statistico il più ampio possibile da parte del maggior numero di investitori informali per comprendere meglio quali siano le differenti logiche e dinamiche che possono venire incontro a chi avvia sul territorio nazionale una nuova attività imprenditoriali”. 

Ancora pochi giorni, dunque, a disposizione dei business angel che vogliono partecipare alla ricerca e compilare il questionario online a questo link.

I dati saranno poi analizzati da Vincenzo Capizzi, Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari nell’Università del Piemonte Orientale e Senior Professor presso la SDA Bocconi, nonché membro del Comitato Direttivo IBAN con delega alla Ricerca Scientifica. “Le analisi che ne derivano sono caratterizzate dall’adozione dei più rigorosi criteri scientifici di indagine riconosciuti dalla comunità accademica internazionale e sono state pubblicate su prestigiose riviste scientifiche nazionali e internazionali” spiegano da IBAN.

E proprio sulla differenza di metodi utilizzati nella raccolta dei dati, così il Professor Capizzi commenta la differenza dei numeri sugli investimenti in startup rilevati dall’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano e da Aifi, segnalata da EconomyUp. Secondo il primo la cifra è circa 118 milioni, solo 43 milioni, invece, per l’Associazione del Private Equity e del Venture Capital.

“Se si confrontano le pere con le mele è ovvio che possa emergere confusione, oltre che soggettività – dice l’esperto – La differenza dei dati dipende dalla notevole eterogeneità dei fenomeni indagati, oltre che dei metodi utilizzati. Aifi rileva solo gli investimenti effettuati da investitori istituzionali, che, per definizione, non riguardano i ‘micro-investimenti’ in startup in cui l’ammontare di capitali per parte è molto limitato (fenomeno noto come ‘equity gap’).  Inoltre, non ha come oggetto d’osservazione il mondo delle imprese ma solo gli investimenti effettuati dai soggetti intervistati tramite questionari online” continua il professore. “L’osservatorio del Politecnico, viceversa, ha come oggetto d’indagine le startup innovative sulla base dell’elenco tenuto da Bankitalia, che, tuttavia, spesso confonde il concetto di ‘nuova impresa’ con il concetto di startup a base tecnologica.

Per quanto riguarda gli investimenti fatti dai Business Angels Capizzi invita a “fare riferimento, dunque, all’unica base dati scientificamente legittimata, costituita dalle rilevazioni e dai rapporti IBAN”. 

I dati emersi dalla Survey di IBAN sul mondo dell’angel investing relativi al 2013 e presentati lo scorso anno, infatti, sono indicativi di una fetta di mercato particolarmente attiva. Il mercato italiano dell’informal venture capital è in continua crescita e nel 2013 ha fatto registrare operazioni per un totale di 31.857.000 di euro. Dopo una costante ascesa nel periodo 2000-2008, il valore annuo degli investimenti si è consolidato nella fascia 30-35 milioni di euro. Il campione è stato di 246 Business Angels, per un totale di 324 operazioni censite.

Nel 2013 sono stati censiti 324 investimenti, in leggera diminuzione rispetto agli anni precedenti. L’84% dei finanziamenti è stato finalizzato all’acquisto di equity, l’11% al finanziamento soci e il 5% come garanzia bancaria. La maggioranza degli investimenti ha finanziato imprese con sede nel nord Italia. Il 35% degli investimenti dei Business Angels ha avuto come target un’impresa con fatturato nullo. Il 68% degli investimenti è stato di importo inferiore ai 100mila euro.

E, ancora, il 74% degli investitori possiede meno del 15% del capitale sociale dell’impresa finanziata. Il 46% dei Business Angel ha effettuato investimenti da solo, mentre il 31% ha cointestato con 8 o più Business Angels. Il settore che ha beneficiato maggiormente dei finanziamenti dei Business Angel italiani è stato l’ICT, seguito dal media & entertainment e dal medtech.

La ricerca con i dati relativi al 2014 sarà presentata a fine giugno nel corso della convention annuale.

 

di Concetta Desando

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