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Realtà aumentata

Expo 2015 si vedrà anche con gli smart glass Made in Italy

26 Mar 2015

Youbiquo, startup campana produttrice di occhiali high-tech, fornirà all’Esposizione 50 dispositivi dotati di un’app per uso turistico: chi li indosserà potrà scattare foto, individuare locali nelle vicinanze e farsi guidare per raggiungerli. “Una sorta di audioguida indossabile” spiega il Ceo Pietro Carratù

Pietro Carratù, Ceo di Youbiquo
L’Expo 2015 vista attraverso la realtà aumentata degli smart glass. È un progetto che diventerà realtà grazie a Youbiquo, società di Cava de’ Tirreni (Salerno) impegnata nella realizzazione di occhiali hi-tech assimilabili a “computer indossabili” e prevalentemente destinati al mercato enterprise.

Alla startup sono stati commissionati 50 dispositivi smart glass dotati di un’applicazione per uso turistico che verranno distribuiti a giornalisti e blogger durante l’Esposizione Universale. Chi li indosserà potrà poi scattare foto, scoprire eventi previsti in quei giorni a Milano, individuare locali disponibili nelle vicinanze e arrivare alla meta prefissata attraverso un navigatore. Tutto attraverso gli occhiali super-tecnologici ai quali il team di Youbiquo ha lavorato alacremente negli ultimi due mesi, elaborando un design realizzato in esclusiva per la manifestazione.

“È una sorta di audio-guida indossabile” spiega Pietro Carratù, Ceo della società che ha ottenuto finanziamenti grazie al primo bando di Smart & Start per startup innovative. Lo startupper è convinto che il futuro degli smart glass sia soprattutto in ambito industriale ma per l’Expo ha fatto uno strappo alla regola, considerando che i suoi occhiali verranno indossati dai visitatori in giro per la mostra e per la città. “In realtà – puntualizza  – questo è un modello commissionato da un cliente specifico per i suoi clienti. Non è per uso generale ma dal nostro punto di vista è un prodotto di tipo enterprise”.

Di certo è un punto d’orgoglio per Youbiquo essere la startup scelta per portare gli occhiali high-tech all’Expo. Un punto in più su Google e i suoi Google Glass, che però, tiene a sottolineare Carratù, sono prodotti diversi perché più orientati verso il mercato consumer (anche se le vicende degli ultimi giorni hanno fatto emergere un cambio di strategia aziendale da parte di BigG).

“Abbiamo cominciato a pensare agli smart glass qualche anno fa – dice Carratù – e abbiamo cercato di capire quali elementi potessero differenziare il nostro prodotto da quello del competitor. In realtà il nostro è completamente diverso: è solo l’apice della piramide di una serie di tecnologie che stiamo mettendo a punto per implementare non solo il dispositivo indossabile di nostra produzione ma anche quello di costruttori indipendenti. Un gruppo che prevediamo, in futuro, rappresenterà una quota significativa di mercato. Intendiamo offrire regole di interoperabilità – ha concluso – a chi fa solo elettronica, o solo design, o solo contenuti. E mettere insieme un sistema in grado di collegare questi tre elementi, consentendo a chi sa fare bene il proprio mestiere di mercato unico verticale di avere un prodotto funzionante e performante”.

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