Eureka! Fund I: a breve operativo il nuovo fondo per finanziare il trasferimento tecnologico in italia | Economyup

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Eureka! Fund I: a breve operativo il nuovo fondo per finanziare il trasferimento tecnologico in italia



Ha ottenuto dalla Banca d’Italia l’autorizzazione ad operare come SGR il nuovo fondo dedicato agli investimenti in idee provenienti da università e centri di ricerca italiani, Eureka! Fund I – Technology Transfer. Il suo fondatore Stefano Peroncini spiega a EconomyUp come funzionerà e su quali startup intende puntare

di Luciana Maci

15 Gen 2020


Il team di Eureka! Fund I. Da sinistra Massimo Gentili, Anna Amati, Stefano Peroncini, Salvatore Majorana. Rispettivamente un Fisico della Materia, un Architetto, un laureato in Economia e uno in Ingegneria Elettronica

Eureka! Fund I – Technology Transfer, fondo dedicato agli investimenti in idee che provengono dalle università e dai centri di ricerca italiani, ha ottenuto l’autorizzazione di Banca d’Italia ad operare come SGR. Sarà operativo entro i primi sei mesi dell’anno. La Società di Gestione del Risparmio, costituita a marzo 2019 e autorizzata lo scorso 17 dicembre, è la forma tipica (e particolarmente apprezzata dagli investitori istituzionali) con cui si gestiscono i fondi di venture capital in Italia.

Eureka! Fund I, il fondo di ITAtech

Eureka! Fund I è il quinto fondo sottoscritto da ITAtech, per un totale di 200 milioni di euro impegnati. ITAtech è una piattaforma per gli investimenti dedicata al Trasferimento Tecnologico in Italia. Lanciata a dicembre 2016 per trasformare progetti di ricerca e di innovazioni tecnico-scientifiche pubbliche e private in nuove imprese ad alto contenuto tecnologico, ITAtech ha una dotazione iniziale pari a 200 milioni di euro, messi a disposizione in parti uguali da CDP (Cassa Depositi e Prestiti) e FEI (Fondo europeo per gli investimenti), ed è aperta all’ingresso di ulteriori investitori.

L’obiettivo di ITAtech è di stimolare l’ecosistema italiano all’innovazione e alla competitività internazionale, facilitando l’accesso all’equity e agli investimenti per l’innovazione lungo l’intero ciclo di vita del business, dagli stadi di start-up e seed alle fasi di crescita ed espansione, così come alla valorizzazione e alla commercializzazione della proprietà intellettuale. Gli altri fondi su cui ha investito ITAtech sono: Progress Tech Transfer di MITO Technology;  Vertis Venture 3 Technology Transfer di Vertis sgr; il fondo dedicato al biotech italiano, con focus su startup specializzate nella lotta alle malattie genetiche rare, lanciato dal colosso del venture capital francese Sofinnova con Telethon come advisor; e Poli360, il fondo lanciato da 360 Capital Partners per sostenere l’innovazione tecnologica prodotta dalle competenze del Politecnico di Milano. Con Eureka! Fund I – Technology Transfer, ITATech ha ormai terminato la sua dotazione di 200 milioni di euro dedicata al finanziamento dei processi di trasferimento tecnologico lanciata a fine 2016.

Stefano Peroncini, founder di Eureka! Fund I

Chi è Stefano Peroncini

Il fondatore di Eureka! Fund I – Technology Transfer è Stefano Peroncini, da sempre attivo nel mondo degli investimenti. È venture capitalist e serial entrepreneur, membro del Comitato di Investimento di FARE Venture (Fund of Funds da 80 milioni di euro di Lazio Innova), ed è stato fondatore e CEO di Quantica SGR, fondo che ha investito nella startup biotech EOS, ceduta all’americana Clovis Oncology per 470 milioni di dollari. Peroncini, che è anche uno dei contributor di EconomyUp, ha accettato di spiegare alla testata come funzionerà la nuova realtà finanziaria.

 Ora che ha ottenuto l’autorizzazione dalla Banca d’Italia, quali saranno le strategie di investimento di Eureka! Fund I – Technology Transfer?

Investirà in trasferimento tecnologico, dal Poc, proof of concept (ossia il momento in cui viene supportata la fase finale di sperimentazione in laboratorio di un’idea, anche senza che sia ancora stata costituita la società) al seed financing, sino al cosiddetto Round A. Ci aspettiamo che le tecnologie in cui investiamo possano maturare in un orizzonte temporale di 4-6 anni. Cerchiamo quindi progetti che, anche in termini di Trl (Technology readiness level, una scala di derivazione NASA che viene usata per individuare la distanza tra l’idea e il mercato), possano uscire rapidamente dalla fase di laboratorio e arrivare ad essere prodotti finiti in tempi ragionevoli. L’ambito della società è il deep tech. Questo primo fondo è focalizzato su advanced materials e relative applicazioni industriali, un ambito che attraversa tutti i settori industriali, dall’energy alla mobilità, dall’edilizia fino al life science. Ha inoltre una forte propensione alla sostenibilità, elemento distintivo dell’innovazione nei materiali.

Quando sarà operativo il fondo? Durata?

Il fondo sarà operativo nel primo semestre 2020. Avrà caratteristiche cosiddette “market standard”, con una durata di 10 anni e un periodo di investimento di 5 anni. All’inizio saranno privilegiati gli investimenti POC, in quanto hanno bisogno di più tempo per maturare. Ma abbiamo già in pipeline alcuni investimenti più avanzati in cui investiremo tra 1 e 2 milioni di euro.

Eureka! Fund I investirà solo in startup italiane?

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Assolutamente sì. Siamo un gestore italiano che crede nelle potenzialità del nostro Paese, ancora oggi la seconda potenza manifatturiera in Europa. Rubando le parole al mio partner nel fondo, Salvatore Majorana, oggi dobbiamo provare “ad applicare tecnologia a quello che sappiamo fare meglio nel mondo: la manifattura, l’oggetto fisico”. È il mandato stesso di ITAtech, promosso dalla Cassa depositi e Prestiti e Fondo Europeo degli Investimenti, con l’obiettivo proprio di fare da cerniera tra la ricerca scientifica e l’innovazione dei nostri migliori centri e il mondo delle imprese.

Il team?

Il team è stellare, con competenze assolutamente complementari e sinergiche per la gestione di un fondo di technology transfer. A parte il sottoscritto (scherzo ovviamente), abbiamo Salvatore Majorana, oggi Direttore del Kilometro Rosso. Si tratta dell’innovation district promosso dall’industriale Bombassei, che ha costruito il technology transfer quando era in Istituto Italiano di Tecnologia insieme a Roberto Cingolani e a Giorgio Metta, oggi direttore scientifico. C’è poi Anna Amati, da anni vivace sostenitrice e abilitatrice dei processi di innovazione delle nostre università e centri di ricerca, con un’abilità particolare nell’accompagnare i ricercatori nel difficile processo di comprensione della valorizzazione dei risultati della ricerca. E infine Massimo Gentili, partito come ricercatore nel CNR, con tanto di brevetti, pubblicazioni scientifiche e uno spin-off ante litteram: ha una lunga carriera nel campo dell’innovazione e del trasferimento tecnologico per grandi industrie come Pirelli, ST e istituzioni di ricerca come la Fondazione FBK.

Come vi siete incontrati?

La prima scintilla scaturisce dall’incontro tra me e Luigi Amati (oggi Presidente della Sgr), presidente e fondatore di META Group, società attiva nello sviluppo del sistema dell’innovazione. Entrambi eravamo già intenzionati a sviluppare un nuovo fondo d’investimento che favorisse lo sviluppo delle tecnologie più promettenti generate dalla ricerca scientifica. Decidiamo allora di unire le forze per generare un’iniziativa ad alto valore aggiunto per l’intero sistema. Si crea così il primo nucleo del team con me ed Anna Amati, anch’essa socio fondatore e Vice Presidente di META Group. Ci attiviamo per completare la squadra coinvolgendo Massimo Gentili e Salvatore Majorana. Mettiamo così a punto la strategia d’investimento che fa di Eureka! una “cinghia di trasmissione” tra l’eccellenza della ricerca scientifica che oggi abbiamo in Italia e il mercato finale (degli utilizzatori o delle aziende industriali). Obiettivo: colmare quel vuoto del processo di innovazione che non permette alle tecnologie promettenti di diventare prodotto, per attraversare cioè la fase definita “death valley”.

Perché agli altri fondi di ITAtech sono andati 40 milioni e ad Eureka “solo” 30?

Era finita la dotazione disponibile di ITAtech. Essendo l’ultimo dei 5, hanno investito tutto quanto rimaneva. Ma speriamo possa presto nascere una ITAtech II: in fondo il sistema italia ha ancora bisogno di nuovi operatori e di nuova finanza per scovare e valorizzare tutto il “sommerso” che abbiamo nelle nostre Università e Centri di Ricerca. E in questo senso sappiamo che sono già in essere confronti tra il Fondo Europeo per gli Investimenti e Cassa Depositi e Prestiti. E poi c’è anche il Fondo Nazionale Innovazione, che ci aspettiamo venga messo finalmente a regime nel corso del 2020.

Quale ruolo ha avuto l’attivazione delle partnership per Eureka! Fund I?

Sono state un elemento strategico della nostra iniziativa: IIT e Politecnico di Torino in primo luogo, quindi altri 18 centri di ricerca e università di eccellenza in ambito materials science. I primi due beneficiano di un accordo “forte”, grazie al quale lavoreremo direttamente con gli uffici di Technology Transfer e a stretto contatto con docenti e ricercatori. Si aggiungono le partnership con Kilometro Rosso, un Innovation District forte di oltre 60 aziende insediate, e con laboratori di ricerca (ENEA sui materiali avanzati, IIT sulla Robotica) che faranno da volano alle nostre startup.

Luciana Maci

Scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp.…