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Dompé: ecco perché investo 10 milioni su una startup

25 Lug 2016

Il presidente del gruppo farmaceutico racconta a EconomyUp come è maturata l’operazione sul progetto Movendo Technology, nato all’interno dell’Istituto Italiano di Tecnologia. «Il Paese sta cambiando e anche le opportunità». Il valore del team e il ruolo (a sorpresa) dell’Inail

Sergio Dompè
«Il Paese sta cambiando e anche le opportunità». Sergio Dompé, presidente della Dompé Farmaceutici, si prende solo il merito dell’imprenditore: volere e sapere guardare oltre. Ma l’operazione Movendo Technology, startup dellIstituto Italiano di tecnologia, su cui ha investito 10 milioni di euro per un quota di controllo (il 50%), la attribuisce alla concomitanza di una serie di fattori, alcuni evidenti, altri meno.

Movendo Technology  è un progetto nato e sviluppato all’interno dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, tanto che tra i founder c’è il suo direttore generale Simone Ungaro. Il team, composto anche da Carlo Sanfilippo e Jody Saglia, ha messo a punto Hunova, piattaforma robotica per la riabilitazione  degli arti inferiori, ma anche altre soluzioni per la gestione di traumi dello scheletro. Insomma, Movendo sta lavorando per aiutare con le possibilità della tecnologia chi ha problemi di autonomia o mobilità  a seguito di incidenti o per l’avanzare dell’età.  E qui salta fuori il primo fattore, non così evidente.

«Questa operazione nasce da un progetto che ho contribuito a far nascere quando ero nel board dell’Iit», racconta Dompé. «Anni fa è iniziata una importante collaborazione con l’Inail, che è una grande protagonista non solo dell’assistenza post infortunisti ma anche nel mondo dell’innovazione, dove si è conquistata attenzione e apprezzamenti a livello internazional». Nel sistema Paese quindi c’è da mettere e considerare un Istituto pubblico che di solito viene ricordato per eventi tragici. E invece lavora per innovare.

► CHE COS’È E CHE COSA FA L’ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA

«Il team di Movendo nasce da una iniziale collaborazione con Inail. Poi è andato avanti da solo, superando i severi livelli di valutazione dell’IIT. Quando sono partiti con un piccolo roadshow per finanziare il progetto, io mi sono fatto avanti. Il processo è andato avanti per mesi, hanno incontrato più di 10 istituzioni finanziarie e non», ricorda Dompé. E perché alla fine hanno scelto lei fra tanti “bidder”? Per tre ragioni, risponde Dompé. La prima: «Ho offerto una maggiore solidità del programma industriale rispetto a un fondo di investimento, per esempio, che ha come obiettivo realizzare il profitto maggiore nel più breve tempo possibile». La seconda: «La mia visione a lungo termine è stato uno degli elementi che ha creato una sintonia con il team di Movendo, di cui ho grande stima, che li ha convinti a fare la loro scommessa, a correre il loro rischio». La terza ragione è l’ultima ma non per questo la meno influente: «Ho offerto una cifra più alta».

Come si trova la startup giusta? «In questo caso non c’erano alternative. O loro o niente. C’è la visione, c’è la massa critica e c’è la capacità competitiva che l’Istituto di Tecnologia ormai ha dimostrato di avere a livello internazionale», risponde Dompé. L’industria famaceutica investe il 25% del fatturato (circa 200 milioni) in ricerca per sviluppare la sua missione: la cura delle malattie rare. Lui intanto diversifica seguendo una linea precisa: «La mia motivazione è la passione per la tecnologia che produce approcci nuovi o prodotti nuovi». Non sono certo rimasto a dormire negli ultimi tempi, scherza il presidente. Prima di Movendo Technology ha investito in Philogen, compagnia biotech italo-svizzera che produce anticorpi;in  AAA, società di diagnostica quotata a Wall Street; in DirectaPlus, la startup del grafene; e anche nelle Bonifiche Ferraresi, con partecipazioni che oscillano dal 10 al 41%.

Movendo Technology, però, ha qualcosa di unico: «Ci sono persone che hanno avuto il coraggio di abbandonare un ente pubblico per prendersi un rischio personale a fronte di un grande beneficio se le cose dovessere andare bene», dice Dompé. E pensa al direttore generale dell’Istituto Italiano di Tecnologia Simone Ungaro che lascerà il suo incarico per diventare l’amministatore delegato della nuova società. Dal 2017 comincerà la produzione. La scommessa, dice il business plan, dovrebbe essere vinta nei prossimi tre anni. È una scommessa industriale. Ma anche una scommessa sull’Italia

 

di Giovanni Iozzia

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