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Dinastie

Dalla Silicon Valley Rizzoli junior lancia un’app per non vedenti

19 Ago 2015

Il giovanissimo figlio dell’imprenditore Angelo è nella prestigiosa Singularity University dove, insieme a Marita Cheng, talento della robotica, ha appena lanciato un’applicazione che consente ai ciechi di ascoltare la descrizione audio di foto scattate da smartphone. In questi giorni parte il test della versione beta

Alberto Rizzoli
Arriva un’app per non vedenti “targata” Rizzoli: Alberto Rizzoli, per la precisione, giovane figlio del defunto Angelo, editore, imprenditore, produttore e a sua volta figlio di Andrea, presidente dell’omonima casa editrice.

L’applicazione, ideata dal 22enne Alberto con una collega di un’università americana, si chiama Aipoly ed è un assistente intelligente in grado di far capire a persone con disabilità visive cosa li circonda attraverso una visione tramite il computer e un feedback audio. Dalla sua il progetto ha almeno tre punti di forza: oltre alla popolarità (e, perché no, al network) di Alberto Rizzoli, c’è la co-founder della società, Marita Cheng, 26 anni, precoce talento della robotica che nel 2012 è stata eletta Giovane australiana dell’Anno, e c’è la prestigiosa Singularity University, dove i due studiano e lavorano fianco a fianco. Co-fondata nel 2008 da Ray Kurzweil e Peter Diamandis, con il supporto di organizzazioni come Nasa e Google, la Singularity University, basata a Moffett Field, in Silicon Valley, seleziona ogni anno i migliori studenti da tutto il mondo con l’obiettivo di individuare i progetti e le idee “in grado di cambiare il mondo”. 

Le premesse per fare un buon lavoro ci sarebbero tutte, ma naturalmente sarà il mercato a giudicare se Aipoly è in grado di sfondare oppure no. L’applicazione, per il momento in versione beta, funziona così: l’utente scatta dal proprio dispositivo una fotografia che viene automaticamente caricata sui server di Aipoly, dove viene analizzata e taggata, dopodiché una descrizione delle immagini contenute nella foto viene rispedita all’utente e letta ad alta voce attraverso un sistema text-to-speech. Il non vedente potrà così “vedere” con la mente forme, dimensioni e colori.

Questo significa, hanno spiegato ieri i co-founder Rizzoli e Cheng durante la presentazione ufficiale al Nasa Ames Research Park di Mountain View, che, usando Aipoly, i ciechi potranno essere in grado di “vedere” cosa indossano i loro figli, riconoscere segnali stradali, trovare oggetti o anche poter fare un regalo a un amico senza bisogno di qualcuno che li aiuti nella scelta. In sostanza l’applicazione punta ad aiutare i non vedenti a costruirsi immagini mentali più circostanziate possibili. Al centro di questa soluzione c’è una tecnologia che sta prendendo sempre più piede, la machine vision o computer vision, che studia le reti dei neuroni utilizzati dagli esseri umani per identificare elementi all’interno di un’immagine.

Potenziale mercato per l’applicazione sono i 285 milioni di persone con disabilità visive nel mondo: si stima che, entro i prossimi 5 anni, due terzi di loro diventeranno utilizzatori di smartphone. Ma in futuro l’applicazione potrebbe essere utilizzata anche dai non disabili: “Lo sviluppo di questa tecnologia – ha detto Rizzoli – potrebbe portarci a identificare e ricercare oggetti in casa o fuori come facciamo attualmente quando andiamo sui siti Internet”. In altre parole si potrebbe immaginare un robot personale che, un domani, usufruendo di questo sistema, sia in grado di ricordarci dove abbiamo messo le chiavi, gli occhiali o l’accendino. O anche all’utilizzo dell’app da parte di bambini desiderosi di capire meglio lo scopo di certi oggetti.

Marita Cheng di robot se ne intende. Classe 1989, cresciuta in Australia da una madre single che lavorava come cameriera negli hotel, la giovane di etnia asiatica ha fondato e diretto Robogals, associazione impegnata a coltivare l’interesse delle ragazze per l’ingegneria e le professioni tecnologiche, che ha tenuto seminari di robotica in 9 Paesi per 35mila studentesse. Per questo Marita è diventata popolare e nel 2012 è stata eletta Giovane Australiana dell’Anno. La giovane, che ha un Bachelor in Ingegneria e Computer Science all’Università di Melbourne, ha poi fondato e tuttora dirige 2Mar Robotics, una startup di robotica.

Anche Alberto Rizzoli, nonostante la giovane età, ha alle spalle una precedente esperienza imprenditoriale. Laureato in Management alla Cass Business School di Londra, ha dato vita al progetto Kidesign, per portare nelle classi di bambini dai 6 ai 12 anni attività formative sulla tecnologia attraverso modalità di gioco e divertimento, che includevano anche l’utilizzo di stampanti 3D. I risultati del lavoro sono stati presentati in parlamento nell’ambito di un incontro sul futuro della formazione alla tecnologia e alla Maker Faire di Roma. Rizzoli è anche autore del libro “The Future of Business”, con interviste a una sessantina di persone che immaginano il futuro dell’industria da qui a 30 anni.

A soli 19 anni per Rizzoli è arrivata la chiamata dell’esclusiva Singularity University, dove gli studenti imparano a utilizzare tecnologie in grado di avere un impatto sulla vita di miliardi di persone da qui a 10 anni. Tra l’altro il co-fondatore dell’università, Ray Kurzweil, è un pioniere della tecnologia per ciechi, avendo creato la optical character recognition (OCR) e il primo sintetizzatore per text-to-speech.

Ora i due giovani stanno cercando persone, con disabilità visive e non, per testare la propria app in tutto il mondo. 

di Luciana Maci

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