Da Wall Street alla Silicon Valley: tre manager da Goldman Sachs a Uber | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Tendenze

Da Wall Street alla Silicon Valley: tre manager da Goldman Sachs a Uber

26 Nov 2015

Sono gli ultimi di una lunga serie di transfughi dalla banca d’investimento alla startup hi-tech valutata 51 miliardi di dollari: per gli ex bancari orari più flessibili e stock option, per la società californiana l’expertise per raccolta fondi ed eventuale ingresso in Borsa

Dalle “vecchie” banche alla new economy: Uber ha appena scippato a Wall Street tre dirigenti del gruppo Goldman Sachs. Come riferisce l’agenzia Reuters, i tre, Ian Kleinfield, Prabir Adarkar e Chris Lapointe, hanno deciso di lasciare i loro incarichi nella banca d’investimento per passare a ruoli manageriali nella società fondata a San Francisco che offre in gran parte del mondo un’applicazione per chiamare un’auto a noleggio da smartphone.

Già in passato Uber aveva assunto diversi dipendenti senior di Goldman Sachs, tra i quali il capo della divisione Finanza, Gautam Gupta, e il capo del corporate development Cameron Poetzscher.

La società guidata da Travis Kalanick è solita assumere dipendenti di banca per definire le strategie economiche e gestire le transazioni finanziarie quali, per esempio, le raccolte fondi o l’ingresso in Borsa.

Dopo aver raggiunto la valutazione record di 51 miliardi di dollari, Uber ha fatto sapere lo scorso agosto che intende lanciare una Ipo (Initial public offering) entro 18-24 mesi. Nel frattempo ha già raccolto 7,4 miliardi di dollari attraverso una serie di round di finanziamenti ed è il più grande “unicorno” – così sono chiamate, per la loro rarità, le startup hi-tech che valgono più di un miliardo di dollari – del quale si attende il debutto in Borsa.

Va anche detto che alcuni degli ex dipendenti di Goldman Sachs conoscono bene la situazione finanziaria di Uber perché la stessa banca d’investimento ha contribuito quest’anno a raccogliere a suo favore 1,6 miliardi di dollari vendendo titoli convertibili ai propri clienti.

Dal lato più prettamente ingegneristico, gli ex manager di Goldman Sachs svolgono ruoli determinanti nel creare le formule in grado di determinare quanto debba essere pagata una corsa in auto nei diversi periodi della giornata o della settimana e in base alla domanda e all’offerta.

La fuga da Wall Street verso la Silicon Valley è un fenomeno sempre più diffuso: un numero crescente di dirigenti bancari abbandona il lavoro per trasferirsi nella valle californiana dell’innovazione, attirato principalmente da orari più flessibili e, in alcuni casi, dalla possibilità di avere stock options oltre al regolare stipendio. D’altra parte per le tech company avere un esperto di finanza nello staff può contribuire a rendere più agevole la strada verso le più importanti operazioni finanziarie.

Tra i casi più eclatanti quello di Ruth Porat, ex chief financial officer di Morgan Stanley, che all’inizio dell’anno ha assunto un ruolo analogo in Alphabet, la holding creata ad agosto da Google, e di Michael Evans, ex vice chairman e capo dell’Asia di Goldman Sachs, diventato presidente del gruppo Alibaba, colosso cinese dell’e-commerce.

A sua volta Goldman, vedendo il suo personale in fuga verso startup, società di private equity e altri enti, ha annunciato di recente una serie di strategie mirate a trattenere gli impiegati junior, come per esempio promozioni più rapide. Ha inoltre messo in piedi una task force per contribuire a far restare in azienda i dipendenti di medio livello che hanno anche il titolo di vicepresidenti. (L.M.)

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

  • luca

    Francamente non mi stupisco visto che Goldman Sachs è il principale finanziatore di Ruber.
    Qualche anno fa si chiamavano mutui subprime oggi con un del machiage si chiama sharing economy ma gli attori sono gli stessi.
    Quando le cose vanno male pagano gli stati con i soldi pubblici.
    Sveglia questa gente ci prende in giro

Articoli correlati