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IL PERSONAGGIO

Chi è il padre dell’open innovation, Henry Chesbrough, e perché la sua teoria aiuta le imprese a crescere



A dicembre, a San Francisco, la IV edizione della World Open Innovation Conference organizzata dal Garwood Center for Corporate Innovation. Faculty Director è Chesbrough, che nel 2003 ha teorizzato l’innovazione aperta. E da allora ha continuato a sostenerne i vantaggi per le aziende. Ecco la sua bio e i suoi libri

di Luciana Maci

03 Nov 2017


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Anche la disciplina dell’innovazione può essere innovata. L’ha fatto Henry Chesbrough, economista e autore statunitense, nonché Faculty Director del Garwood Center for Corporate Innovation in California. Chesbrough è stato il primo al mondo a dare una definizione della nuova strategia di innovazione che sta trasformando il mondo delle imprese: l’open innovation, ovvero la modalità in base alla quale le aziende ricercano spunti, idee e soluzioni innovative al di fuori del proprio perimetro attraverso vari tipi di rapporti con startup, università, centri di ricerca, fornitori, collaboratori o altri soggetti esterni.

L’argomento tornerà alla ribalta con la quarta edizione della World Open Innovation Conference che si tiene dal 13 al 15 dicembre prossimi a San Francisco ed è organizzata proprio dal Garwood Center for Corporate Innovation, la “casa” di Henry Chesbrough, attualmente riconosciuta come uno dei più importanti centri americani e internazionali che si occupano di innovazione e open innovation. Durante la conferenza verranno assegnati, tra l’altro, gli Industry Awards 2017 destinati a una startup, un’azienda e un leader internazionale.

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Ma vediamo chi è e cosa ha scoperto Henry Chesbrough, e perché la sua teoria è così importante per aumentare i ricavi di un’azienda.

UNA TEORIA CHE HA GIÀ 14 ANNI

Chesbrough ha battezzato il nuovo concetto con un libro intitolato proprio “Open Innovation: The New Imperative for Creating and Profiting from Technology”, pubblicato nel 2003 dalla Harvard Business School Press. Ne sono seguiti altri su questi temi. L’open innovation, dunque, ha già 14 anni, ma la sua implementazione sta avvenendo in modo graduale e, sorprendentemente, non tutti hanno ancora compreso pienamente l’efficacia di questo strumento.

Nel frattempo Chesbrough  assunto la direzione del già citato Garwood Center for Corporate Innovation della Haas School of Business presso la University of California, Berkeley, dove insegna. Attualmente l’economista, oltre a continuare a studiare e a produrre materiale su queste tematiche, gira il mondo per portare ovunque il verbo dell’innovazione aperta.

Henry Chesbrough

IL PERCORSO ACCADEMICO

Nato nel 1956, Henry Chesbrough ha conseguito un BA in Economia alla Yale University e un MBA in Strategia e Innovazione alla Stanford University. Una decina di anni dopo ha ottenuto un Phd presso la Haas School of Business, UC Berkeley, dove ha proseguito la carriera.

I LIBRI

Open Innovation: The New Imperative for Creating and Profiting from Technology (Harvard Business Press, 2003) –  Per arrivare  a scrivere questo saggio, che è diventato il pilastro della teoria internazionale sull’open innovation, Chesbrough ha studiato a lungo il mondo della ricerca. Il testo si concentra sul mutamento del modello di innovazione tradizionale, che può essere definito come “closed innovation”, verso nuovi paradigmi che aprono ad una ricerca d’innovazione oltre i confini dell’impresa. L’auspicio dell’autore, che descrive una serie di teorie e modelli offrendo una guida per l’implementazione di idee e strategie, è far sì che le aziende possano passare da una visione basata sul prodotto a un concetto di business orientato al servizio. Tra i case studies citati: Xerox, IBM, Lucent, Intel, Merck e Millennium.

Open Business Models: How to Thrive in the New Innovation Landscape (Harvard Business Press, 2006) – Dopo il primo libro, l’autore porta i lettori verso il passo successivo: come ottenere ricavi nel nuovo scenario dell’open innovation. Fornisce dunque uno strumento diagnostico in grado di definire l’attuale business model dell’azienda e spiega come superare le barriere più comuni per creare un modello più aperto. Propone poi esempi concreti di aziende che hanno sviluppato questi modelli: Procter & Gamble, IBM e Air Products.

Open Innovation: Researching a New Paradigm (Oxford University Press, 2008) – Henry Chesbrough e i suoi collaboratori indagano sul fenomeno, mettendo in collegamento la pratica dell’innovazione con la struttura prestabilita della ricerca per l’innovazione. Il testo esamina l’applicabilità del concetto di open innovation, le sue implicazioni, il suo potenziale e le conseguenze sulla proprietà intellettuale.

Open Services Innovation: Rethinking Your Business to Grow and Compete in a New Era (Jossey-Bass, 2011) – In questo volume Chesbrough dimostra come l’open innovation combinata con un approccio al business attraverso i servizi è un modo potente ed efficace per crescere e competere in un’economia sempre più incentrata sui servizi. L’autore spiega come le società appartenenti a qualsiasi tipo di industria possano passare da essere “prodotto-centriche” a “servizio-centriche”. Ovvero dall’innovazione chiusa a quella aperta, dove è possibile co-creare con i clienti in modo da sviluppare modelli di business sostenibili che possono aumentare la creazione di valore.

New Frontiers in Open Innovation (Oxford University Press, 2017) – L’ultimo libro in ordine di tempo scritto da Chesbrough fornisce un’approfondita disamina di tutta la ricerca condotta fino ad oggi sull’open innovation e una panoramica di quali saranno gli argomenti più importanti, promettenti e rilevanti in questo ambito entro i prossimi 10 anni.

IL SITO

Attualmente l’economista, oltre a insegnare e a dirigere il Centro per l’Innovazione, cura un sito sull’open innovationScopo della piattaforma è fungere da risorsa informativa per pensatori, consulenti, autori, imprenditori, accademici e in generale per tutti coloro che sono profondamente interessati all’open innovation.

L’ESPERIENZA SUL CAMPO

Henry Chesbrough non è solo un teorico. Ha anche avuto esperienze dirette a contatto con realtà aziendali e industriali. Dal 1990 al 1996 ha guidato la Chesbrough Associates, situata a Menlo Park e a Berkeley, in California. Si è occupato di definizione di prodotti e servizi di consulenza per il marketing per società tecnologie nell’industria informatica. Ha lavorato con startup, piccole e medie imprese e con grandi aziende facenti parte delle prime 500 nella lista di Fortune, tutte attive in quattro aree tecnologiche: mass storage, application software, networking e comunicazioni, servizi di informazione. Tra i progetti: servizi e supporto alla fase after-sale nell’industria delle fotocopiatrici e studi sull’impatto di Internet sul settore assicurativo. In precedenza Chesbrough ha lavorato per la Quantum Corporation e prima ancora per Bain and Company a Boston.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale