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Capitali per le imprese, secondo l’AIFI sono in calo del 61% rispetto al 2016

Il mercato italiano di private equity, venture capital e private debt è “mediocre”, secondo il presidente dell’Associazione del settore, Innocenzo Cipolleta. Nel primo semestre persi 3 miliardi. Crescono le operazioni sulle startup, ma in fase early stage. E non si riuscirà a raggiungere il livello dell’anno scorso

Pubblicato il 24 Ott 2017

Capitali per le imprese, secondo l’AIFI sono in calo del 61% rispetto al 2016

Nel primo semestre del 2017, il mercato italiano del private equity, venture capital e private debt ha avuto un andamento mediocre. A definirlo così è Innocenzo Cipolletta, presidente di AIFI, durante la presentazione dei dati del settore, martedì 24 ottobre a Milano. Secondo un’analisi condotta da AIFI, in collaborazione con PwC Transaction Services, la prima parte dell’anno ha fatto registrare un ammontare investito pari a 1,9 miliardi di euro, in calo del 61% rispetto ai 4,9 miliardi rilevati al 30 giugno 2016. Mentre in linea con lo scorso anno il numero delle operazioni, che si attesta a 139 (contro i 138 del 2016).

Più nel dettaglio, particolarmente positivo – in ambito Private Equity e Venture Capital – è il risultato ottenuto dall’attività di raccolta: a metà 2017 siamo già a quota 1.195 milioni contro i 775 del 2016. Ma non c’è da sorprendersi: qui pesa in maniera significativa la raccolta del fondo salva imprese QuattroR, che da solo a chiuso la campagna di fundraising a 711 milioni.

Investimenti in startup, difficilmente andrà meglio del 2016

Ma cosa ci dicono i dati relativi agli investimenti in startup? Citando un successo musicale della scorsa estate, potremmo commentare: bene, ma non benissimo. La nota positiva è che, secondo i dati Aifi, l’ammontare investito nel settore early stage in Italia è cresciuto del 24%, raggiungendo quota 43 milioni di euro, contro i 35 milioni della stessa finestra temporale del 2016. Fa ben sperare anche la distribuzione del numero degli investimenti, che oltre a posizionare l’early stage in prima linea tra i differenti segmenti di mercato, ha fatto registrate un numero di operazioni (65) superiori quelli dello scorso anno (50).

Di negativo c’è, però, che seguendo questo ritmo difficilmente si raggiungeranno i 182 milioni di euro investiti in startup nel 2016. Il che deprime ulteriormente, dato che questa cifra è già ampiamente al di sotto della media europea degli investimenti in questo settore. Per capire la portata del fenomeno, la Francia ha investito 2,7 miliardi di euro, la Germania 2 miliardi mentre la Spagna 600 milioni. È auspicabile che, mantenendo questo ritmo, l’Italia sarà destinata a rimanere a lungo il fanalino di coda europeo in materia di investimenti nei confronti le giovani imprese innovative.

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