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Retail

Basta like, ora conta il tempo: ecco come funziona FashTime, un social per la moda

12 Giu 2017

È appena stata lanciata l’app creata da una startup fondata a Londra da due bocconiani: consente di condividere foto, chiedere giudizi ma anche acquistare quel che si vede. Un prodotto pensato per i Millenial, che misura il gradimento con il tempo speso su un’immagine

Mauro Di Benedetto
È arrivata una nuova applicazione destinata ai Millennial che consente loro di condividere foto e chiedere agli altri utenti quali di queste preferiscono, ma anche di acquistare abiti e accessori che vengono indossati nelle immagini e che, soprattutto, a differenza di altre app, abolisce il concetto di like, basandosi solo su quello di tempo. Si chiama FashTime ed è stata appena lanciata, per ora solo su Apple Store, dall’omonima startup fondata a Londra da un piccolo gruppo di giovani, in parte provenienti dalla Bocconi.

A pochi giorni dal lancio, secondo iTop Chart l’applicazione risulta tra le top40 più usate in Italia senza che i suoi ideatori abbiano intrapreso alcuna attività di marketing. Gli ideatori sono Mauro Di Benedetto, Marco Borgato, Alejandro Carrera e Kai Schildaueer, che stanno scommettendo tutte le loro energie su questa iniziativa: un po’ social network, un po’ Instagram, un po’ e-commerce. Sembra tutto leggermente déjà vu, ma i suoi creatori sono molto motivati: “Ci poniamo l’obiettivo di lavorare costantemente per rendere la app virale in Italia e nel mondo” dice Di Benedetto. 

FashTime, la startup europea di due bocconiani che non vogliono fare i consulenti (per ora)

COME È NATA LA STARTUP – Tutto è cominciato nel 2011, quando Mauro, siciliano trasferitosi a Milano per studiare all’Università Bocconi, ha incontrato Marco Borgato, di Mestre, anche lui bocconiano: entrambi si sono trovati a condividere lo stesso appartamento. “Già dal primo anno di università – ricorda Di Benedetto – Marco ha cominciato a elaborare una sua idea di applicare il concetto di tempo all’apprezzamento dei contenuti. Io vedevo una chance nel mondo della moda. Abbiamo scritto un business plan, poi lo studio ha prevalso e il progetto è rimasto nel cassetto, anche se ogni tanto lo tiravamo fuori per raffinarlo. Nel 2014 ci siamo laureati in Economia, io sono andato in Spagna a studiare impresa, Marco ha iniziato un corso in Bocconi sull’imprenditorialità. Cominciavo a vedere i miei ex colleghi che diventavano consulenti e venivano assunti in investment bank o industrie. Non è stato facile resistere alle sirene di un lavoro da dipendente e oltretutto ben pagato. Veniamo da famiglie normali, dopotutto. Ma a quel punto ho detto no: non mi va, ho questo sogno, proviamoci”. Mauro ha reclutato per primo Alejandro Cano, ingegnere, suo compagno all’università IE Business School di Madrid. Sempre all’IE ha trovato e convinto il tedesco Kai Schildaueer. Mancava il developer, incontrato in maniera rocambolesca tramite un amico a un torneo di poker: si chiama Alejandro Carrera, è spagnolo ed è stato strappato a Banco Santander, dove lavorava a un progetto pilota. Ma anche gli altri si sono licenziati o hanno rinunciato a lavori di consulenza per poter creare la loro startup.

PERCHÉ LA SEDE IN UK – La sede di FashTime è a Londra per una serie di motivi: “Volevamo trovare – spiega Di Benedetto – un campo neutro per nazionalità diverse, sfruttare la facilità con la quale si gestiscono le pratiche burocratiche e l’opportunità di avere un governo business-friendly, essere in un territorio dove il mercato dei capitali è ampio e dove si riuniscono le migliori menti d’Europa perché i dipendenti vengono pagati di più e possono fare più carriera”. La Brexit è alle porte, ma è ancora presto per dire quali saranno esattamente le ripercussioni per l’ecosistema e in particolare per questa startup.

COME FUNZIONA L’APPLICAZIONE FASHTIME – Gli startupper lo definiscono “un nuovo modo di

condividere la vita quotidiana, apprezzare un contenuto e prendere decisioni”, ma sottolineano soprattutto che è la prima app al mondo ad eliminare il concetto di “Like” (“Mi Piace”) e sostituirlo con l’idea di “Tempo”: numero di secondi spesi guardando una foto. Non si dirà più: “Ho preso 1000 like”, ma: “Ho 5 secondi, 1 minuto, un’ora”. FashTime inoltre permette di creare “Challenge” (contest tra due foto), condividerli con i propri amici e follower e chiedere loro di votare la preferita. Con i Challenge tutti possono chiedere e dare consigli. Ma perché un utente dovrebbe scegliere Fashtime e non, per esempio, Instagram? “Partiamo dalla premessa che secondo noi Instagram non è un competitor – dice Mauro Di Benedetto – tanto che abbiamo dato all’utente la possibilità di condividere Moment e Challenge da FashTime direttamente su Instagram. L’utente sceglie FashTime per prendere decisioni fashion in maniera veloce e divertente tramite il Challenge, votando tra due foto a confronto con uno swipe. Il sistema del Tempo, come metrica d’apprezzamento del contenuto, permette all’utente di sapere veramente cosa/chi è trendy. Instagram è una app di photo-sharing generalista: puoi trovare fashion, cibo, paesaggi, ecc. FashTime è una app focalizzata solo sul Fashion e Lifestyle”. 

IL CONCETTO DI TEMPO – Su Fashtime il gradimento di una foto da parte di un utente non è dato, come già detto sopra, dal numero dei Like, ma da quanto tempo ha trascorso su quella foto. Il tempo viene contato quando la foto è aperta a schermo pieno. L’utente può spendere fino a 15 secondi su una foto. Successivamente può continuare a vedere la foto ma il tempo non viene più contato. Questo serve ad impedire che si lasci il telefono aperto su una foto e si “droghi” il sistema. Inoltre, per garantire la privacy, se un utente non vuole far vedere ad un altro utente che sta guardando le sue foto, può semplicemente agitare il telefono (Shake) e il tempo verrà registrato in modo anonimo (in pratica nelle notifiche l’utente vedrà che “qualcuno”, senza nome profilo e foto, ha trascorso x secondi sulla sua foto). 

UN PRODOTTO PER LE NUOVE GENERAZIONI – “I Millennials – spiega Di Benedetto – hanno scarsa capacità di concentrazione, così l’attenzione diventa una commodity. Come per ogni commodity cresce la domanda, cresce il valore e quindi aumenta il costo per i brand per catturare l’attenzione dei più giovani. Inoltre il “Mi piace” ha perso di significato: si può facilmente comprare e soprattutto non è frazionabile. FashTime introduce invece il “Tempo” come miglior strumento per misurare l’interesse di una persona per una foto. I Millennials – prosegue – sono molto più inclusivi delle generazioni precedenti, pertanto sono molto più propensi a dare e ricevere consigli. Per questo FashTime introduce il Challenge come strumento per prendere decisioni fashion in maniera divertente e veloce. Lo strumento perfetto per dare e ricevere consigli fashion…con uno SWIPE”. Di che cosa si tratta? “Le nuove generazioni – prosegue lo startupper – sono estremamente abituate al concetto di Swipe (es: su Tinder avvengono 1,4 miliardi di Swipe al giorno): FashTime basa tutta la sua User Experience sullo Swipe. Ad esempio si può votare un Challenge con un semplice swipe. Inoltre i giovani vogliono poter comprare velocemente quello che desiderano sui social: questa app introduce il FashTag, tag dei prodotti della foto che permette di arrivare direttamente all’e-commerce del prodotto e comprarlo con un click. Infine questi ragazzi vogliono poter trovare esattamente quello che cercano sui social in modo facile e veloce. Lo possono fare con le Bubbles che dicono “Dove”, “Quando” e “Perché” una fotto è stata fatta. Le Bubbles sono anche dei filtri per selezionare velocemente il contenuto desiderato”.

IL BUSINESS MODEL – Da un lato è basato su un modello Freemium. La app è scaricabile gratuitamente, ma in futuro saranno aperte revenue stream basate sull’advertising e su contenuti premium a pagamento acquistabili all’interno della app. Dall’altro lato c’è una forte sinergia con FashTime for Business, il primo prodotto della startup destinato ai brand). (L.M.)

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Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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