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Alvise Biffi: «Ecco perché sogno un matrimonio fra startup e Pmi»

24 Ott 2013

Per il presidente di Piccola Impresa Assolombarda far sposare le piccole imprese con startupper giovani e carichi di energia e puntare alla creazione di una filiera è la ricetta giusta per rilanciare il sistema produttivo. A EconomyUp ha spiegato come favorire queste nozze

Alvise Biffi
Questo matrimonio s’ha da fare. E gli sposi non possono che essere le startup innovative e le pmi cuore del sistema produttivo tricolore. Per Alvise Biffi, presidente Piccola Impresa Assolombarda e vicepresidente Assolombarda , stimolare il connubio tra questi due soggetti fino alla creazione di una vera e propria filiera è il punto chiave del suo mandato all’interno dell’associazione degli imprenditori lombardi. L’esempio a cui guardare ce l’ha in casa: Biffi, 34 anni, fondatore e amministratore della società di sicurezza informatica Secure Network, ha infatti “adottato” l’idea imprenditoriale di alcuni startupper (un sistema di cloud ticketing per le sale cinematografiche, 18tickets) fornendo loro risorse finanziarie e supporto dal punto di vista gestionale. La sua esperienza di merge con una baby impresa sta funzionando e a noi di EconomyUp, che l’abbiamo incontrato in occasione di Smau 2013, ha spiegato che Piccola Impresa Assolombarda si sta muovendo proprio per raggiungere questo obiettivo anche in altri contesti.

Far sposare pmi e startup può essere la ricetta giusta per il sistema produttivo italiano: come favorire le nozze?
“Un metodo può essere l’adozione, come stiamo facendo con Adottup. È una forma adatta a entrambe: startup e Pmi. Possiamo definirlo un corso prematrimoniale. Le start up capiscono come farsi aiutare da chi ha più esperienza, mentre le piccole imprese apprendono a relazionarsi con un team più giovane e carico di energia. È in questa fase che lo startupper può diventare un delfino dell’imprenditore che lo ha adottato, come ha detto l’ad di Smau Pierantonio Macola. Questo processo può garantire la continuità dell’impresa”.  

Finora come sta andando AdottUp, il programma di Piccola Industria Confindustria per favorire l’incontro tra startup e imprese?
“Abbiamo da poco pubblicato la vetrina delle imprese innovative: è ancora presto per vedere che risultati darà. Tuttavia abbiamo ricevuto dei feedback molto positivi dagli startupper: trovano questo percorso molto utile”

Oltre a stimolare le adozioni, quali altri misure state mettendo in campo per agevolare il merge tra imprese e nuove iniziative ad alto potenziale di crescita?
“Ci stiamo muovendo sul fronte dei contratti tentando di semplificare l’apprendistato e di promuovere nuovi modelli di contatto tra la scuola e il mondo del lavoro: l’obiettivo è fare in modo che gli studenti facciano tirocini durante e non alla fine del loro percorso di studi.  In più, stiamo cercando di rendere più appealing gli stage nelle pmi con eventi come i Pmi day, in cui le piccole imprese si aprono a studenti e famiglie”.

Ma ci sono le risorse per portare avanti questi progetti e stimolare la nuova imprenditoria?
“I soldi sono finiti, parliamoci chiaro. Siamo in crisi dal 2007 e quelli che erano in cascina sono stati già utilizzati. Resta qualcosa per le emergenze, ma quelle che mancano sono proprio le risorse per investire. Ecco perché diventano fondamentali proprio le Regioni, visto che hanno il compito di gestire i fondi strutturali europei. L’Ue sta per presentare Horizon 2020, il programma quadro che erogherà in sei anni 87 miliardi di euro: è un’occasione che non possiamo lasciarci sfuggire”.

Come presidente di Piccola Impresa e vicepresidente di Assolombarda, che tipi di startup e aziende vede più reattive in Lombardia e quali settori invece si sono mostrati più in ritardo?
“Le startup digitali sono naturalmente più ricettive al cambiamento mentre la manifattura tradizionale sembra un po’ meno attenta. Eppure sono proprio queste, che potendo contare su macchinari e risorse da far utilizzare alle start up possono veder nascere le maggiori opportunità da questa sinergia”.

Alla fine dei conti, ci può essere startup senza Pmi?
“Certo, ma fa più fatica. Il mercato italiano è molto basato sulle relazioni e questo può costituire un limite per un soggetto che tenta di entrare. Viceversa, il vincolo può diventare un vantaggio quando c’è un attore più esperto che faccia da guida in questo sistema. E’ così che si può ridurre la mortalità delle nuove imprese e favorire il rilancio di tutto il Paese”.

di Maurizio Di Lucchio

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