Pagamenti digitali: i POS più convenienti per retailer e professionisti | Economyup

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Pagamenti digitali: i POS più convenienti per retailer e professionisti



Accanto ai tradizionali POS gestiti dalle banche, il mercato offre sempre più soluzioni innovative che propongono condizioni flessibili e adatte alle esigenze di chi gestisce bassi volumi. Ecco alcuni terminali di pagamento per retailer e liberi professionisti

18 Feb 2021


POS

È caccia al POS più conveniente per i retailer. Una ricerca ancora più necessaria alla luce della spinta alla digitalizzazione causata dalla pandemia e di due eventi che hanno cambiato profondamente il rapporto di retailer e lavoratori autonomi con il denaro: prima il D.L. 124/2019 ha introdotto l’obbligo di accettare pagamenti elettronici, poi a fine 2020 è arrivata un’ulteriore spinta all’abbandono del contante con il Cashback di Stato.

Se da una parte una serie di figure professionali si sono trovate a dover decidere come adeguarsi alla richiesta normativa, dall’altra il mercato B2B per i sistemi di pagamento non è mai stato tanto florido e variegato. Accanto alle soluzioni più tradizionali, come i POS (Point of Sales) offerti dalle banche, sono presenti alternative sempre più allettanti che si affidano a dispositivi mobili e smart, più economici e flessibili.

La risposta alla domanda “qual è il sistema di pagamento più conveniente per un retailer o un professionista?” non è però una sola. Non esiste infatti il miglior Point Of Sale in assoluto, ma ogni attività deve farsi i conti in tasca e ragionare su quale soluzione sia la più adatta alle proprie esigenze e volumi. Per avere un’idea del vasto panorama a disposizione abbiamo riportato di seguito i principali sistemi di pagamento, cercando di riferire anche i relativi costi.

POS tradizionali

Specifichiamo, per chiarezza lessicale, che quando si parla di POS ci si riferisce in senso lato a punti di cassa, ossia terminali di pagamento in grado di processare e ricevere le transazioni con carta. Negli ultimi anni, infatti, accanto ai dispositivi fissi da tavolo, si sono diffusi i cordless (collegati tramite Wi-Fi) e soluzioni portatili più innovative.

I POS tradizionali rappresentano probabilmente la scelta più scontata, ma bisogna tenere presente che le proposte offerte da banche e grandi acquirer tendono a prevedere diversi costi. Questi apparecchi solitamente accettano tutte le carte dei principali circuiti di credito, debito e prepagate: Maestro, Mastercard, PagoBancomat, Visa e Vpay. Per gli altri circuiti, meno diffusi in Occidente – come Diners, Discover, JCB e UnionPay – ma interessanti per chi lavora con i turisti, è necessario rivolgersi alla propria banca o al fornitore del servizio stesso. Unica eccezione è rappresentata da American Express che richiede una convenzione diretta. Praticamente tutti i modelli di terminali in circolazione, inoltre, sono ormai in grado di accettare anche i pagamenti contactless con Apple Pay, Google Pay e Samsung Pay (che si possono considerare come una specie di intermediari tra POS e carta dell’acquirente).

Con la sottoscrizione del servizio in abbonamento di solito sono previste delle spese fisse (indipendentemente dall’uso effettivo, per esempio canone per il noleggio dell’apparecchio e il servizio di acquiring), spese variabili (come commissioni sul transato e costi legati a servizi accessori) e spese una tantum (per attivazione, sostituzione e manutenzione del terminale). In particolare il canone mensile oscilla indicativamente tra i 15€ e i 50€, anche se in alcuni casi la possibilità di attivare un comodato d’uso o di acquistare direttamente il POS, permette di abbattere in parte questa quota.

Le spese variabili invece rappresentano il vero orpello soprattutto per le attività più piccole, dal momento che variano dal 3% allo 0,5% delle somme incassate. Rendere conto di questa quota è particolarmente difficile, non solo per via della molteplicità delle offerte, ma anche perché ogni istituto bancario propone una tariffazione scaglionata in base al circuito e/o al tipo di carta pagante. In generale comunque, con l’aumentare dei volumi diminuisce la percentuale applicata, ma a volte si ragiona anche in base a stime e non solo sugli importi contabilizzati. Tra le spese variabili vanno considerate anche una serie di commissioni dovute per il rimborso, per il chargeback e per l’accredito delle somme incassate, spesso presenti nei contratti.

Parlando di costi una tantum invece bisogna considerare importi di circa 100-200€ ad operazione per ogni intervento di installazione, configurazione, manutenzione e sostituzione del POS. A tutto ciò va aggiunto l’obbligo di aprire un conto corrente business presso lo stesso istituto bancario, conto che a sua volta può avere dei costi ulteriori, fissi e variabili. Risulta quindi evidente come soluzioni di questo tipo siano sostenibili da attività che gestiscono buoni volumi di pagamenti e invece potrebbero facilmente risultare poco convenienti per le piccole imprese e per chi deve solo adeguarsi agli obblighi di legge.

POS: Soluzioni alternative e innovative

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Accanto al classico terminale di pagamento da tavolo – che rimane probabilmente il sistema più diffuso nel nostro Paese – esistono da qualche anno soluzioni tecnologiche più avanzate che possono rappresentare una valida alternativa soprattutto per piccole imprese e professionisti che si trovano a gestire poche transazioni con carta.

Revolut

Dopo l’ingresso nell’acquiring lo scorso dicembre, da febbraio 2021 Revolut propone il servizio Revolut Business per la gestione dei pagamenti tramite QR Code. Anche in questo caso, l’esercente dopo aver scaricato l’app sul proprio smartphone o tablet, può iscriversi generando un codice univoco da mostrare ai clienti nel punto di cassa direttamente tramite il proprio telefono. Il cliente può quindi procedere inquadrando il QR Code con la fotocamera del dispositivo mobile e pagando con Apple Pay, Visa o Mastercard. Il sistema funziona in tutto lo Spazio economico europeo e, diversamente da Satispay, non obbliga l’acquirente a dover avere l’applicazione Revolut. A livello di costi è possibile optare per un piano senza importi fissi, ma con la trattenuta dell’1,3% sul transato per carte europee o del Regno Unito e del 2,8% per tutte le altre. In alternativa è possibile aderire a un abbonamento a canone, senza costi aggiuntivi, che azzera le commissioni sulle carte europee.

SumUp

Il piccolo dispositivo proposto dalla società inglese SumUp è tanto accattivante quanto immediatamente riconoscibile. Costa 29€ nella versione Air (da abbinare a uno smartphone) e 199€ nella versione 3G con stampante inclusa. Non prevede canoni, né vincoli legati al conto corrente o ad eventuale inattività, c’è però una commissione fissa dell’1,95%. Questa tariffa lo rende quindi ideale per chi si trova a gestire volumi davvero bassi, anche perché il terminale ha un’autonomia limitata che gli permette di gestire solamente 50 operazioni con una carica completa. Oltre ai principali circuiti di pagamento, sono abilitati di default anche American Express, Diners e Discover. Bisogna notare che gli accrediti avvengono più rapidamente se si opta per SumUp Card, una prepagata che non prevede costi.

myPOS

La soluzione offerta da myPOS Go è molto simile a quella di SumUp, pur non avendo la stessa iconicità. Il terminale è piccolo, leggero, con autonomia limitata a 50 transazioni per ricarica, ma costa solo 29€ più spedizione. Per chi fosse alla ricerca di POS più grandi e con maggiori funzionalità e autonomia ci sono anche: Mini Ice (POS 3G) a 99€, Combo (POS portatile tradizionale) a 249€ e Smart (smart POS) a 349€. In tutti i casi non è previsto un canone fisso, ma c’è una commissione dell’1,55% sui circuiti principali di credito e debito e del 2,85% su quelli secondari e carte extra-UE. Per quanto riguarda i pagamenti a distanza invece la percentuale è di 2,25%. myPOS Go inoltre offre la possibilità di ricevere istantaneamente tutti gli accrediti, anche se questi avvengono tramite un conto di moneta elettronica collegato al servizio. Un’altra importante limitazione è data dai costi accessori per ogni operazione come bonifico e prelievo tramite ATM.

iZettle

La svedese iZettle propone un piccolo lettore di carte da collegare tramite Bluetooth allo smartphone, che ricorda il terminale di SumUp, ma è dotato di una batteria più capiente e raggiunge le 100 transazioni con una ricarica completa. Il dispositivo costa 29€ e legge tutte le carte dei circuiti principali e secondari (escluso solo JCB) con chip, banda magnetica e contactless. Non è previsto alcun canone, ma le commissioni sono variabili: partono dal 2,75% e vanno a scendere fino all’1% con l’aumentare dei volumi.

Nexi

Nexi, la principale realtà italiana nella gestione delle infrastrutture per i pagamenti digitali B2B, propone una soluzione dall’aspetto accattivante e con delle funzionalità in linea con le migliori offerte sul mercato. Il suo terminale è uno smartPOS che assomiglia a un tablet dotato di schermo secondario per il cliente. A delle caratteristiche tecniche innovative corrispondono però, delle condizioni di servizio molto vicine a quelle delle banche tradizionali: accanto a un canone di circa 20-70€ vengono applicate delle commissioni sul transato. Queste variano in funzione del tipo di carta e vanno dallo 0,7% per bancomat e carte di debito fino ad arrivare al 3% per alcuni circuiti di credito.

Axerve

Axerve propone Easy a commissioni che prevede l’acquisto di uno smartPOS Android a 240€ (unico costo una tantum) e una commissione dell’1% su tutti gli importi incassati. Si tratta di una tariffa a consumo in tutto e per tutto che consente di risparmiare nei periodi di chiusura, inattività o mancato uso del terminale. Nell’aspetto e nelle funzioni il dispositivo è un tablet che permette di scaricare app per ampliare le funzionalità. È quindi possibile sfruttarlo anche come registratore di cassa, per gestire programmi di fidelizzazione dei clienti o il catalogo dei prodotti venduti. L’attivazione avviene direttamente online sul sito Axerve e permette di accettare pagamenti con i principali circuiti anche in modalità contactless, lasciando la libertà di scegliere liberamente il proprio conto corrente di appoggio.

Axerve Easy a canone è un’offerta simile alla precedente nelle caratteristiche, ma inversa per quanto riguarda i costi: non ci sono commissioni sul transato, ma c’è un canone fisso mensile all-inclusive (che corrisponde al noleggio del dispositivo). Sono previsti due scaglioni: fino a 10.000€ di incasso annuo il costo è di 15€ al mese, per cifre fino a 30.000€ invece diventano 20€ ogni mese. Non ci sono costi nascosti per quanto riguarda l’attivazione della SIM, il traffico dati o l’elaborazione dei pagamenti, però superata la quota di 30.000€ viene applicata una commissione dell’1,5% in aggiunta al canone.

Satispay

Quanto visto finora rappresenta indubbiamente un avanzamento tecnologico rispetto ai POS tradizionali, ma prevede comunque la presenza di un terminale di pagamento. Con l’arrivo di SatisPay sul mercato, ha invece iniziato a diffondersi una modalità di incasso che potremmo definire totalmente “dematerializzata” dal momento che non prevede la presenza di un Point Of Sale fisico. Per poter gestire la transazione infatti basta scaricare l’app Satispay Business sul proprio smartphone, tablet o computer (Windows e Mac). Una volta completata l’iscrizione online come esercente, associazione o professionista – bastano pochi minuti – viene assegnata alla propria utenza un QR Code da esporre in negozio. Quando l’acquirente dovrà effettuare il pagamento, gli basterà inquadrarlo e procedere all’invio della somma (rimane comunque l’obbligo di emettere ricevuta fiscale a parte).

Il servizio non prevede spese fisse, canoni o costi di attivazione. Non ci sono nemmeno commissioni per tutti i pagamenti inferiori a 10€, mentre per quelli superiori viene applicata la cifra fissa di 0,20€. La piattaforma inoltre sfrutta al meglio le potenzialità del digitale proponendo il servizio Satispay Business+ che permette di gestire prenotazioni e pagamenti per consegne e ritiri a distanza, di prenotare appuntamenti in negozio da parte degli utenti che possono anche consultare tutti i punti convenzionati direttamente tramite la mappa integrata nell’app. E poi c’è il vero punto di forza di Satispay: il cashback (prima del Cashback di Stato). Il programma consente agli utenti di ricevere indietro una piccola quota di quanto pagato presso gli esercenti che aderiscono e, dall’altra parte, permette ai commercianti di promuovere la propria attività. L’adesione al cashback può essere attivata e disattivata in autonomia sempre tramite l’app.

Infine da notare che gli accrediti degli incassi avvengono in un giorno lavorativo, si può collegare qualsiasi conto bancario e infine, last but not least, SatisPay può essere anche implementato nell’eCommerce per i pagamenti online. Forse il principale ostacolo alla sua diffusione può essere rappresentato dal fatto che l’acquirente deve obbligatoriamente avere l’app ed aver registrato almeno una modalità di pagamento per poterla utilizzare.

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Roberto Artigiani

Appassionato di tecnologia in tutte le sue applicazioni, implicazioni e complicazioni, ma quando non scrivo torno analogico: leggo classici, ascolto musica dei tempi andati e guardo cinema d'antan