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L'ANALISI

Home delivery, perché Amazon investe un miliardo su una startup di nome Ring

di Luciana Maci

01 Mar 2018

Dopo il lancio di Amazon Key e l’acquisizione di Blink, la società di Bezos fa un altro passo verso le consegne, sempre più sicure, in assenza del destinatario. La storia di Ring, una startup snobbata dagli investitori di Shark Tank negli Usa, che ha creato un sistema che permette di vedere a distanza chi suona alla porta

Amazon continua la sua strategia di espansione nei settori più disparati ed entra a passi sempre più decisi nel mondo della smart home acquisendo una startup di videosicurezza, Ring, per un miliardo di dollari.

Il colosso dell’e-commerce, che a fine 2017 aveva già acquisito per 90 milioni di dollari un’altra startup, Blink, fornitrice di un campanello e una videocamera di sorveglianza gestibili da remoto, ha dimostrato con questa nuova operazione di voler scommettere sulla sicurezza della “casa intelligente”. Un mercato che ha già i suoi player specializzati e dove si muovono anche altri giganti tecnologici quali Apple, Google e Samsung. Ma anche sullo sviluppo delle consegne a domicilio.Lo scorso autunno aveva lanciato il servizio Amazon Key, che prevede la consegna dei pacchi anche se in casa non c’è nessuno.
La nuova acquisizione permetterà di renderlo più sicuro e affidabile.

Amazon teneva d’occhio Ring da un po’: era infatti stata tra i suoi investitori in precedenti round di finanziamento, attraverso il fondo di venture capital “Alexa Fund”, dedicato a finanziare progetti innovativi nella tecnologia vocale.

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Ora arriva l’acquisizione per una cifra significativa: Ring è infatti una delle acquisizioni più costose del gruppo fondato da Jeff Bezos. Per l’utente finale tutto questo dovrebbe significare maggiore sicurezza in casa quando qualcuno consegna un pacco. Ring, infatti, fornisce un campanello smart connesso a una camera che permette a chi lo possiede di vedere da smartphone, tablet, computer o speaker a marchio Echo chi si è presentato davanti alla propria porta di ingresso.

RING, STORIA DELLA STARTUP IGNORATA DA SHARK TANK

Ignorata dagli investitori di Shark Tank e supportata poi da imprenditori del calibro di Richard Branson, Ring è la classica storia molto americana di un’impresa innovativa che si fa strada attraverso iniziali fallimenti per approdare al successo con una importante exit. È stata fondata da Jamie Siminoff a Santa Monica (California), nel 2012, in piena crisi economica mondiale. Siminoff racconta che lavorava in garage (altro elemento fisso nella narrazione dell’innovazione in Silicon Valley) e perciò non sentiva mai il campanello, quindi decise di svilupparne uno smart collegato al wi-fi. Sua moglie gli disse che era una delle sue migliori invenzioni. Da lì la scelta di aprire una startup e sviluppare il business. Il campanello smart è facile da installare, non ha bisogno di elettricità perché funziona anche a batterie e consente di vedere da remoto, su smarthpone o tablet, chi sta suonando alla porta di casa. In questo modo può essere determinante in caso di intrusioni da parte di ladri e malintenzionati. Il costo del dispositivo si aggira intorno ai 200 dollari.

Jamie Siminoff, Ceo di Ring

“Abbiamo creduto fortemente nella nostra missione: aiutare le persone a risolvere problemi concreti. Non eravamo spinti dalla necessità di vendere e fare soldi, ma di ridurre la criminalità nei quartieri, e questo alla fine ci ha portato anche a incrementare le vendite e guadagnare” ha detto Siminoff in questa intervista all’emittente televisiva Fox.

Ma all’inizio è stata dura. Nel 2013, quando la startup ha appena un anno di vita e solo 8 addetti che lavoravano nel solito garage, si presenta a “Shark Tank” versione Usa, il format televisivo che premia le migliori startup  con investimenti da parte di investitori qualificati, ma nessuno degli “squali” sceglie di investire nell’azienda. Nel suo blog Siminoff scrive di sentirsi “orribile”: “Non potevo pensare di aver fatto tutto quel lavoro ed essermene uscito con niente in mano”. Eppure è proprio il programma televisivo a spingere il business di Ring. Al pubblico l’idea piace, l’azienda vende milioni di campanelli smart e questo le rende possibile avviare lo sviluppo di altri tipi di prodotti.

Gradualmente Ring si assicura il sostegno di vari investitori privati, tra cui l’imprenditore miliardario Richard Branson, fondatore di Virgin, che nel 2016 contribuisce a una raccolta di 28 milioni di dollari. Anche Amazon si mostra interessata e investe in Ring attraverso il suo venture capital, Alexa Fund. In tutto, dal 2012 a oggi, Ring ha effettuato 6 round di finanziamenti per una raccolta totale di 209,2 milioni di dollari. Oggi l’acquisizione per 1 miliardo di dollari.

AMAZON E LA SMART HOME

Il colosso statunitense ha mosso i primi passi nel mercato Smart Home nel 2014 con il lancio di  Amazon Echo, il proprio Smart Home speaker (supportato dall’assistente vocale Alexa): un vero e proprio hub – dotato di altoparlante, microfono, display e un processore in grado di renderlo smart – che nasce per ridurre la complessità di connessione e gestione di una pluralità di oggetti intelligenti eterogenei presenti in casa. Lo scorso ottobre c’è stato il lancio di Amazon Keys, un servizio abbinato a Cloud Cam (una nuova telecamera connessa a internet che consente di sorvegliare la propria casa e che è compatibile al lucchetto “smart”). Con questa soluzione l’azienda punta a recapitare la merce ordinata sulla piattaforma online dentro le pareti domestiche dei suoi clienti.

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Per quanto riguarda la succitata acquisizione della startup Blink nel 2017, come scrive Giulio Salvadori in questo articolo, l’interesse di Amazon verso Blink non riguarda soltanto la possibilità di integrare la soluzione sviluppata dalla startup (la videocamera) all’interno della più ampia offerta del colosso statunitense per la casa. La scelta di acquisire Blink è stata dettata soprattutto dalla tecnologia su cui sono basati i chip proprietari, economici da produrre e al tempo stesso caratterizzati da consumi molto ridotti, tanto che le webcam Blink non sono alimentate a corrente ma a batteria, promettendo un’autonomia di ben 2 anni. Amazon potrebbe quindi sfruttare questi chip per ottimizzare i consumi energetici dei suoi più importanti device come la Cloud Cam e tutta la gamma di diffusori Echo, ma anche per la realizzazione di futuri dispositivi. Tutto ciò, inoltre, migliorerebbe notevolmente il servizio Amazon Key, attualmente disponibile negli USA, rendendolo ancora più comodo e sicuro.

AMAZON E GOOGLE, DUELLANTI PER LA SMART HOME

Da tempo Amazon e Google si stanno combattendo a colpi di acquisizioni per diventare il marchio di riferimento dei dispositivi smart per la casa. Nel 2014 Google ha acquisito per 3,2 miliardi di dollari Nest Labs, società che produce termostati e rilevatori di fumo controllabili attraverso app su device. Una mossa che ha portato BigG dentro il mercato delle applicazioni per usi domestici. Fino a poco tempo fa Nest ha operato in maniera autonoma sotto l’ombrello della società madre Alphabet. Poche settimane fa è stata annunciata l’integrazione tra i due marchi. Una mossa che renderà Google ancora più forte sulla domotica. E che naturalmente porta Amazon a rispondere alla sfida.

L’IMPATTO SU CHI FA HOME DELIVERY

L’acquisizione di Ring da parte di Amazon, così come quella di Blink, contribuisce a supportare l’ambizione finale di Amazon: consegnare i pacchi direttamente dentro le case. Negli ultimi anni la home delivery è diventata sempre più una commodity: adesso le aspettative di consegna da parte dei clienti rientrano nel giro delle ore, non più di giorni. Perciò i retailers più ambiziosi non si accontentano di consegnare la merce sulla soglia di casa, ma vorrebbero entrarvi dentro. Con un campanello smart che consente di sorvegliare chi entra e chi esce, è in teoria possibile che chi consegna la merce possa introdursi senza più problemi all’interno di un appartamento, riducendo i rischi di eventuali furti o pacchi smarriti.

Walmart, per esempio, sta testando un sistema in grado di sincronizzarsi con videocamere di sicurezza della casa per consentire alle persone incaricate della consegna di lasciare la merce direttamente nel frigorifero del cliente. Tra i problemi che si porranno ci sono quelli relativi a privacy e egolamentazione . “Ci sono sempre conseguenze inattese quando si mettono in pratica idee innovative” spiega Albert Gidari, direttore della Privacy al Stanford Center for Internet and Society. “Idee come quella che vuole attuare Wallmart potrebbero essere inquietanti e intrusive, ma ci sono anche molti rischi per la sicurezza e c’è una questione di responsabilità: cosa succede in caso di furto, danno o morso di un cane? Saranno in carico dei proprietari di casa? Come reagiranno le società di assicurazioni?”.

L’IMPATTO SUI FORNITORI DI SISTEMI DI ALLARME

L’implementazione dei servizi di Ring da parte di un player mondiale come Amazon potrebbe avere un impatto disruptive sulle aziende tradizionali che fanno sistemi di allarme. “È una cattiva notizia per ADT” ha commentato in un’intervista televisiva il venture capitalist Jason Calacanis riferendosi alla storica corporation fondata nel 1863 in Florida e impegnata in una serie di servizi per la sicurezza. In effetti nelle stesse ore il titolo in Borsa è sceso di quasi il 7%.

ADT chiede migliaia di dollari per l’installazione di un sistema di sicurezza per la casa, più una consistente quota mensile per il servizio continuativo. “Le persone già odiano quella compagnia – ha proseguito Calanis – e ora arriva un servizio da 20 o 30 dollari al mese per un dispositivo che si può installare da soli. Metteranno insieme videocamere ed allarmi, e a perderci sarà ADT”.

Ma non sono solo le aziende tradizionali a dover guardare con attenzione all’acquisizione di Ring da parte di Amazon. Anche Alarm.com e Comcast potrebbero rimetterci. Intervistato da The Guardian, Luke Schoenfelder, chief executive di Latch, una startup che produce lucchetti smart, ha sottolineato come Amazon si stia seriamente impegnando a entrare nel mercato della home security, in concorrenza appunto con ADT e gli altri. A suo parere il colosso di Bezos potrebbe in futuro decidere di far entrare la sicurezza nell’offerta Prime, che ad oggi include consegne rapide e gratuite più videostreaming. “Si potrebbe immaginare una sorta di offerta ‘bundled’ con le funzionalità di Ring” dice.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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