INTERNET OF THINGS

Smart city: così le tecnologie di realtà immersiva possono essere usate per le città intelligenti



Internet of Things, Augmented Reality, Virtual Reality sono i pilastri della città del futuro: contribuiranno a fornire nuovi servizi dalla mobilità al turismo, fino all’urbanistica. Esempi: l’autista che legge le informazioni in tempo reale sul parabrezza o i tour turistici in realtà immersiva nelle città d’arte

di Carmelo Greco

Pubblicato il 19 Gen 2023


Smart city e tecnologie di realtà immersiva

Nel variegato mondo delle smart city si stanno facendo strada le tecnologie rese familiari dalla crescita di notorietà del metaverso, le cosiddette tecnologie di realtà immersiva. “Le tecnologie immersive si riferiscono a tutte le tecnologie che ampliano, allineano e reinventano la realtà che viviamo attraverso l’amalgama del mondo virtuale e di quello fisico” si legge nell’incipit del libro Immersive Technology in Smart Cities scritto dalle ricercatrici Sagaya Aurelia e Sara Paiva. Un volume il cui sottotitolo consente di identificare immediatamente a quali tecnologie si allude con il termine “immersivo”: Augmented and Virtual Reality in IoT. Analizziamo, quindi, in che modo Augmented Reality (AR), Virtual Reality (VR) e Internet of Things (IoT) contribuiscono a definire l’ambito e il perimetro delle realtà immersiva nelle smart city.

L’IoT come infrastruttura abilitante delle tecnologie immersive

Qualsiasi tecnologia AR o VR presuppone che ci sia prima un’infrastruttura formata da un ecosistema di sensori IoT affinché l’“immersione” si colleghi al contesto circostante. Nel caso delle città italiane, il rapporto ICity Rank, realizzato ogni anno da Forum PA, considera l’IoT uno degli indici di trasformazione digitale delle amministrazioni pubbliche prese in esame. In particolare, tale indice è connesso a una serie di servizi funzionali urbani, tra cui illuminazione pubblica, rete semaforica, sistemi di raccolta dei rifiuti, infomobilità, gestione del verde. Anche se i contenitori di spazzatura dotati di sistemi di identificazione (codici o microchip) possono apparire un’innovazione poco appealing, alla stessa stregua dei punti luce “smart”, è su questa base che si costruisce quel layer infrastrutturale che abilita poi lo sviluppo di tecnologie complementari all’avanguardia. Per questo la crescita costante di questi servizi, almeno nei Comuni capoluogo di provincia, è un segno che la smart city sta diventando realtà anche nel nostro paese.

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Infomobilità: se l’autista può leggere sul parabrezza le informazioni in tempo reale

Per comprendere le implicazioni che può avere il legame fra IoT e realtà aumentata in termini di esperienza immersiva offerta all’utente, basti pensare a uno dei servizi funzionali urbani elencati sopra, quello dell’infomobilità. Oggi esistono sistemi AR, come l’head-up display, che sono in grado di proiettare nel campo visivo di un autista, cioè direttamente sul parabrezza, le informazioni che gli occorrono. Se questo sistema potesse integrarsi con il flusso di dati relativo alla mobilità che proviene da un ente pubblico, la persona riceverebbe in tempo reale indicazioni preziose sul traffico, su eventuali interruzioni, su scioperi in corso e così via. Le fonti a cui potrebbe attingere l’ente pubblico in questione deriverebbero dalla propria sensoristica diffusa sul territorio, tramite ad esempio la rete semaforica, con la possibilità di ulteriori estensioni: dai parcheggi disponibili ai livelli di smog registrato, fino alle aree interdette ai non residenti. L’ICity Rank 2022 ha evidenziato, a tal proposito, l’incremento delle app messe a disposizione dalle amministrazioni comunali, senza tuttavia specificare quali di queste si collocano nell’ambito dell’Augmented Reality. È interessante notare che ai primi posti della classifica di questo indicatore si posiziona Bari, città che si era già distinta nel 2020 per essere la prima al mondo a poter vantare una copia in realtà aumentata. In quell’occasione, a mappare più di 4.500 tra monumenti, edifici e attività commerciali ci aveva pensato una startup del capoluogo pugliese, Augmented.City.

Realtà immersiva e turismo: a Roma l’autobus per tour virtuali

La vicenda appena ricordata fa emergere uno dei casi d’uso forse più noti ascrivibili alle tecnologie AR e VR, quello del turismo. Se la realtà aumentata aggiunge informazioni a un sito che si osserva fisicamente, la realtà virtuale conduce invece fuori, in una dimensione scollegata dallo spazio attorno. L’anno scorso a Roma è stato inaugurato il Virtual Reality Bus Tour, un breve viaggio nel tempo che i passeggeri possono compiere senza indossare i classici visori, ma semplicemente guardando attraverso i finestrini di un autobus ai quali sono stati sovrapposti degli schermi OLED trasparenti. Creato dalla startup Invisible Cities con il sostegno della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e del Comune di Roma, il progetto fa compiere un tuffo nel passato, nei luoghi dell’antichità ricostruiti perfettamente in 3D. L’accuratezza del design e dell’ambientazione è un aspetto essenziale della realtà virtuale, che si presta a diversi altri usi per la smart city. Tra questi, la modellazione di digital twin allo scopo di verificare requisiti urbanistico-strutturali prima di procedere a qualsiasi intervento concreto. E che non si tratti di fantascienza lo dimostra il caso di Zurigo che ha impiegato il suo gemello digitale non per motivi turistico-culturali. Gli è servito per definire meglio il piano regolatore della città.

 

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Carmelo Greco

Giornalista e scrittore