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Startup e PA

Geonue, così un sistema per gestire gli open data dei piccoli Comuni può creare lavoro

02 Giu 2015

Nordai è una neoimpresa sarda che ha lanciato un sistema informativo territoriale che consente anche ai piccoli centri di condividere i dati con i cittadini e punta a coinvolgere progettisti nella diffusione della piattaforma anche per generare occupazione

Giovanni Mameli, co-fondatore di Nordai
«Gli open data sono come il petrolio. Serve qualcuno che li raffina». Parola di Giovanni Mameli, avvocato esperto di digitale che è tra i co-fondatori di Nordai, una startup sarda fondata nel 2013 che ha l’obiettivo di sviluppare piattaforme e servizi web innovativi dedicati all’informazione geografica, soprattutto a beneficio di quelle realtà come i piccoli Comuni italiani che difficilmente riescono a realizzare autonomamente sistemi informativi territoriali a base di open data.

La società, che ha sede a Cagliari ed è stata una delle 12 startup selezionate nell’ambito della Forum PA Call4ideas 2015, è nata dall’idea di cinque amici (due esperti di informatica, un ingegnere, un consulente aziendale e, appunto, un avvocato) che nel 2013 hanno vinto un bando europeo gestito da Sardegna Ricerche: 100 mila euro che andavano a coprire l’85% dell’investimento per sviluppare i sistemi.

Il servizio principale lanciato da Nordai è Geonue, un sistema informativo territoriale avanzato con riferimento geografico pensato per le esigenze dei piccoli Comuni e di altre realtà di dimensioni limitate che hanno bisogno di organizzare, catalogare e condividere con i cittadini/utenti i propri dati territoriali.

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Il primo geoportale Geonue è stato  realizzato per il Comune di Sedilo, un centro con poco più di duemila abitanti in provincia di Oristano. Su questa piattaforma, premiata dall’Agenzia per l’Italia digitale come best practice, il Comune condivide mappe di ogni tipo (piani urbanistici, piani regolatori, piani particolareggiati, punti di interesse storico, catasto), immagini, progetti, informazioni ambientali e turistiche. Tutti i dati sono presentati in diversi formati standardizzati, possono essere scambiati con altri enti nazionali e scaricati liberamente.

«Chi lavora in ambito urbanistico, ma anche semplicemente chi vuole sapere se ci sono vincoli architettonici o

Una pagina del geoportale di Sedilo realizzato sulla piattaforma Geonue
vuole conoscere meglio i progetti del proprio Comune sui beni pubblici ha libero accesso a una piattaforma che ha un alto livello di fruibilità in quanto è stata pensata prima di tutto per gli utenti che vogliono partecipare alla vita pubblica attraverso questi strumenti», osserva Mameli.

Il sistema è open source e totalmente in cloud. E consente ai Comuni di rispondere ad alcuni obblighi di scambio banche dati con altre piattaforme pubbliche (tra cui il Repertorio nazionale dati territoriali dell’Agenzia per l’Italia digitale): il servizio effettua lo scambio in automatico. In più, dal momento che Geonue permette di interagire in modo semplice con altri portali, è possibile che più Comuni facciano pianificazione urbanistica e ambientale insieme attraverso un sistema informativo territoriale federato, come quello che è appena stato creato da nove comuni sardi dell’Unione del Guilcer (oltre a Sedilo, ci sono Abbasanta, Aidomaggiore, Boroneddu, Ghilarza, Norbello, Paulilatino, Soddi e Tadasuni).

«Siamo partiti per soddisfare un’esigenza, che era quella di ridurre il “digital divide dimensionale” che esiste tra città e piccoli Comuni: le tecnologie più avanzate per semplificare la gestione della pubblica amministrazione sono quasi sempre disponibili solo per i centri di dimensioni più grandi. Non è un caso se si sente parlare spesso di smart city ma mai di smart village o di smart borgo», spiega a Economyup il cofondatore di Nordai.

Gonario Mameli, amministratore di Nordai: «La nostra lunga trafila di startupper per diventare fornitori della PA» – VIDEO

«La Sardegna, per esempio, è molto avanti come sistema informativo regionale. I Comuni non sapevano come prendere i dati regionali e utilizzarli. Intanto nascevano standard, l’Agid, il Repertorio dei dati territoriali, l’obbligo di comunicare i dati e una spinta dal basso per la condivisione degli open data. Insomma, serviva qualcuno che prendesse il petrolio-open data, lo raffinasse rendendolo sicuro e certificato e mettesse a disposizione anche dei piccoli le potenzialità delle economie di scala. Geonue è nato in questo contesto», racconta Mameli.

Geonue è venduto come servizio web in abbonamento, con un canone parametrato alla dimensione dell’ente che lo richiede. Un possibile punto di forza di questo sistema informativo territoriale è la semplicità. Finora, un Comune che avesse voluto un portale per gestire gli open data avrebbe dovuto emettere un bando, acquistare hardware e software appositi, ingaggiare dei progettisti di sistemi open source, pagare alcune licenze in caso di sistemi a pagamento, e provvedere alla manutenzione e all’aggiornamento. Con il servizio di Nordai, questi passaggi si saltano grazie al cloud e alla standardizzazione di dati e processi.

Nelle intenzioni dei fondatori, Geonue può diventare un canale per creare lavoro. «Se finora ci siamo occupati direttamente di caricare i dati sulla piattaforma, per il futuro miriamo a formare tecnici, ingegneri, architetti e altri professionisti per vendere il servizio alle pubbliche amministrazioni: ci sono tanti nuovi progettisti che non possono permettersi di proporre progetti che costano centinaia di milioni di euro. Possono quindi essere loro stessi a proporsi per digitalizzare i dati, realizzare piattaforme su misura e mostrare progetti legati alla condivisione con i cittadini e alla partecipazione. Ci può essere un effetto a cascata sul territorio che genera opportunità di lavoro».

Geonue è anche disponibile come app, al momento in versione beta. Il servizio, in questo caso, consiste soprattutto nella possibilità di avere una piattaforma mobile attraverso la quale gestire e condividere mappe e dati territoriali presenti su varie piattaforme, come OpenStreetMap, MapBox, Google e altro ancora. 

 

 

di Maurizio Di Lucchio

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