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Viaggio nella “fabbrica modello” di Pordenone dove si sperimenta l’Industria4.0

Nella Lean Experience Factory, promossa da McKinsey, si fa open innovation sul campo, unendo alla formazione in aula la sperimentazione sulle linee di produzione. Una “palestra dell’innovazione” con cui Vem Sistemi e Cisco hanno stretto una partnership tecnologica e strategica

Pubblicato il 29 Giu 2017

LEAN

La competitività di un territorio, delle imprese e delle istituzioni che lo popolano nasce anche dalla capacità di innovare il modo stesso di “fare innovazione”.  A Pordenone, dalla reazione a una situazione di crisi di competitività, è nato nel 2011 il LEF, Lean Experience Factory, che è oggi una vera e propria palestra per l’Industria 4.0, dove si creano e si testano idee, progetti e dove si costruiscono ecosistemi tra fornitori di tecnologie, system integrator e clienti. È proprio questa la sintesi e la filosofia della Fabbrica Modello realizzata anche per iniziativa di McKinsey (leggi qui che cos’è il LEF ), creando una sintesi tra sperimentazione sul campo, formazione sulle linee di produzione, collaborazione attiva e concreta in condizioni di produzione reale, per dare vita a una vera formazione esperienziale.

Per chi fa Industria 4.0 il LEF è una autentica palestra di innovazione, è il luogo per costruire delle roadmap di trasformazione digitale e per testare e realizzare progetti. Ne sono fermamente convinti in Vem Sistemi e in Cisco (leggi qui il servizio sul LEF ), che hanno scelto di attuare una partnership tecnologica e strategica con la Lean Experience Factory. Partendo dal presupposto che nessuno può “fare Industria 4.0 da solo” Vem Sistemi e Cisco interpretano questa partnership con il LEF anche con forme di collaborazione e di sviluppo congiunto con i clienti stessi in un ecosistema di scambi reciproci che mette assieme tutti gli attori della “filiera dell’innovazione”.

Marco Bubani, Direttore Innovazione Vem Sistemi
«Ogni impresa ha la propria visione di Industria 4.0 – osserva Marco Bubani, Direttore Innovazione in Vem Sistemi – e ha bisogno di attuarla attraverso un percorso di costruzione di competenze e di sperimentazione». Cisco a sua volta è impegnata nella realizzazione e promozione di best practices, anche attraverso forme di sperimentazione congiunta con imprese che stanno puntando in modo strategico sulla trasformazione digitale dell’Industria 4.0 e che, come osserva Matteo Masi, Digital Transformation Sales Specialist Industria 4.0, rappresentano delle eccellenze e dei riferimenti per l’Industry 4.0 in Italia.

Matteo Masi, Digital Transformation Sales Specialist Industria 4.0 di Cisco
«Per le imprese che si stanno indirizzando all’Industria 4.0 la grande sfida è nella integrazione tra IT e OT – osserva Bubani – , due mondi che non sono sempre “allenati” alla collaborazione e che proprio per questo hanno bisogno di sperimentare, sia nelle tecnologie, sia nelle modalità di utilizzo e di integrazione organizzativa».  Si deve poi considerare che si sta portando il digitale dal Terziario al Secondario con una trasformazione radicale che chiede anche velocità e sicurezza. «Noi di Vem Sistemi – prosegue Bubani – siamo convinti che per indirizzare al meglio questa innovazione sia necessario sperimentarla sul campo, con partnership come quella con il LEF dove vogliamo permettere alle aziende di identificare il proprio percorso verso l’industria 4.0 in un ambiente che permette di gestire gli errori, analizzarli e correggerli rapidamente e con il massimo livello di controllo».

Si, perché si fa presto a dire che nell’Industria 4.0 si deve imparare dagli errori. In Italia soprattutto non è facile. Non solo per una questione di cultura, che nel nostro paese è poco incline ad accettare di sbagliare, ma anche per i tempi, i costi, il metodo e per la formazione. Non si può certo sperimentare senza sbagliare e l’ideale per ogni azienda che punta sull’innovazione è avere un luogo come il LEF che permetta di fare sperimentazione minimizzando al massimo le conseguenze degli errori e sfruttando il valore esperienziale e di conoscenza che arriva dagli errori e naturalmente anche dai successi.

«Si deve sempre partire dall’osservazione della realtà – osserva a sua volta Masi – e oggi nella maggior parte dei casi le fabbriche non sono ancora interconnesse. C’è una grande necessità, una opportunità che parte dai temi della Factory Network. Su questa base si innestano gli altri pillar della visione Industria 4.0 di Cisco, come la Factory Security, la Smart Logistics, la Safety & Security, l’Industry Collaboration. Tutti contesti che – come ricorda Masi – portano a una implementazione di industria 4.0 specifica che deve essere affrontata con una roadmap chiara nel rispetto delle logiche di business di ciascuna azienda».

E proprio sulle competenze, in un luogo come il LEF pensato per fare formazione, Masi ricorda il progetto Digitaliani di Cisco che, con un investimento di 100 milioni di euro, ha avviato un programma triennale con una forte focalizzazione sulla formazione e sulla crescita del paese. Un piano che prevede una serie di iniziative, come l’accordo con il MIUR per la formazione nelle scuole con la Cisco Networking Academy che ha da poco lanciato nuovi corsi dedicati proprio all’Industria 4.0 e alla Cybersecurity. Con una focalizzazione sui temi centrali per il paese come le Smart City, dove Digitaliani ha avviato progetti con Comuni come Palermo e Perugia o con Regioni come il Friuli Venezia Giulia e infine con un impegno strategico su mercati fondamentali per il Made in Italy come l’Industria 4.0 e l’agrifood.

Tornando al tema della “connettività” Masi ricorda che la capacità di interconnessione per abilitare l’Industria 4.0 deve essere attuata a tutti i livelli, dentro e fuori dalla fabbrica. «In questa prospettiva si può attuare la trasformazione da prodotto a servizio – osserva -, ovvero di una Industry 4.0 che permette di cambiare i modelli di business». Anche se «ogni volta che si esce dalla “comfort zone” si corrono rischi – ricorda Bubani -, e si devono superare resistenze, abitudini. Ecco che diventa importante poter sperimentare, testare le idee, verificarle e correggere gli errori. Ma prima di arrivare in produzione». Il LEF dunque come luogo per ricercare e sperimentare nuovi modelli di business per le imprese clienti, con una partnership Vem Sistemi, Cisco e Lean Experience Factory che – come precisa Masi – nasce anche allo scopo di testare l’innovazione minimizzando i rischi e dare vita a forme di innovazione incrementale.

Per Vem Sistemi e Cisco la partnership con il LEF è anche la sintesi di una comune visione di Industria 4.0 e di un nuovo modo, integrato e digitale, di vedere le logiche di produzione, di collaborazione, di sicurezza basate su una nuova forma di collaborazione tra IT e OT e su tre grandi pillar comuni:

♦ Connected factory e Connected products, Collaboration e Cybersecurity

«Per orientarsi e per definire la loro roadmap Industria 4.0 le aziende hanno bisogno di una bussola digitale – afferma Bubani – che vuol dire supporto, competenze, best practices per identificare, ad esempio, gli Sprechi Digitali, per correggerli, e per evitare di “digitalizzare gli errori”. Ma anche e soprattutto per individuare i veri Value Drivers per ciascuna impresa».

Bubani parla poi dell’Experiental Journey, di un viaggio esperienziale nella Fabbrica Modello del LEF per affrontare questa trasformazione e ottenere l’eccellenza operativa lavorando sulle competenze direttamente sul campo.

Ma in questa evoluzione delicatissima verso l’integrazione IT e OT nelle imprese cresce anche l’esposizione a nuovi rischi.

«Diventa prioritario il tema della Cybersecurity di fabbrica – osserva Bubani – così come diventa centrale anche il tema della privacy. Per attuare le logiche stesse dell’Industry 4.0 ciascuna imprese deve essere in grado di creare e attuare una propria governance come un valore che cambia in profondità la relazione stessa con i propri clienti. Per l’Industria 4.0 Bubani invita a pensare a una logica di Privacy by Design connaturata alla struttura stessa dei progetti e dei servizi. «Perché non si può fare ‪Industry 4.0 senza una strategia di ‪Cybersecurity ‪e di gestione della Privacy specifica».

“Qui al LEF – prosegue Bubani – possiamo ad esempio simulare la realtà di un ‪hacker, possiamo analizzare tutti i processi che compongono una minaccia e studiare i comportamenti per poi predisporre delle misure tecniche e organizzative adeguate alla realtà di ciascuna impresa e di ciascun prodotto». Perché la ‪vera Cybersecutity va provata e testata ‪sul campo .

Ma la sicurezza non è solo Cyber, la sicurezza è anche da leggere come safety, come sicurezza fisica, come una nuova forma di attenzione alle persone e al lavoro che sono chiamate a svolgere nelle imprese.  Per l’‪Industry 4.0 serve una ‪Safety 4.0 e per questo al LEF è possibile sperimentare concretamente con sensori, wearable e analytics nuove forme di sicurezza.

Ma se la Cybersecurity deve diventare una “ossessione” per garantire sempre e comunque la massima sicurezza ai processi produttivi e alle persone, nello stesso tempo non deve diventare un “handicap”, non deve compromettere l’efficienza. Ecco anche qui l’importanza di avere un luogo di sperimentazione come il LEF che permette di individuare e sperimentare nuovi standard organizzativi trovando un equilibrio funzionale tra i livelli di sicurezza e di efficienza nella gestione della ‪Fabbrica 4.0.

Ancora una volta contano poi le esperienze e le best practices e Masi richiama a questo proposito il progetto Customer Club Industria 4.0 dove «con un gruppo di aziende che stanno portando avanti progetti di eccellenza nell’Industria 4.0 Made in Italy si lavora per condividere esperienze, successi, errori, idee, sperimentazioni con imprese tra loro molto diverse, ma unite dalla comune intenzione di trovare insieme a Cisco una propria Via di eccellenza nell’Industria e in questa Via individuare assieme i nuovi vantaggi competitivi. E si parla in questo caso di aziende come Aia, Calze Ileana – 1177, Dallara, FCA, Fluid-o-Tech, Inpeco, La Marzocco, Marcegaglia. «Digitaliani for Industry 4.0 – ricorda Masi – realizza case history, esperienze, confronti per dare vita a un modello di “Information Exchange” e ­tracciare una Via Italiana all’Industria 4.0».

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