Agostino Ghiglia, perché lei definisce un “manuale delle banalità” il libro che ha pubblicato tre mesi fa? Anche per uno dei quattro componenti dell’ufficio del Garante della Privacy, ci vuole coraggio e un fisico bestiale per autodefinire così un proprio testo…
“Non so se ho un fisico prestante, so che ho sentito l’esigenza, per me stesso e per quello che mi dicevano tante persone incontrate in questi anni del mio mandato alla privacy, di mettere nero su bianco un vocabolario dei termini del digitale che usiamo ogni giorno.”
“Lei è sempre spiritoso, ma vorrei rassicurarla. Non ho l’ambizione di diventare un saggista, voglio solo fare “apostolato di ignoranza”, diffondere la consapevolezza del “so di non sapere”, essenziale per affrontare questa nuova era. Mi sono cimentato con questo libro per dare un contributo spero utile a fissare alcuni concetti basilari. Promuoverne la comprensione e il buon utilizzo è un impegno che mi basta e mi avanza.”.

































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