Telco e open innovation, adesso è il momento delle partnership con scaleup - Economyup

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Telco e open innovation, adesso è il momento delle partnership con scaleup



In tutti i principali Paesi le compagnie telefoniche hanno avuto un ruolo centrale nello sviluppo dell’ecosistema delle startup. Ma gran parte degli investimenti non hanno prodotti risultati. Ora sono quindi più selettive e puntano a scaricare a terra il lavoro dell’innovazione. Il caso di Tim con Olivetti

di Alberto Onetti

04 Mag 2021


Tomas Sobek/unsplash

Le compagnie telefoniche sono state tra gli early mover per quanto concerne l’open innovation. In tutti i principali paesi le Telco hanno avuto un ruolo centrale nello sviluppo dell’ecosistema delle startup.

Telefonica con Wayra ha di fatto contribuito a costruire una generazione di startup e imprenditori digitali finanziando quasi un migliaio startup tra Spagna, Germania e Regno Unito e America Latina. Lo stesso hanno fatto Orange con il suo Fab (in Francia più in diversi paesi tra Africa e Medio Oriente) e Deutsche Telekom (attraverso “hubraum” il suo storico acceleratore).

Gran parte degli investimenti fatti non hanno prodotto risultati se non, come detto, quello di plasmare la backbone delle startup dei diversi Paesi. Forse più education che open innovation, ma è stato un passaggio necessario.

Non a caso, questi programmi, se esistono ancora, sono stati totalmente ridisegnati. Non più accelerazione né tantomeno incubazione, quanto piuttosto focus selettivo sullo sviluppo di partnership strategiche con scaleup. Evoluzione in linea con la maturazione degli ecosistemi, da un lato, e, dall’altro, sulle più stringenti necessità delle aziende di mettere a terra risultati delle attività di innovazione (quella che in Mind the Bridge chiamiamo “The Age of Open Innovation Marketing” fa definitivamente parte del passato).

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Lo stesso è successo in Italia, ovviamente con le dovute differenze. TIM (ai tempi ancora Telecom Italia) ha dato un contributo sostanziale alla nascita dell’ecosistema nostrano delle startup. Ricordo il ‘Tour dei Mille’ lanciato nel 2011, il programma di accelerazione di Working Capital (poi #WCap) con i suoi luoghi fisici a Milano, Bologna, Roma e Catania, il fondo di CVC Tim Ventures. Tutto ciò, insieme ad altre iniziative simili, ha certamente aiutato a plasmare e fare crescere il nostro ecosistema.

Ovviamente tempi diversi richiedono strumenti diversi.

Anche TIM ha rifocalizzato le proprie attività verso un modello di venture client finalizzato a sviluppare partnership con startup più mature in grado di poter essere integrate nel business.

Al riguardo trovo quasi simbolico il fatto che la prima call ad essere lanciata riguardi Olivetti che, se oggi è la Digital Farm per le soluzioni IoT del gruppo, per tutti rappresenta forse il caso di innovazione più visionaria della storia del nostro paese.

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Tre gli ambiti per questa prima call che ha portata internazionale (qui il link per applicare):
Industrial IoT: digitalizzazione dei processi volti all’efficientamento della gestione degli impianti industriali, al monitoraggio delle performance e alla creazione di servizi nativamente digitali (IoT by construction) per i clienti delle aziende.
Retail: digitalizzazione dei punti vendita in ottica “omnichannel”, con l’obiettivo di rendere efficiente la gestione dei negozi con strumenti ERP (Enterprise Resource Planning), Retail IoT e Digital Payment.
Smart Urban Services: creazione di servizi digitali in grado di migliorare la vita dei cittadini nelle città (come gestione dei rifiuti, mobilità, sicurezza, parking e monitoraggio indicatori inquinamento e passaggio).
Dieci anni dopo, mi piacerebbe passare dai Mille giovani innovatori alle Mille Scaleup.

BTW, parleremo con Carlo Tursi, Chief Executive Officer di TIM Ventures e Head of Business Development di TIM giovedì 6 maggio alle 13 nel nostro OpenWorld Club su ClubHouse. Siete ovviamente invitati (qui il link alla room).

Alberto Onetti

Chairman (di Mind the Bridge), Professore (di Entrepreneurship all’Università dell’Insubria) e imprenditore seriale (Funambol la mia ultima avventura). Geneticamente curioso e affascinato dalle cose complicate.