GREEN ECONOMY

Sostenibilità: come la mette in pratica un’azienda di infrastrutture di rete

Non solo prestazioni e affidabilità, ma anche standard che attestino la riduzione delle emissioni e il rispetto dell’ambiente. Le organizzazioni specializzate in soluzioni di cablaggio sono chiamate, così come tutte le altre, a non tralasciare gli sforzi per affrontare adeguatamente il cambiamento climatico e l’inquinamento

Pubblicato il 14 Feb 2023

Immagine di Rudchenko Liliia da Shutterstock

Il tema della sostenibilità ormai è entrato prepotentemente non solo nell’agenda politica dei governi, ma anche nelle buone prassi delle aziende. Un tema che riguarda qualsiasi tipo di organizzazione, a prescindere dal settore di appartenenza e dal mercato a cui si rivolge.

Questo significa che la sostenibilità è un argomento che non si riferisce esclusivamente a quelle industrie a cui si devono le percentuali maggiori di emissioni, come potrebbe essere i comparti dell’energia, dei trasporti o delle costruzioni. Tutte, indistintamente, devono introdurre metodologie e strumenti che rendano più green i loro processi aziendali.

Questo vale ad esempio anche per chi realizza infrastrutture di rete, tanto che esistono alcuni produttori di riferimento che prevedono un profilo specifico in azienda che si occupa proprio di questo tema congiuntamente alla verifica di aspetti quali prestazioni e affidabilità. Se questi ultimi storicamente sono stati corredati da specifiche certificazioni, come ISO/IEC 11801 e CENELEC EN 50173 che garantiscono caratteristiche fisiche e architetturali dei sistemi di cablaggio, la sostenibilità si è aggiunta solo di recente sia come nuovo requisito progettuale sia come adesione a standard procedurali ritenuti virtuosi. Indice del fatto che questi tre elementi – prestazioni, affidabilità e sostenibilità – devono convivere in un’impresa contemporanea, se vuole competere in scenari di mercato che non possono più tralasciare punti chiave quali il surriscaldamento globale e l’inquinamento dell’ambiente circostanze.

Sostenibilità nelle infrastrutture di rete, il caso Leviton

Lo spiega bene Kennedy Miller, Technology & Sustainability Manager di Leviton Network Solutions, azienda statunitense con due uffici in Italia, a Milano e Roma, specializzata in soluzioni di cablaggio in fibra ottica e rame utilizzati nei data center, nelle imprese e nel mercato residenziale.

“Nel valutare prodotti e partner per realizzare un’infrastruttura di rete, la sostenibilità ricopre un ruolo sempre più importante nel processo di selezione. Cosa che impone ai vendor di settore di avere una chiara comprensione delle proprie pratiche ecologiche e delle iniziative di sostenibilità” sottolinea Miller, che a tal fine considera essenziale sgombrare il campo da possibili equivoci, visto che la sustainability identifica differenti concetti quali riduzione dell’impronta di carbonio, carbon neutral e net zero, per citare i più diffusi. Concetti a cui si collegano certificazioni ad hoc che oggi godono di ampio riconoscimento da parte di tutti gli stakeholder coinvolti.

Le differenze tra impronta di carbonio, carbon neutral e net zero

“L’impronta di carbonio – ricorda Miller – è la quantità di CO2 e di altri gas serra rilasciata nell’atmosfera dalle attività di un individuo, di una comunità, di un’organizzazione o di un processo di produzione”. Se questo è un dato acquisito, ne deriva che “la riduzione dell’impronta di carbonio deve iniziare con una chiara contabilità di tutte le emissioni generate durante le diverse fasi del ciclo di vita di un prodotto: dalle materie prime impiegate sino al trasporto finale. Soltanto in questo modo si può affrontare qualsiasi intervento volto a ridurre l’insieme delle emissioni correttamente contabilizzate”.

L’espressione “carbon neutral”, invece, traduce l’equilibrio che le organizzazioni possono raggiungere tra le emissioni prodotte e le compensazioni messe in atto per minimizzare le conseguenze di queste emissioni. Anche in questa evenienza, è necessario partire dalla misurazione oggettiva delle emissioni, per poi procedere successivamente alla loro compensazione attraverso il sostegno a progetti esterni che evitano, rimuovono o assorbono il carbonio in atmosfera.

La definizione di net zero va oltre la neutralità carbonica, “dal momento che rappresenta la precondizione necessaria per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali” dice ancora Miller. In pratica, si tratta del saldo tra le emissioni di carbonio continuamente prodotte dalle attività umane e le azioni per rimuoverle o assorbirle dall’atmosfera, così da raggiungere, appunto, un valore netto pari a zero.

Le certificazioni più diffuse nell’ambito della sostenibilità

Una volta chiarite le differenze sugli obiettivi di sostenibilità che ogni azienda può decidere di perseguire, vanno poste sotto la lente le certificazioni disponibili sul mercato che attestano il rispetto di una serie di standard ambientali. Certificazioni che rappresentano, perciò, un importante strumento per garantire che un’organizzazione si stia effettivamente impegnando per promuovere e mantenere delle pratiche sostenibili.

Tra quelle maggiormente in uso si può citare la ISO 14001 che raggruppa un insieme di procedure riconosciute a livello internazionale che consentono di ridurre gli sprechi e di proteggere le risorse naturali. Un’altra, la ISO 50001, focalizza invece l’attenzione sul monitoraggio e sulla misurazione dei miglioramenti continui in merito ai consumi energetici. Un’altra ancora, la PAS 2060, rilasciata dal British Standards Institution (BSI) e riconosciuta anch’essa a livello internazionale, dimostra la “neutralità” delle emissioni di CO2 raggiunta da chi la adotta.

Tra i benefici della PAS 2060 si possono annoverare la conformità ai requisiti normativi previsti, il controllo e il monitoraggio delle emissioni di carbonio, la riduzione delle emissioni di gas effetto serra, l’identificazione delle aree critiche e degli ambiti di miglioramento, l’ottimizzazione dei consumi energetici.

“Tutti gli stabilimenti di produzione europei di Leviton hanno ottenuto la certificazione PAS 2060” conclude Kennedy Miller, precisando che questa come altre certificazioni sono “rilasciate soltanto ad aziende che stanno compiendo sforzi aggiuntivi per affrontare il cambiamento climatico attraverso la riduzione dell’impronta di carbonio, nonché bilanciando le eventuali emissioni di carbonio rimanenti attraverso il supporto ad appositi progetti di riduzione della CO2”.

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Carmelo Greco
Carmelo Greco

Giornalista e scrittore

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