Società d’Investimento Semplice (SIS): che cos'è e perché è utile per l'innovazione | Economyup

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Società d’Investimento Semplice (SIS): che cos’è e perché è utile per l’innovazione



La Società d’Investimento Semplice è stata creata con il Decreto Crescita per investire in startup e pmi innovative e può essere considerata il veicolo ideale per la gestione del risparmio per il venture capital. Ecco caratteristiche e regole spiegate dal CEO di Lumen Ventures, prima SIS autorizzata in Italia

di Davide Fioranelli

13 Ago 2020


Società d'investimento semplice

Essere la prima Società d’Investimento Semplice autorizzata dalla Banca d’Italia è motivo di orgoglio per tutti noi di Lumen Ventures, ma anche di grande responsabilità. In un momento così delicato per le imprese, riteniamo che dare impulso all’innovazione sia necessario per il rilancio dell’economia. Lavorando per costruire un ecosistema dove le idee di giovani imprenditori possano svilupparsi, sentiamo, infatti, di contribuire a creare opportunità non solo per le nuove generazioni, ma per il Sistema Paese. In quest’ottica, augurandoci che la nostra esperienza possa ispirare future iniziative, vorrei condividere alcune informazioni consolidate nei mesi che ci hanno portato alla fondazione di Lumen Ventures.

Società d’Investimento Semplice: le caratteristiche

Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono una SiS, società creata su misura per investire in startup e PMI innovative in Italia e che può essere considerata il veicolo per la gestione del risparmio ideale per il venture capital?

Formalmente la “società di investimento semplice” rappresenta un veicolo societario, costituito in forma di “società di investimento a capitale fisso” (“SICAF”) e autorizzato dalla Banca d’Italia, che consente di raccogliere e gestire capitali presso investitori istituzionali e privati per effettuare investimenti in startup e piccole e medie imprese (PMI). In altri termini si tratta di un “mini” fondo di investimento specializzato nel venture capital.

Da anni in Italia si cerca di promuovere l’innovazione creando una cultura imprenditoriale che favorisca la nascita e la crescita delle nuove imprese: dalla creazione del registro per le startup innovative, alle detrazioni per chi investe in tali società fino allo stanziamento, con il Decreto Rilancio, del fondo da 1 miliardo per investire nelle iniziative ad alto potenziale. La SiS è l’ultimo tassello di uno sforzo collettivo per far sì che anche il quadro normativo italiano possa adattarsi ai migliori standard internazionali: pensiamo anzitutto all’Inghilterra, promotrice di riforme per le startup fin dagli anni ’90, e alla Francia che ha stanziato 5,5 miliardi da investire in innovazione già nel 2016.

 L’attività di gestione di un fondo di private equity o di venture capital è riservata a soggetti autorizzati dalla Banca d’Italia e costituiti in forma di società di gestione del risparmio (SGR) o, come detto, società di investimento a capitale variabile (SICAF).

Per molti anni la normativa di cui al Testo Unico della Finanza ha rappresentato una barriera all’ingresso per la nascita di nuovi team di gestori (c.d. “first time team) o di nuovi fondi di investimento (c.d. “first time fund”).  Questo in considerazione principalmente dei costi legati alla costituzione di una SGR o di una SICAF che hanno, sino ad oggi, scoraggiato le iniziative di minori dimensioni.

Lo strumento della SiS, invece, consente ai gestori attivi nel venture capital di poter disporre di un veicolo più flessibile che beneficia di una minore complessità normativa e regolamentare sia in fase di costituzione che nel corso dell’operatività giornaliera con una conseguente riduzione dei costi di set-up e costi on-going.

Le regole per creare una SIS

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Questo per quanto riguarda le caratteristiche proprie della SiS. Le regole per crearla sono poi molto puntuali e stringenti e meritano un focus specifico: la Banca d’Italia (SCARICA QUI IL DOCUMENTO), dopo aver ricevuto il parere della Consob (SCARICA QUI IL DOCUMENTO), ne autorizza la costituzione innanzitutto solo se chi lo richiede adotta la forma di società per azioni con un capitale sociale pari almeno a 50 mila Euro e ha la sede legale e la direzione generale della società situate nel territorio della Repubblica italiana. Inoltre chi richiede l’autorizzazione deve: dichiarare un patrimonio netto che non eccede i 25 milioni di Euro, possedere uno statuto avente come oggetto esclusivo l’investimento collettivo del patrimonio raccolto in PMI e infine disporre di soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo idonei allo svolgimento dell’incarico. In particolare, gli esponenti devono possedere requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza e dedicare il tempo necessario all’efficace espletamento dell’incarico.

Le SiS devono inoltre dotarsi di un assetto organizzativo minimo proporzionato all’attività svolta e in grado di prevedere presìdi adeguati, se del caso anche attraverso lo strumento dell’esternalizzazione, per le principali aree di controllo di gestione (per esempio le misure volte a garantire il rispetto delle regole di condotta e i presìdi in materia di prevenzione del riciclaggio).

Se la società soddisfa tutte queste condizioni la Banca d’Italia entro il termine di 90 giorni dalla data di ricevimento della domanda le concede la relativa autorizzazione. Le SiS autorizzate in Italia sono poi tenute a iscriversi in appositi albi tenuti dalla Banca d’Italia stessa.

Il processo di autorizzazione richiede, naturalmente, il supporto continuo di professionisti con una forte specializzazione nella costituzione di fondi di investimento e gestori e con una solida esperienza nell’interfacciarsi con Banca d’Italia e Consob. Nel nostro caso abbiamo potuto beneficiare del supporto degli avvocati Renato Giallombardo e Raffaele Sansone dello studio legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, che ci hanno seguito in tutte le fasi di strutturazione della SiS e nel completamento con successo dell’iter autorizzativo con Banca d’Italia.

In definitiva, posto che le SiS sono veicoli autorizzati e vigilati dalla Banca d’Italia e che per questo devono comunque rispettare una serie di obblighi di compliance che impongono presìdi di natura organizzativa con anche costi non trascurabili, oggettivamente ritengo che nel panorama dei veicoli di investimento per la gestione collettiva del risparmio, esse si distinguano sia per alcune deroghe che le rendono più snelle nei processi di investimento sia perché consentono – in considerazione della relativa politica di investimento – di beneficiare anche delle agevolazioni di natura fiscali previste per talune tipologie di investitori.

Arrivando dalle logiche di mercato inglesi dove le startup sono ormai da decenni tra le priorità delle istituzioni governative, posso dire che la nostra esperienza nell’ideazione e nello sviluppo di Lumen Ventures è stata positiva e speriamo di aver contribuito, come prima SiS italiana, a fornire un esempio concreto dei vantaggi e delle opportunità a disposizione dei giovani imprenditori grazie a questa nuova forma societaria.

In un periodo storico difficile per l’economia in generale, il rilancio del Paese passerà inevitabilmente dalla capacità degli attori, pubblici e privati, di creare un ambiente favorevole alle idee dei giovani imprenditori, affinché possano svilupparsi alle migliori condizioni possibili, offerte dalle Istituzioni, portando benefici all’economia tutta.

Davide Fioranelli

Founder & CEO di Lumen Ventures