TECNOLOGIA SOLIDALE

Responsabilità sociale dell’informatica: “La tecnologia sia al servizio delle persone, non viceversa”

Enrico Nardelli, ordinario di informatica a Tor Vergata, è da anni impegnato a diffondere l’insegnamento dell’informatica nelle scuole. Qui spiega cos’è “Programma il futuro” del Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica e perché è importante porci il problema dell’impatto del digitale nelle nostre vite

Pubblicato il 25 Ott 2019

Responsabilità sociale dell’informatica: “La tecnologia sia al servizio delle persone, non viceversa”
Enrico Nardelli
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“La tecnologia non è neutrale. Trasmette sempre una visione del mondo. Di conseguenza può essere usata per promuovere libertà e vero sviluppo oppure il suo esatto contrario.”

Enrico Nardelli, ordinario di informatica a Tor Vergata, da anni è impegnato a diffondere l’insegnamento dell’informatica a tutti, a partire dagli allievi e dagli insegnanti delle scuole elementari. Dal 2014 è l’anima di “Programma il futuro”, iniziativa del Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica), avviata con l’obiettivo di fornire alle scuole una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili per formare gli studenti ai concetti di base dell’informatica.
Con la sua “ora del codice”, Programma il futuro ha coinvolto (a maggio 2019) 6.412 scuole; 31.529 insegnanti; 128.755 classi; 2.508.126 studenti. Sono numeri importanti, complimenti! Quindi lei è l’uomo del coding nelle scuole…

“Assolutamente no! Il coding è una semplificazione comunicativa e sta all’informatica così come le tabelline stanno alla matematica. Non è il fine. È il lato scientifico-culturale dell’informatica, definito anche pensiero computazionale, che aiuta a sviluppare competenze logiche e capacità di risolvere problemi in modo creativo ed efficiente. Questo é l’obiettivo, perché queste capacità sono importanti per tutti i futuri cittadini. Il modo più semplice e divertente di sviluppare il pensiero computazionale è attraverso la programmazione (coding ) in un contesto di gioco.”

Ho capito, professore, perdoni la semplificazione eccessiva.

“Perdonato. Mi lasci però aggiungere un concetto importante.

Dica pure…

“Tutto questo rientra in quella che noi chiamiamo “Responsabilità sociale dell’informatica””.

Noi?

“Sì noi di Informatics Europe, l’associazione europea dei Dipartimenti universitari e Centri di ricerca in Informatica, dellaxquale sono l’attuale presidente. A questo tema abbiamo dedicato il nostro convegno annuale, che quest’anno faremo a Roma dal 28 al 30 ottobre.”

Informatics Europe è presente in 31 Paesi europei e conta 135 istituzioni accademiche, 4 associazioni più  Elsevier Facebook, Google, Microsoft Research e Springer-Verlag. Quali sono i temi forti della vostra assemblea di Roma?

“Noi come scienziati dobbiamo porci il problema dell’impatto del digitale sulla nostra vita, per questo il convegno di Roma si pone tre obiettivi.”

Quali sono, in sintesi?

“Il primo obiettivo è appunto approfondire e rilanciare il concetto di “Responsabilità sociale dell’informatica“; il secondo è promuovere il “Manifesto per l’Umanesimo Digitale“, che abbiamo finalizzato a Vienna, la scorsa primavera, per riportare la tecnologia digitale al servizio degli esseri umani; infine capire in che modo dare sostanza e raccogliere adesioni forti alla “Dichiarazione di Roma“, l’appello a tutte le istituzioni nazionali ed internazionali affinché l’informatica sia parte dell’educazione scolastica e permanente.”

Su questo ultimo punto, abbiamo approvato all’unanimità alla Camera lo scorso marzo la mozione Aprea, che impegna il governo a rendere obbligatorio l’insegnamento del pensiero computazionale e del coding entro il 2022 nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione.
“Questo è un primo passo importante ma spero proprio che ce la si possa fare prima. In Gran Bretagna l’insegnamento dell’informatica è obbligatorio dal 2014 e lo Stato ha stanziato 84 milioni di sterline per questo. Negli Stati Uniti è obbligatorio a livello federale dal 2015. In Cina e Giappone è lo stesso. L’italia e l’Unione europea devono mettersi al passo per non perdere il treno del progresso digitale.”
Cosa si può fare, in concreto?
“Il Manifesto per l’Umanesimo digitale, secondo cui “la tecnologia è al servizio delle persone e non viceversa“, lo può sottoscrivere chiunque. Mentre per la Dichiarazione di Roma, che insiste sull’importanza di insegnare informatica in Europa, vogliamo l’adesione di istituzioni pubbliche e private.”
Per capirci, tipo il Presidente della Camera o il Ministro dell’istruzione?
“Esatto. Spero che l’intergruppo innovazione possa aiutarci a raggiungere questo importante obiettivo. Sarebbe un segnale rilevante, anche dal punto di vista della comunicazione.”
Messaggio ricevuto. Impegno preso.
Buon lavoro verso il futuro, prof. Nardelli.

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Antonio Palmieri

Antonio Palmieri

Antonio Palmieri, fondatore e presidente di Fondazione Pensiero Solido. Sposato, due figli, milanese, interista. Dal 1988 si occupa di comunicazione, comunicazione politica, formazione, innovazione digitale e sociale. Già deputato di Forza Italia
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