L'INCONTRO

Paolo Galvani: “Arriva un momento in cui non vuoi pensare solo al business”



“C’era la voglia di guardarsi attorno e fare cose nuove”, dice Paolo Galvani che racconta la nuova fase della sua vita professionale dopo Moneyfarm. E i tre progetti che lo vedono coinvolto: Sardexpay, Rame e StartupGym. “Ora contano anche i temi valoriali”

di Giovanni Iozzia

Pubblicato il 03 Mar 2023


“Arriva un momento in cui non vuoi avere a che fare solo con obiettivi di business, ma senti il bisogno di prestare più attenzione ai temi valoriali”. Questo momento è arrivato per Paolo Galvani, 58 anni, co-founder di Moneyfarm, una delle prime fintech italiane a scalare a livello europeo, di cui è stato presidente fino a poche settimane fa.

La notizia dell’ingresso di Paolo Galvani nel board di StartuypGym, il venture builder fondato nel 2021 da Enrico Pandian con Giuseppe Balzano e Tarek Fahmy, ha suscitato curiosità e interesse. Che cosa c’è dietro? L’inizio di una nuova fase della vita professionale di Galvani che da manager bancario (ha lavorato in IMI, Sella, Deutsche Bank) nel 2011 si è fatto imprenditore, fondando con Giovanni Daprà una startup per vendere consulenza finanziaria online, Moneyfarm.

Quel progetto è diventato una scaleup fintech che ha raccolto 200 milioni, ha tra i suoi soci Allianz e Poste Italiane, continua ad assumere ed è arrivata a gestire quasi 4 billion di risparmi. Perché Paolo Galvani ha quindi deciso di scendere da questa auto in corsa? Lo abbiamo chiesto a lui.

“Dopo 12 anni di lavoro per arrivare a questi risultati c’era la voglia di fare cose nuove. Io resto co-founder con le mie quote, resto nel board e nel comitato investimenti di Moneyfarm ma era arrivato il momento di uscire dall’operatività full time”.

Che cosa si prova dopo essere stati tanto tempo concentrati sul business di una startup diventata scaleup?

“Da una parte ti puoi permettere di tirare il fiato dopo tanti anni e dall’altra puoi alzare la testa e guardarti attorno per immaginare una nuova fase in cui poter mettere a frutto l’esperienza maturata nel mondo dei serivzi finanziari, prima come manager e poi come imprenditore. Ricordo che io lasciato la banca come dipendente nel 2008 per fare un’altra startup, Prestiamoci, la prima piattaforma di prestiti tra privati in Italia”

Possiamo dire che sei entrato in modalità giveback, come dicono gli americani?

Sì, certamente. Per me è arrivato quel momento in cui non ti bastano più solo gli obiettivi di business e diventato importanti anche i valori, le ragioni per cui fai qualcosa. Credo che il mondo del lavoro stia andando in questa direzione, indipendentemente dal dato anagrafico. I giovani talent quando valutano se entrare in un’azienda, nei loro criteri di giudizio mettono anche questi aspetti. Noi veniamo da una cultura che prevedeva non solo la massimizzazione della carriera, con il ritorno economico collegato, ma anche una l’accettazione di una serie di compromessi necessari per arrivarci. I ragazzi bravi oggi hanno, invece, una diversa scala di valori: anche questo significa ESG. E poi devo dire che in questa mia nuova fase vedo un’altra straordinaria opportunità…

Quale?

Considero un lusso poter scegliere le persone con cui condividere dei progetti

Quali progetti ci sono in questa nuova fase della tua vita professionale?

In questo momento ci sono tre progetti che sento nelle mie corde. Da gennaio sono diventato presidente di SardexPay, il primo circuito di credito commerciale in Italia e secondo player europeo nel campo delle monete complementari. La società sta attraversando un momento molto interessante e io darò il mio contributo all’amministratore delegato Marco De Guzzis per individuare e definire il nuovo indirizzo strategico. Presto ci sarà qualche novità”

Gli altri progetti?

Poi c’è Rame, piattaforma digitale nata su iniziativa di Annalisa Monfreda e Montserrat Fernandez Blanco per avviare conversazioni sulla finanza personale, visto che in Italia parlare di soldi è ancora un tabù. È un progetto che mi piace perché ha una visione e un approccio, dove sono importante inclusione e sostenibilità. E poi la democratizzazione dei prodotti finanziari è sempre stato un argomento che mi sta a cuore. Quindi sono entrato con piacere come co-founder per portare il mio sostegno in una fase che è decisamente di sviluppo”

E poi c’è StartupGym. Che cosa fai con Pandian & Co?

Enrico è stato molto bravo a formare il team che lavora per costruire aziende che risolvono problemi. Il mio contributo potrà arrivare su due livelli. Io posso aiutare i founder a lavorare sulla visione strategica del venture builder, in modo che aumenti il suo valore e la sua specificità. E poi mi metto a disposizione degli imprenditori selezionati per sviluppare le startup per condividere la mia esperienza. L’avessi avuto io qualcuno con cui confrontarmi negli alti e bassi che inevitabilmente attraversi quando guidi un’impresa!

Quindi cominci a fare il mentor?

Anche, perché no? La settimana prossima, per esempio, incontrerò i cinque potenziali founder del prossimo batch e ci confronteremo attorno a un tavolo. La somma di esperienza e assenza di conflitto di interessi è di grande valore per un imprenditore e fa la differenza con il venture capital professionale, che ha altri obiettivi. La relazione con chi ti dà i soldi è ovviamente diversa. Comunque, siamo all’inizio e sarà un percorso da affinare strada facendo. Per me quel che conta è che ho trovato tanta energia, molti giovani in gamba e un entusiasmo costruttivo che è difficile trovare in un’azienda consolidata e strutturata”

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Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.