Palantir a Wall Street: storia della tech company da 16 miliardi di dollari che non ha mai fatto utili | Economyup

IL CASO

Palantir a Wall Street: storia della tech company da 16 miliardi di dollari che non ha mai fatto utili



La quotazione di Palantir a Wall Street, il 30 settembre, ha fatto discutere: in 17 anni la società di software non ha mai generato profitti. Eppure ha lavorato ai massimi livelli per agenzie governative (CIA, FBI, NSA), oltre che per privati quali Airbus e Ferrari. Qui tutta la storia

di Laura Loguercio

02 Ott 2020


Palantir a Wall Street

Forte di una valutazione da 16 miliardi di dollari, il 30 settembre Palantir ha fatto il suo ingresso a Wall Street. Le azioni sono inizialmente state quotate a $10 l’una – il 38% in più rispetto alle previsioni – e sono rapidamente salite a $11,40 per poi calare a circa $9,80. 

Fondata nel 2003 da un gruppo di investitori guidato da Peter Thiel – multimilionario già co-founder di PayPal – Palantir lavora nel campo dei big data e collabora soprattutto con governi e agenzie di intelligence. Proprio a causa della sensibilità dei dati trattati e dell’utilizzo che ne viene fatto, le attività della compagnia hanno spesso attirato una serie critiche e attacchi di cui Palantir sembra non riuscire a liberarsi.

Palantir: la situazione economica

La quotazione sul mercato azionario ha fatto subito discutere, in primo luogo a causa della situazione economica di Palantir. In 17 anni di attività la compagnia non ha infatti mai generato profitti, anzi: nel 2019 ha registrato perdite per $580 milioni. Nei documenti presentati per la quotazione la compagnia stessa ha dichiarato che potrebbe non generare profitti nemmeno in futuro.

Il fatturato è comunque in crescita: fonti di Reuters riportano che nel 2020 Palantir prevede entrate per $1 miliardo (rispetto ai $700 milioni del 2019 e ai $595 dell’anno precedente) e per $1,5 miliardi per il 2021.

Partnership compromettenti

In ogni caso, più che a livello economico, il debutto di Palantir alla Borsa americana ha sollevato dubbi soprattutto sul piano etico. La compagnia ha infatti sempre operato restando relativamente nell’ombra, anche a causa delle collaborazioni delicate e dei dati sensibili trattati che hanno esposto la società a una serie di critiche.

Palantir e il cliente CIA

Per anni l’unico cliente rilevante di Palantir è stata la CIA, con la quale si vocifera Palantir abbia collaborato nelle operazioni che hanno portato alla cattura di Osama Bin Laden. Gotham – una delle piattaforme offerte da Palantir – è infatti pensata principalmente proprio per agenzie governative e di intelligence, e permette ad esempio di analizzare dati ed elementi testuali per geolocalizzare obiettivi o fare operazioni di data mining su database complessi. 

Un report ottenuto da TechCrunch nel 2013 ha poi mostrato che negli anni Palantir ha attivato collaborazioni con almeno 12 agenzie intergovernative americane tra cui FBI, Air Force e il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC).

La NSA

Un’inchiesta pubblicata dal sito The Intercept nel 2017, in particolare, ha accusato la compagnia di aver aiutato la National Security Agency (NSA) nella creazione della “macchina di spionaggio” americana. Basandosi anche su documenti diffusi da Edward Snowden, The Intercept mostra come Palantir abbia collaborato alla creazione di software quali XKEYSCORE, in grado di tracciare gran parte delle attività online di un utente senza bisogno di alcuna autorizzazione.

L’ICE

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Altra partnership controversa è quella con l’Immigration Custom Enforcement (ICE), l’agenzia statunitense che controlla l’immigrazione. A fine agosto, mentre Palantir si preparava per Wall Street, manifestanti guidati dal gruppo Mijente hanno preso di mira la società con la loro campagna #NoTechforICE, mirata a criticare il coinvolgimento di grandi aziende tecnologiche con le politiche controverse dell’ICE, recentemente messa a nudo anche dal documentario Immigration Nation. 

Secondo Mijente, i dati forniti da Palantir vengono utilizzati per favorire l’arresto e la deportazione di famiglie che tentano di passare irregolarmente tra Stati Uniti e Messico. I manifestanti hanno organizzato sit-in sia davanti alla precedente sede di Palantir a Palo Alto, nella Silicon Valley, che presso l’edificio di Denver dove la compagnia si è da poco trasferita.

I rapporti tra Palantir e ICE sono stati fortemente criticati anche da Amnesty International, che in una lettera rilasciata il 28 settembre sccorso ha dichiarato: “La collaborazione di Palantir con agenzie quali il Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America [DHS] e l’ICE fanno dubitare delle azioni intraprese dall’azienda per assicurare il rispetto dei diritti umani”. 

Nei documenti presentati per la quotazione sui mercati, Palantir ha riconosciuto che spesso i rapporti con “clienti impegnati in settori sensibili” sono stati motivo di critiche. “Le proteste degli attivisti potrebbero scoraggiare i nostri clienti attuali e futuri, gli investitori o i dipendenti” si legge nel rapporto presentato alla Commissione per i Titoli e gli Scambi (Security and Exchange Commissionm, SEC). Allo stesso tempo, la compagnia riconosce che “cedere alle richieste degli attivisti” potrebbe ugualmente causare danni alla sua immagine.

I legami discutibili stretti da Palantir non sono sfuggiti nemmeno al mondo della politica. Business Insider riporta che verso metà settembre – quindi poco prima del debutto in Borsa – la deputata democratica Alexandria Ocasio Cortez ha scritto una lettera per invitare la SEC a indagare sulle attività della compagnia, criticandone specialmente i rapporti con In-Q-Tel (il venture capital della CIA), il governo del Qatar e il Dipartimento della Salute americano. 

Palantir e i rapporti con i privati: da AirBus a Ferrari

I principali partner di Palantir sono legati all’ambito governativo, ma tramite la piattaforma Foundry la compagnia offre i propri servizi anche ad aziende private.

Tra i principali clienti, oltre a BPAirBusspicca anche Ferrari: dal 2017 l’azienda di Maranello sfrutta la piattaforma per adottare un approccio data-driven nei propri processi decisionali, sia in fase di utilizzo che di progettazione.

Laura Loguercio

Lavoro nel desk video di un'agenzia stampa a Milano. Primo ho studiato Filosofia, poi ho scoperto il mondo del digitale. Scrivo di società, ma con un occhio per l’innovazione.