OPEN INNOVATION IN PRACTICE

L’open innovation di Enel: contattare realtà esterne e lavorare sull’innovazione interna

La società dell’energia ha creato una struttura interna di Innovazione e Sostenibilità guidata da Ernesto Ciorra, ha aperto una rete di centri nel mondo, ha stretto partnership e selezionato startup. “Un fare e disfare da cui abbiamo imparato moltissimo” dice Carlo Napoli, responsabile degli Innovation Hubs

Pubblicato il 26 Gen 2018

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Enel è una multinazionale dell’energia e uno dei principali operatori integrati globali nei settori dell’elettricità e del gas, presente in Europa, Nord America, America Latina, Africa e Asia. Il Gruppo opera in 37 Paesi su 5 continenti, produce energia attraverso una capacità installata netta di quasi 84 GW e distribuisce elettricità e gas su una rete di circa 2,1 milioni di chilometri. Con quasi 64 milioni di utenze nel mondo, Enel registra la più ampia base di clienti rispetto ai suoi competitor europei e si situa fra le principali aziende elettriche d’Europa in termini di capacità installata e reported EBITDA. In Italia, Enel è la più grande azienda elettrica, opera nel campo della generazione di elettricità da impianti termoelettrici e rinnovabili. Inoltre Enel gestisce gran parte della rete di distribuzione elettrica nazionale e offre soluzioni integrate di prodotti e servizi per l’elettricità e il gas ai suoi 31 milioni di clienti italiani.

Per affrontare il tema dell’innovazione, Enel si è data una nuova organizzazione, creando la struttura di Innovazione e Sostenibilità, guidata da Ernesto Ciorra.

“Negli ultimi anni, Enel ha percorso molta strada nell’innovazione affrontando numerosi temi. Su due in particolare vorrei porre l’attenzione: l’organizzazione e le competenze. Lavorare su noi stessi ha comportato grandi sforzi, ma è stato indispensabile per diventare bravi nel lavorare con il mondo esterno”, spiega Carlo Napoli, Responsabile Innovation Hubs di Enel, intervenuto come relatore al Convegno “Corporate Entrepreneurship e Open Innovation, Innovare con un occhio alle startup!” dello scorso novembre.

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La macchina organizzativa così avviata ha infatti sviluppato due elementi fondamentali: il primo è la capacità di contattare le realtà esterne in modo capillare e mirato, ponendo basi di attività nei luoghi strategici dell’innovazione tramite la rete degli Enel Innovation Hubs (ad esempio a San Francisco, Tel Aviv e Rio De Janeiro, tra gli altri) e tramite partnership con altre aziende o con centri di ricerca ed università, tra cui il Politecnico di Milano. Il secondo è l’efficacia nell’interiorizzare gli spunti d’innovazione con cui essa viene a contatto e realizzare così progetti concreti:  “Il percorso che da un primo screening di startup porta a costruire attività di valore, richiede infatti persone capaci, risorse economiche, intelligenza, tempo e molta pazienza; per fare Open Innovation sul serio non basta fare hackathon o investire denaro in un fondo”, aggiunge il manager.

Carlo Napoli, responsabile Innovation Hubs di Enel
Allo sviluppo di queste competenze Enel ha affiancato anche un ripensamento dei propri processi per dare una struttura proattiva alla propria governance. È stato svolto un intenso lavoro sul processo decisionale e sugli indicatori che devono guidarlo, per definire non solo “chi” prende le decisioni, ma anche “come” vengono prese. «È importante non cadere nella trappola degli strumenti tradizionali; è necessario utilizzare e diffondere nuove metodologie, a partire dal metodo “agile”», spiega il manager, che aggiunge: “A differenza di altre specie, gli esseri umani hanno una spiccata propensione al gioco e all’apprendimento tramite il gioco, che è proprio ciò che accade con l’innovazione. L’innovazione ha molto a che fare col gioco, un elemento che appare in conflitto con una concezione puramente razionale del business: il gioco non può essere efficiente nel senso tradizionale del termine e ammette, per definizione, errori. Sviluppare un’attività senza poter far affidamento su parametri di rendimento tradizionali, come il ROI o l’IRR, può condurre alla convinzione che si stiano sprecando risorse. In realtà si tratta di uno ‘spreco’ solo apparente, importante e probabilmente imprescindibile per lo sviluppo di qualunque idea veramente innovativa. Ovviamente occorre fare affidamento su altri strumenti, metriche e indicatori, e in questo metodologie come l’agile offrono un supporto di grande valore”.

Grazie a questo percorso “articolato e a volte un po’ tortuoso, che ci ha visto provare e riprovare, fare e disfare molte volte, ma in cui abbiamo imparato tantissimo”, aggiunge Carlo Napoli, Enel ha raggiunto importanti risultati: l’azienda ha selezionato più di 2.000 startup, ha attivato più di 100 progetti e ha adottato più di 30 soluzioni nel business quotidiano. “E non solo. Enel è tra i vincitori degli Industry Awards 2017, assegnati a fine dicembre dal Garwood Center in California e conferiti dalle mani del padre dell’Open Innovation, il prof. Henry Chesbrough, ed è stata inserita nella Top 20 della classifica World’s Best Employers di Forbes.

Open innovation, perché Enel è stata premiata come campione mondiale di innovazione

Segno che la cultura dell’innovazione e di apertura verso il mondo esterno può contribuire in modo significativo alla capacità di attrarre nuovi talenti, che in fin dei conti sono la risorsa più importante di tutte», conclude Napoli.

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Alessandra Luksch
Alessandra Luksch

Direttore dell'Osservatorio Startup Thinking degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

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