L'infodemia è un prodotto collaterale della pandemia: un studio per capire fake news e Covid - Economyup

TECNOLOGIA SOLIDALE

L’infodemia è un prodotto collaterale della pandemia: un studio per capire fake news e Covid



Un team di epidemiologi e data scientist coordinati da Walter Quattrociocchi ha analizzato relazioni e differenze fra la diffusione del virus e i bias cognitivi. Il problema, dice il docente che sul tema sta lavorando per il G7, non sono le fake news ma il cambiamento dell’ecosistema informativo. Trasformato dal digitale

di Antonio Palmieri

12 Dic 2021


Un prodotto “collaterale” della pandemia è l’infodemia. Infodemia non vuol dire solo fake news ma anche capire come affrontare la massiccia diffusione di informazione sulla pandemia e come misurare il suo effetto sulla gestione del fenomeno pandemico.
Di questo si occupa un nuovo studio, pubblicato il 9 dicembre sulla rivista Cell. Epidemiologi computazionali, rappresentanti dell’Oms e dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani, cinesi e africani – coordinati da Walter Quattrociocchi del Dipartimento di Informatica della Sapienza di Roma – hanno posto in relazione i due fenomeni: quello pandemico e quello infodemico.
Ecco i principali risultati:
La differenza che sussiste tra i due fenomeni.
Il processo di diffusione del virus, al contrario delle informazioni, non gode della caratteristica dell’opzionalità. È impossibile decidere di accettare, o non accettare, la presenza del virus; invece ognuno può accogliere un’informazione piuttosto che un’altra, rigettando quella che non è di suo gradimento.
Come funzionano i diversi bias comportamentali, vale a dire i pregiudizi in base ai quali interpretiamo le informazioni. Il primo comportamento preso in esame è stato il confirmation bias, la tendenza a cercare informazioni che confermino le nostre convinzioni e, allo stesso tempo, a ignorare quelle che possano in qualche modo contrastarle. Questo tipo di atteggiamento si ripropone anche in un secondo tipo di bias, l’echo chamber, comunità omofile e gruppi di individui che si associano a partire dalla condivisione di una comune narrativa (verità), che così si rinforza reciprocamente.
Entrambi i pregiudizi sono caratterizzati dalla polarizzazione, spesso determinata da come i media veicolano le informazioni legate alla pandemia.
“È fondamentale conoscere le dinamiche che mettiamo in atto quando processiamo informazioni.”
Perché professor Quattrociocchi? 
“Per produrre una comunicazione efficace che consenta anche una gestione migliore della pandemia. Occorrerebbe partire da qui per cercare di far fronte al fenomeno infodemico. Insisto da tempo su questo punto. Applicata ai contesti sociali, la scienza dei dati potrebbe essere adoperata per cogliere meglio, ed eventualmente anche prevedere, l’evoluzione dell’opinione pubblica e gli effetti della stessa tanto sulla società quanto sulle politiche per la gestione della pandemia”.
In che modo? 
“Occorre dotarsi di un team multidisciplinare con epidemiologi, data scientist e comunicatori, capaci di misurare costantemente l’effetto di echo chambers e della polarizzazione.”
Se non sbaglio, è ciò su cui lei sta lavorando per conto del G7
“Sì. Il punto rimane per me sempre lo stesso. Non bisogna fossilizzarsi sulle notizie false, ma sul cambiamento dell’ecosistema informativo. Vi sono nuovi attori, nuove pratiche, nuove dinamiche, nuovi processi. Questi vanno analizzati costantemente, come si fa con il meteo, per prevedere ciò che avverrà e attrezzarsi prima nel migliore dei modi.”
In questo contesto siamo tutti messi in discussione. Un tempo l’autorità era imposta. Oggi l’autorevolezza la devi guadagnare sul campo…
“Lei ha capito. Bisogna saper interagire con il pubblico, perché è tutto orizzontale e ora ci sono tantissime informazioni. In questo processo pagano la preparazione e il dialogo: nel medio periodo, chi parla a vanvera scompare”.
Speriamo!
Antonio Palmieri

Antonio Palmieri, milanese, esperto di comunicazione, deputato. Da quando c'è Internet sono curioso della Rete. Dal 2002 cerco di valorizzare le possibilità che il digitale offre per una vita migliore.…