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La Corea sarà la prossima Startup Nation? 3 motivi a favore e 3 contrari

C’è tanta tecnologia, ci sono giganti tecnologici e il Governo punta sull’innovazione. Ma i coreani sono timidi, non parlano inglese e hanno tanta burocrazia. I fattori che possono fare della Corea del Sud una Startup Nation. E quelli contrari

Pubblicato il 06 Giu 2023

Seoul - Coreal del Sud

Sono rientrato ieri dalla Corea del Sud dove a Seoul Mind the Bridge ha organizzato il suo Scaleup Summit South Korea all’interno di NextRise, che è il principale evento su startup e innovazione nel Paese.

L’ecosistema coreano delle startup sta realmente esplodendo. Nell’ultimo report (Tech Scaleup South Korea) che verrà lanciato ufficialmente a metà giugno (qui link per il download) emerge chiaramente la crescita esponenziale di un ecosistema che, fino a pochi anni fa era sostanzialmente inesistente e che oggi ha numeri comparabili a paesi come Germania e Francia. Ed è destinato a breve a mettere la freccia e sorpassarli.

3 motivi per cui la Corea del Sud sarà la prossima Startup Nation

Sul volo di ritorno ho provato a riordinare le sensazioni che ho raccolto nella settimana passata a Seoul (unite ad anni di lavoro con scaleup coreane per sostenerle nel proprio percorso di crescita internazionale). Ho identificato 3 motivi per cui la Sud Corea potrebbe diventare la nuova Startup Nation e 3 motivi che possono invece frenarne il processo.

Una montagna di tecnologia

Tecnologia (embedded in quasi tutti gli oggetti, fino al wc) e megaschermi ovunque, Seoul è una esposizione tecnologica a cielo aperto. Hardware a manciate, ma anche connessioni super veloci: 5G e fiber Internet connection sono ovunque e funzionano in modo professionale su grande scala. La popolazione è 100% digitale, giovani e anziani.

E non a caso la Corea sta guidando la nuova rivoluzione culturale (la cosiddetta “K-culture” – K-pop, K-art, K-TV, K-everything che finalmente non è né Hollywood né European centric – sta affermandosi come se ne è accorto chi ha figli teen-ager). E la storia insegna che quando una cultura è così forte da essere esportata, l’influenza strategica del suo paese cresce. E con essa la sua rilevanza economica.

Giganti tecnologici

Forget Google. Qui è tutto Kakao (un mix di Google Maps, Whatsapp, Uber e Wise nella stessa azienda). Non ci sono più soltanto Samsung e LG. Dalla Corea sta emergendo una messe di big tech (come Coupang quotata al NYSE nel 2021) e, con le “stock options, una generazione di neo-miliardari (gli early employees) (è guarda caso il modello della Silicon Valley).

Sia le aziende della new economy (oltre a Kakao, Naver e Megastudy) che quelle della vecchia guardia (oltre a Samsung e LG, anche KB, Posco, Hanwha, Shinhan, Hana, Hyundai, Lotte per citarne alcune) hanno tutte fondi di CVC con cui investono in startup.

Un Governo che mette l’innovazione al centro della politica industriale

La Corea del Sud è uno dei pochi paesi al mondo che ha messo tra i propri obiettivi di politica industriale la creazione di Tech Unicorns. Le agenzie governative (come KOTRA, KISED, KIC, KOCCA, KITA) hanno molteplici programmi (con budget significativi) per supportare la crescita delle startup, dal seed fino allo scale-up internazionale. Gli enti locali competono per attirare talenti, startup e grandi imprese internazionali. Le aziende sostengono il processo.

Alberto Onetti all’Opening di NextRise 2023 a Seoul

3 motivi per cui la Corea del Sud non diventerà una Startup Nation

Un approccio troppo dimesso

È sempre sbagliato generalizzare, ma, tanto quanto gli Israeliani sono “street smart”, i Coreani sono “super shy” Uno degli aspetti principali su cui lavoriamo in Mind the Bridge durante i programmi di accelerazione e scaling di startup coreane è spingerle verso una maggiore self confidence e – relativamente parlando – aggressività e determinazione nel comunicare.

Nel mondo delle startup – in particolare nel contesto americano – chiunque non si presenti come la migliore soluzione possibile non viene manco ascoltato. Il loro essere rispettosi e silenziosi auto-innalza una barriera che ne frena tantissimo le potenzialità.

L’inglese questo sconosciuto

L’inglese non è diffuso. Banalmente, se devi indicare dove andare nella taxi app, i nomi dei posti sono solo in coreano (mi sono perso un paio di volte). La generazione al potere non lo parla, la generazione giovane lo parla non bene e non volentieri (come se non fosse a loro agio, vedi punto di cui sopra).

Al momento è impossibile fare business in Corea senza persone locali (non a caso abbiamo un ufficio lì da tre anni). Durante la settimana passata, tutti i meeting di un certo livello che ho avuto erano (minimo) a quattro: io, la persona coreana del mio team, la persona che dovevo incontrare, uno del suo team a tradurre.

La burocrazia

Tanti soldi e capitali a disposizione, ma procedure complicatissime da seguire rigorosamente con strumenti locali (banalmente, solo per fare un esempio, gli enti governativi non utilizzano Office come Word processor, ma Hangul. E, a cascata, tutti quelli che lavorano e comunicano con loro). E una moltitudine di livelli gerarchici da rigorosamente rispettare. Con una rotazione ampia e frequente delle persone nei vari uffici. E tutto ciò rallenta di molto la locomotiva coreana.

Sarà la Corea la prossima Startup Nation?

La sensazione è più sì che no. Indi il buon senso dice che nessuno, sia una startup o una grande azienda, non possa non buttare un occhio (se non due) su quello che sta succedendo in Corea. Anzi, dovrebbe valutare di metterci un innovation outpost o antenna (come hanno già fatto peraltro oltre 70 multinazionali).

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Alberto Onetti
Alberto Onetti

Chairman (di Mind the Bridge), Professore (di Entrepreneurship all’Università dell’Insubria) e imprenditore seriale (Funambol la mia ultima avventura). Geneticamente curioso e affascinato dalle cose complicate.

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