La co-creazione al centro dell'innovazione di Pelliconi (food & beverage) | Economyup

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La co-creazione al centro dell’innovazione di Pelliconi (food & beverage)



Nel processo di innovazione di Pelliconi, tra i leader mondiali nel settore delle chiusure in metallo e plastica, è radicato l’approccio di co-creation, sperimentato sia con stakeholder esterni, clienti e fornitori, sia con stakeholder interni. Ecco come

di Eliana Bentivegna, Stefano D'Angelo

10 Lug 2020


La co-crezione di Pelliconi

Pelliconi, azienda fondata a Bologna nel 1939 e specializzatasi inizialmente come produttore di tappi a corona, è oggi una delle aziende leader mondiali nel settore delle chiusure in metallo e plastica per l’industria del food & beverage con un volume di vendita annuale di oltre 30 miliardi di unità.

Il team innovazione di Pelliconi, attivo da circa quattro anni, da subito si è concentrato su come innovare “un prodotto iconico che ha una storia di oltre 100 anni”.

Il processo di innovazione che Pelliconi ha messo a punto è composto da cinque stadi: Idea, Concept, Prototipo, Industrializzazione e Commercializzazione. Per il suo sviluppo è fortemente praticato e radicato l’approccio di co-creation, sperimentato sia con stakeholder esterni, clienti e fornitori, sia con stakeholder interni. “Quello che noi facciamo è confrontarci sia internamente che esternamente in tutte le fasi di sviluppo, non aspettiamo che il prodotto sia finito”, spiega Matteo Mingardi, Corporate Innovation Manager di Pelliconi all’Osservatorio Startup Intelligence del Politecnico di Milano. “Negli stadi del processo di innovazione andiamo a coinvolgere innanzitutto gli stakeholder interni che sono il nostro primo riferimento e confronto”, sostiene Silvia Salvadori, Innovation Digital Program Manager di Pelliconi, che sottolinea anche i benefici di questa collaborazione interna in termini di riduzione dell’errore di sviluppo: “Noi come team di innovazione lavoriamo inizialmente un po’ come fossimo una startup, ma confrontandoci continuamente con i vari enti aziendali per portare a galla il prima possibile le possibili criticità di progetto”.

“Nella fase di Ideazione, gli input e il coinvolgimento riguardano l’intero team Innovazione ed ogni contributo interno all’azienda, dal management ai dipendenti. Ma non solo, ci sono anche collaborazioni con l’esterno: fornitori, startup, enti di ricerca e specialmente i clienti finali, i quali ci pongono richieste specifiche di sviluppo di prodotti o servizi”, afferma Salvadori. Nella fase di concept, l’attività di co-creation fa un altro passo avanti. In questa fase Pelliconi ricerca feedback anche all’esterno, in alcuni casi anche confrontandosi con alcuni clienti di riferimento facendo leva sulla lunga storia di Pelliconi: “la nostra realtà ha il grande vantaggio di essere un’azienda con più di ottanta anni di storia e da sempre orientata ad essere flessibile di fronte alle esigenze dei clienti; e in più da diversi anni investe notevolmente sull’innovazione. Stiamo così riuscendo a farci identificare come partner di sviluppo”, prosegue Mingardi.  Alla fine della fase di Prototipo avviene un vero e proprio lancio sul mercato sfruttando la natura consolidata e talvolta conservativa del settore in cui opera Pelliconi, permettendo di ricevere più cicli di feedback. “Dal momento in cui presentiamo un prodotto o servizio, al momento in cui viene effettivamente valutato dal mercato, in alcuni casi passa molto tempo. Questo ci permette di dare alle aziende clienti il tempo di analizzarlo e a noi in parallelo il tempo per industrializzarlo”, spiega Silvia. Sia nella fase di prototipo che nella fase di industrializzazione Pelliconi collabora in maniera sinergica con i fornitori e con chi lavora con le tecnologie necessarie per gli sviluppi.

Tra i progetti di co-creation spicca Flower cap. Questa nuova chiusura, oggi al termine della fase di industrializzazione, si differenzia dal tradizionale tappo a corona per il profilo laterale morbido come quello di un fiore, da cui il nome. I benefici sia tecnici che di esperienza del prodotto sono stati individuati anche grazie al processo di co-creation, attraverso un dialogo costante con clienti e altri stakeholder che ha fatto emergere le esigenze più nascoste e difficilmente intercettabili. “In alcuni casi sono stati proprio i clienti finali a indicarci i benefici di cui noi non ci eravamo ancora accorti”, sostiene Matteo.

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Altra esperienza di rilievo è Brewpark SAS, joint-venture francese nata tre anni fa dalla collaborazione tra Pelliconi e Hopsteiner, azienda tedesca tra i leader mondiali nel settore del luppolo. Il processo di co-creazione ha portato alla nascita di un’azienda che offre prodotti e ingredienti di qualità per il settore delle birre artigianali attraverso canali di vendita sia tradizionali che tramite e-commerce. Brewpark è un esempio di co-creazione tra attori che sono all’interno della stessa filiera e che hanno unito sia competenze che risorse, proponendo inizialmente i propri prodotti, rispettivamente luppolo e tappi, ed arricchendo continuamente l’offerta aggiungendo prodotti di aziende leader di mercato nei rispettivi settori, dal malto ai vari ingredienti. “Il modello di business implementato si è dimostrato essere corretto, confermato da una crescita costante dei risultati”, rivela Matteo.

Secondo l’esperienza di Pelliconi, l’attività di co-creation garantisce due vantaggi fondamentali per un’azienda: in primo luogo ottenere feedback di valore dai clienti finali e dal mercato, e in secondo luogo capire i benefici, anche inespressi e latenti, dei consumatori. “Questo è un approccio che ad oggi riteniamo vincente, motivo per cui lo stiamo strutturando e applicando in ogni innovazione”, conclude Mingardi.

 

 

 

Eliana Bentivegna
Osservatorio Startup Intelligence - Osservatorio Design Thinking for Business

Stefano D'Angelo

Junior Research Analyst, Osservatori Digital Innovation