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STARTUP INTELLIGENCE

Pelliconi, come un big delle capsule ha innovato usando un metodo da startup



L’Osservatorio Startup Intelligence ha analizzato il caso Flower Cap: il processo di innovazione del tappo corona, un prodotto che esisteva immutato da 100 anni. Per farlo l’azienda ha adottato un insieme di metodologie usate dalle startup per sviluppare business sostenibili in contesti di incertezza: il metodo Lean Startup

di Eliana Bentivegna

15 Feb 2019


Pelliconi è un’azienda italiana produttrice di capsule in metallo e plastica per il mondo beverage. L’azienda possiede cinque stabilimenti: due in Italia, di cui uno è l’headquarter nonché sede storica, uno negli Stati Uniti, aperto in Florida nel 2010, uno in Egitto e il più recente in Cina. Pelliconi nasce nel 1939 e sebbene operi in un mercato piuttosto statico, ha vissuto una forte crescita negli ultimi 10 anni. Oggi conta circa 600 dipendenti e volumi di vendita di circa 30 miliardi di capsule all’anno, oltre 4 volte la popolazione mondiale.

Il caso di Pelliconi su Flower Cap, analizzato dall’Osservatorio Startup Intelligence, racconta com’è possibile innovare in un mercato maturo e consolidato attraverso l’adozione di metodologie mutuate dalle startup come quella “Lean Startup”.

Dal 2016 l’azienda ha messo in campo un Dipartimento Innovazione, guidato dall’Innovation Manager Matteo Mingardi. Lo scopo è gestire l’innovazione sia incrementale, dedicando parte delle proprie risorse all’R&D, sia disruptive o radicale, con l’obiettivo di esplorare ed individuare nuove opportunità strutturando nuovi modelli di business.

In particolare, lo scorso anno il Dipartimento Innovazione ha voluto innovare il tappo corona, un prodotto che esiste immutato da oltre 100 anni. «Per affrontare un simile incarico è stato necessario innanzitutto lavorare sul mindset: bisogna essere consapevoli del fatto che qualsiasi cosa è innovabile se c’è lateral thinking alla base. A questo abbiamo affiancato l’approccio Lean Startup, ossia la sperimentazione per prototipi», spiega Mingardi.

Il team di Innovazione ha così adottato la metodologia tipica delle startup per ideare una nuova capsula, il Flower Cap, anche utilizzando prodotti già esistenti, attraverso fasi di prototipazione e sperimentazione per circa 6 mesi. Una volta individuata l’idea vincente, questa è stata presentata al management, per poi entrare nella fase di sviluppo e produzione. «Abbiamo sviluppato tutto internamente nel nostro laboratorio; poi, quando la capsula è stata finalizzata, abbiamo coinvolto alcune funzioni aziendali come Qualità, Operations e Commerciale, quest’ultima per capire ad esempio se il prodotto era in linea con le esigenze dei clienti, affrontando anche il tema del costo. In fase più avanzata abbiamo coinvolto lo stabilimento di Atessa (il principale sito produttivo) per effettuare i test», racconta il manager, che continua: «infine abbiamo approcciato clienti e competitor, che ci hanno anche stimolato a riflettere su tematiche che inizialmente non avevano preso in considerazione. È importante, all’avanzare delle fasi di sviluppo, coinvolgere sempre più persone che con la loro professionalità possano dare valore al prodotto, in un’ottica totalmente open».

Contestualmente allo sviluppo della capsula il Dipartimento Innovazione ha portato avanti anche due progetti strettamente correlati. Da un lato lo sviluppo di un macchinario ad hoc per la produzione dei nuovi tappi, che ha dato vita alla partnership con una startup; dall’altro lo sviluppo dell’impianto che permette di adeguare i processi produttivi del cliente al nuovo tappo, da noi nominato “Conversion Kit”. «In questo modo possiamo monitorare l’intero processo di sviluppo del tappo e anche il cliente può rapportarsi con un solo interlocutore». La creazione della nuova capsula ha così permesso di sviluppare macchine nuove e processi nuovi, aumentando a livello esponenziale alcune performance ed espandendo il modello di business dal tappo al processo produttivo correlato.

L’intera iniziativa non è stata esente da criticità: «Se l’approccio all’Open Innovation è stato vincente e ci ha permesso di coinvolgere nello sviluppo anche alcuni competitor, talvolta la cultura aziendale con cui ci siamo scontrati ha rischiato di accumulare dei ritardi», spiega Mingardi, che conclude: «Di fronte a un progetto che potenzialmente può cambiare il mercato in un settore consolidato, infatti, i fornitori tradizionali spesso non sono in grado di lavorare a livelli di rischio alti né di offrire una struttura adeguata per seguire il business una volta partito. Ci siamo quindi rivolti anche alle startup, perché quello avviato è un più ampio progetto che vuole rivoluzionare il processo produttivo per abilitare nuovi modelli di business».

Il prodotto, caratterizzato da un design innovativo e realizzato in acciaio dallo spessore ridotto in un’ottica di sostenibilità al 100%, è stato già presentato a Brau Beviale, fiera di settore che si è tenuta a Francoforte lo scorso novembre, ed è già disponibile per progetti di omologazione. Il Dipartimento Innovazione sta ora procedendo allo sviluppo di nuove feature e capsule sulla base di quella già sviluppata, con l’obiettivo di release alla fine del primo semestre 2019.

Eliana Bentivegna
Osservatorio Startup Intelligence - Osservatorio Design Thinking for Business