La beffa Enea Tech e Biomedical: 400 milioni tornano a Invitalia, sempre meno soldi per le startup - Economyup

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La beffa Enea Tech e Biomedical: 400 milioni tornano a Invitalia, sempre meno soldi per le startup



Un decreto del Mise stabilisce la “restituzione” dei fondi a Invitalia, che si impegna a usarli a sostegno dell’occupazione. Dei 500 milioni rimasti solo la metà sarebbero dedicati alle startup. Angelo Coletta, presidente InnovUp: “Vicenda dai contorni imbarazzanti. Una vera e propria beffa”

25 Set 2021


Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti

Passata  l’infatuazione per il vaccino italiano anti Coronavirus, era facile prevedere la brutta fine di Enea Tech e Biomedical: spolpata del suo patrimonio, che si allarga e si restringe come il girovita con i cambi di stagione, e soprattutto con sempre minori risorse per le startup. Nata in primavera con una dote iniziale di 500 milioni, che sono diventati 900 in luglio per sostenere, appunto, la ricerca biomedicale e in particolare quella per un vaccino nazionale, per poi tornare 500, come disposto a fine estate da un decreto del Mise datato 17 settembre 2021.

Insieme al caso della costituzione digitale delle srl, e delle startup, affidata in esclusiva a una piattaforma del Notariato, la vicenda Enea Tech diventata Biomedical, e adesso chissà che cosa, rivela come all’interno del Governo prevalgano correnti di pensiero e di interessi che poco o nulla considerano le startup, le loro esigenze e l’impatto positivo che le nuove imprese hanno sul sistema economico italiano, correnti che spirano soprattutto dalle parti di via Veneto. Nel decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, con cui vengono “restituiti” i 400 milioni a Invitalia, si legge che  ““verificato che, sulla base dell’attuale stato di operatività’ del ‘Fondo per il trasferimento tecnologico’, non risultano, al presente, esigenze di risorse aggiuntive”.

La fine di EneaTech e la sindrome del Ponte di Messina

Quindi al Mise non conoscono il gap italiano negli investimenti sulle startup, non ritengono che lo Stato dovrebbe assumersi una quota del rischio che comporta l’innovazione, non pensano che la transizione digitale ed energetica si possano e si debbano fare anche con le nuove imprese innovative. E, infatti, Invitalia ha subito fatto sapere che “si impegna a procedere prioritariamente all’assunzione dei lavoratori che risultino percettori di interventi a sostegno del reddito, ovvero risultino disoccupati...ovvero dei lavoratori delle aziende del territorio di riferimento coinvolte da tavoli di crisi”. Insomma, siamo passati dal sostegno all’innovazione a quello all’occupazione. Dei 500 milioni rimasti a Enea Tech e Biomedical solo la metà sarebbero dedicati alle startup.

Una vera e propria beffa in due atti. Con una politica che da una parte si fa bella con annunci roboanti, e dall’altra continua a muoversi per favorire esclusivamente il mantenimento dello status quo, non dobbiamo stupirci se sempre più innovatori italiani decidono di spostare la sede delle proprie startup all’estero, ovvero in ecosistemi che aiutano – e non ostacolano – la crescita dell’imprenditoria”, è il giudizio tranchant di Angelo Coletta, presidente di InnovUp, l’associazione dell’innovazione italiana che in un comunicato parla senza mezzi termini di “una limitata visione ecosistemica e di valutazioni sommarie che non hanno nemmeno atteso la presentazione del nuovo Piano Industriale della Fondazione le cui attività risultano, allo stato, congelate”.

Da quando è stata riportata al mondo Enea Tech e Biomedical, trasformazione genetica della Fondazione istituita nel maggio 2020 e operativa solo dalla fine dell’anno, non ha un regolamento, non ha una governance, non ha un presidente. È ormai come un blob, una palla di pongo in mano agli uomini del ministro Giancarlo Giorgetti, con il superconsulente Giovanni Tria in testa, candidato in pectore alla presidenza di Enea Tech e Biomedical, che fanno e disfano in base a logiche incomprensibili.

“Ancora una volta, con una comunicazione sotto traccia e dai contorni imbarazzanti per la distorsione che traspare nella percezione delle ‘esigenze’ dell’ecosistema, sono stati definitivamente ritirati dalle disponibilità fondi già assegnati e che d’improvviso bloccano in un limbo oltre 1.000 startup e PMI innovative che avevano presentato progetti a seguito delle diverse call for startup lanciate dalla Fondazione fino ad oggi” aggiunge Angelo Coletta, esprimendo lo sconcerto e la rabbia di un mondo che sembra interessare poco o nulla al Governo Draghi e soprattutto al ministro Giancarlo Giorgetti.

Enea Tech, evidentemente, non è nata sotto una buona stella. E forse qualcosa del suo destino c’è anche nel nome. ENEA è originariamente acronimo di Ente Energia Atomica, che nel 2015 è stato rimosso con una nuova missione: Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Di tutto e di più. Ma nella mitologia greca e romana Enea, figlio di Anchise, è il modello dell’uomo obbediente agli dei, pronto sempre a seguire le loro volontà. Chi sarà il dio nella Roma degli anni Venti?  (g.io.)