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Open innovation

L’innovazione di Maccaferri ha trovato casa a Bolzano

01 Dic 2016

All’Innovation Center lo storico Gruppo bolognese si dedica allo sviluppo di nuovi modelli ingegneristici contro le frane e per l’allevamento dei pesci. Ha scelto l’Alto Adige perché ricco di realtà con le quali confrontarsi. «Così arrivano ogni giorno stimoli per altri progetti» dice il managing director Francesco Ferraiolo

Un grande gruppo ingegneristico come Maccaferri ha scelto l’Alto Adige per realizzare un centro di eccellenza interamente dedicato alla ricerca e sviluppo. Risultato: è riuscito a ripensare in chiave innovativa alcuni degli elementi più tradizionali della sua produzione.

Fondato nel 1879 in seguito all’invenzione dei cosiddetti “gabbioni” di rete metallica, che riempiti di ciottoli e pietre venivano utilizzati in ingegneria, Maccaferri è diventato un grande gruppo impegnato nella progettazione e nello sviluppo di soluzioni nel campo dell’ingegneria civile, geotecnica e ambientale. È attiva nei 5 continenti, ha 1,3 miliardi di fatturato e 66 aziende consociate e non ha mai smesso di lavorare per sviluppare nuove soluzioni per i suoi clienti.

Proprio questa continua ricerca l’ha spinta verso l’Alto Adige, dove due anni fa ha aperto il Maccaferri Innovation Center nella sede IDM Südtirol/Alto Adige a Bolzano. Un centro che entrerà a far parte del NOI, il Parco Tecnologico della Provincia che sorgerà tra pochi mesi a Bolzano Sud.  IDM Südtirol-Alto Adige è l’Agenzia della Camera di Commercio e della Provincia Autonoma di Bolzano che sovraintende al marketing territoriale e allo sviluppo competitivo delle aziende in termini di innovazione e internazionalizzazione.

È così che l’elemento più tradizionale della produzione Maccaferri, il “gabbione”, è riuscito a sposarsi con le nuove tecnologie. Nell’autunno 2016 si sono concluse una serie di prove realizzate all’università di Trento, che dispone di un laboratorio di idraulica, per migliorare il prodotto in modo da evitare i danni della colate detritiche. È stato ripensato con un nuovo approccio ingegneristico e progettuale.  “In oltre cento anni – spiega Francesco Ferraiolo, managing director del centro di Bolzano e già per anni direttore tecnico delle Officine Maccaferri – ne sono cambiate di cose: le norme, gli approcci numerici che stanno alla base del prodotto, le richieste dei clienti in merito alla durata che devono garantire i materiali”. Innovando si può venire incontro alle richieste e di conseguenza incrementare produzione e fatturato.

Un altro progetto di sviluppo che ha avuto la sua culla a Bolzano riguarda l’acquacoltura e prevede l’elaborazione di una nuova maglia metallica realizzata con materiale polimerico, senza acciaio. In pratica si tratta di maglie che vengono utilizzate per realizzare enormi contenitori in cui allevare i pesci in mare. La rete è nata in Giappone e molti anni fa Maccaferi ha stretto un accordo commerciale con l’azienda che l’ha ideata. La rete era utilizzata con soddisfazione nei i mari giapponesi e del Nord, dove si allevano soprattutto salmoni, ma per poter entrare nel mercato del Mediterraneo ha richiesto una rimodulazione . “Abbiamo dovuto fare una rete dalle maglie più piccole, sembrava un problema banale, ma fin dal primo approccio ci siamo resi conto che non era così”, afferma Ferraiolo. È questa la filosofia che ispira Maccaferri Innovation Center a Bolzano: riuscire a creare modelli perfetti per poi produrli dove serve.

Ma perché innovare proprio a Bolzano e non altrove? “Abbiamo sempre fatto ricerca ma un po’ a modo nostro” dice l’ingegnere. Un modus operandi seguito per 30 anni ma che ad un certo punto ha richiesto un cambiamento di paradigma, arrivando alla creazione di un’unità indipendente e dedicata. “A Bolzano – afferma Ferraiolo – abbiamo trovato un ente regionale che aveva deciso di insistere sulla ricerca e poi, cosa fondamentale, altre realtà con cui è facile interfacciarsi, oltre a un’Università che, volendo crescere e diversificarsi, è molto interessata e curiosa. Così arrivano ogni giorno nuovi stimoli per fare altri progetti”.

L’ecosistema altoatesino fa da acceleratore naturale anche per le tante occasioni di scambio e confronto che propone. La dimostrazione è un progetto che Maccaferri sta portando avanti e che riguarda le frane. Un’idea venuta a Ferraiolo lo scorso anno, durante l’inaugurazione di alcuni laboratori all’avanguardia dell’Università di Bolzano. In quell’occasione si presentava, fra le altre cose, un sistema di rilevamento con droni utilizzato in agricoltura. “Da quell’incontro casuale è nato un nuovo progetto dedicato alla creazione di una piattaforma web collegata alla mia vecchia idea di realizzare una valutazione di impatto ambientale ante operam, cioè ancora in fase di progettazione”. 

Maccaferri ha installato a Bolzano un team che mediamente prevede 7 operatori, di cui 4 lavorano in ufficio nella sede IDM e gli altri tre nel laboratorio di via Altmann. Priorità di Maccaferri Innovation Center è stata fin dall’inizio quella di reperire il suo personale in loco, compatibilmente con la tipologia di professionalità di cui necessitava. In due anni il centro di ricerca ha presentato 4 progetti alla Provincia di Bolzano:  tutti approvati. Il primo è praticamente concluso ed è servito a Maccaferri e Provincia a confermare stima vicendevole e le migliori premesse per l’operatività futura nella prospettiva del previsto approdo nel parco tecnologico in via di costruzione a Bolzano Sud.

Luciana Maci
Giornalista

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

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