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POLITICA E INNOVAZIONE

Future Cities: un libro da far leggere a Destre, Grillini e Sinistre

di Giovanni Iozzia

19 Mar 2018

Come saranno le metropoli del futuro? La risposta in 42 insights raccolti da Stefano Tresca, founder member dell’acceleratore londinese Level39: propongono una cornice capace di dare senso all’impatto di Iot e intelligenza artificiale, realtà aumentata e stampa 3D. E quindi molto utile alla nostra classe dirigente

“Il futuro è qui, solo che non è ancora uniformemente distribuito” è una citazione di William Gibson, scrittore di fantascienza considerato il padre della letteratura cyberpunk. Mi capita di usarla spesso perché ritengo che aiuti a comprendere lo stato in cui ci troviamo oggi, sospesi tra un passato in fase di esaurimento e un futuro che non è ancora completamente configurato. Quindi bisogna volere e sapere vederlo, perché altrimenti si va dietro a schegge senza senso che poi finiscono per confermare lo scetticismo e il “benaltrismo” (c’è ben altro a cui pensare).

FUTURE CITIES, LA CORNICE DELLE TECNOLOGIE DIGITALI

Sono quindi benvenuti tutti quegli strumenti che permettono di ritrovare il senso di quello che sta accadendo, ovunque nel mondo e più velocemente dove minori sono i freni culturali e maggiore la capacità di investimento. Mi è capitato in mano uno di questi strumenti, in ritardo ma al momento giusto: “Future Cities”, libro di Stefano L.Tresca, arrivato alla seconda edizione. Dipendente n.8 di Wind, dopo essersi innamorato di Londra Tresca ha partecipato alla fondazione di Level 39, il più grande acceleratore europeo per il fintech e le future city, appunto, e sempre nella capitale inglese preBrexit ha lanciato StartupHome, co-living per giovani imprenditori. I lettori di EconomyUp conoscono bene Stefano e il suo blog molto seguito, “Oltrebanca”.  Intelligenza artificiale e Internet of Things, droni e stampa 3D, driverless car e smart home diventano molto più comprensibili se inseriti nella cornice delle future city e molto più evidente appare il potenziale del loro impatto.

Tresca negli ultimi quattro anni ha incontrato oltre 120 compagnie che stanno sviluppando tecnologie per le città del futuro. Da questi nascono i 42 insight proposti nel libro: da venture capitalist a manager pubblici ( il CTO di NewYork City), da startupper (c’è anche Domenico Colucci di Nextome) a ricercatori. Con uno sguardo occidentale ma senza dimenticare la frontiera orientale: non a caso la prima, interessante intervista è con Guo Bai, autore di “China’s Development: Capitalism and Empire” e ideatore di una piattaforma cinese simile a Kickstarter (questo insight si può leggere nell’anteprima del volume scaricabile dal blog dell’autore). Molte esperienze e poca teoria.

LA SPINTA DI CUI L’ITALIA HA BISOGNO

Entro il 2025 il 70% delle megacity (più di 10milioni di abitanti) saranno in Asia. È comprensibile quindi che i soldi vadano in quella direzione, ma il futuro riguarda anche le nostre piccole città: molto dipenderà dalle azioni e dalle scelte fatte adesso. Qualcosa sta accadendo anche dalle nostre parti: la spinta verso il 5G serve a creare quella base di connettività necessaria per poter immaginare e pensare nuovi servizi digitali. La banda ultra lagra è la premessa per rendere possibile l’uso dei droni ma anche le applicazioni più avanzate dell’Industria4.0 e la circolazione delle driverless car. Fantascienza? Beh, sempre meno. Il ministro dei Trasporti ha appena firmato il decreto che autorizza i test anche in Italia e  prevede interventi sull’infrastrutture, a partire dalle autostrade e non nel prossimo secolo ma entro il 2025.

Auto a guida autonoma, c’è il decreto che autorizza i test anche in Italia

Commentando il mio post su Facebook a proposito del decreto qualcuno ha scritto: “Ma cos’è UTOPIA?” Ecco a questo Paese serve innanzitutto un salto culturale che può arrivare solo dalla spinta di una classe dirigente che riscopra il valore dell’Utopia e non cerchi solo soluzioni più o meno sostenibili per la decrescita felice. Destre e Sinistre, Grillini e Disillusi dovrebbero tutti leggere libri come “Future Cities”. Anche in inglese alcuni concetti sono molto chiari.

 

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista. Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.

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