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Digital for social

Fondazione Tog, quando la stampa 3D aiuta i bambini con disabilità

24 Feb 2017

Sviluppare software per produrre tutori che aiutino i minori con patologie cerebrali a muoversi meglio. Antonia Madella Noja racconta il progetto “L’Oggetto che non c’è”, premiato da Fondazione Vodafone Italia. E, grazie alla collaborazione con il Fablab Opendot, adesso quell’oggetto c’è…

I bambini nati con gravi patologie neurologiche hanno bisogno di ausili e tutori per muoversi agevolmente, ma spesso si tratta di oggetti costosi, esteticamente poco attraenti, non personalizzati sulle specifiche esigenze di ogni bambino, oggetti che rischiano di farlo sentire ancora più diverso dai propri coetanei. La tecnologia sta contribuendo a cambiare le cose. Ne è un esempio il progetto “L’Oggetto che non c’è” della Fondazione Together To Go (Tog) di Milano, tra i vincitori nel 2016 del bando Digital For Social di Fondazione Vodafone Italia per la digitalizzazione del Terzo Settore.

Realizzato con il Fablab Opendot, ha consentito la realizzazione di un software per la stampa in 3D di tutori e accessori su misura e a costi ridotti per la riabilitazione e la cura di bambini e ragazzi da 0 a 18 anni. Ausili leggeri, colorati, belli e pensati per le singole specificità di ciascun bambino. Il progetto offre inoltre consulenza per i fisioterapisti e le famiglie che collaborano alla riprogettazione e prototipazione di questi ausili  A parlarne con EconomyUp in questo video è Antonia Madella Noja, segretario generale di Fondazione Tog, un centro d’eccellenza che da qualche anno offre terapie gratuite a un centinaio di bambini e adolescenti con deficit motori, cognitivi, comportamentali e di comunicazione.

di Luciana Maci

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