Firma digitale, «Cari notai attenzione a non perdere il treno dell'innovazione» | Economyup
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Il dibattito

Firma digitale, «Cari notai attenzione a non perdere il treno dell’innovazione»

23 Apr 2015

L’esperto di conservazione digitale risponde all’intervento di Sabrina Chibbaro (Notariato) su EconomyUp: «La tecnologia non sostituisce i professionisti, ma il loro contributo si misurerà sulla capacità di ridisegnare i processi per renderli più efficienti ed economici»

Andrea Caccia dell'Anorc
Nel commento pubblicato il 16 aprile dal titolo “I notai: la firma digitale non è un’alternativa al nostro lavoro” Sabrina Chibbaro, notaio componente della Commissione Informatica del CNN, Consiglio Nazionale del Notariato, rispondeva a un’intervista ad Andrea Caccia di Anorc (Associazione nazionale per operatori e responsabili della Conservazione digitale). “La firma digitale – scriveva Chibbaro – non sostituisce, né si può pensare sostituisca tutti i controlli necessari per la costituzione di una società (o per qualsiasi altro atto)”. “Il nostro intervento è ancora quasi più importante nel mondo digitale che nel mondo della firma autografa, perché́ il notaio si assicura che a firmare sia l’effettivo titolare ed evita quindi che il dispositivo venga utilizzato per frodi”.
Andrea Caccia risponde con una lettera aperta inviata a EconomyUp. 

 

 

Gentile dottoressa Chibbaro,
forse la sorprenderà sapere che concordo con buona parte di quanto scrive. So bene che i notai italiani rappresentano un modello di eccellenza, come l’Italia del resto,nell’utilizzo della firma digitale, anche a livello internazionale e concordo sull’esigenza di effettuare i controlli, è ovvio che la firma digitale da sola non può sostituirli.

Entriamo ora nel merito dei punti su cui non sono d’accordo.

Quando scrive che il problema della firma digitale è la mancanza di connessione col titolare non capisco perché questo dovrebbe rappresentare un problema per un utilizzatore generico e non per gli stessi notai che la utilizzano quotidianamente. Esistono contromisure per questo, se il dispositivo di firma viene sottratto è possibile revocare il certificato e questo in pratica blocca l’utilizzo del dispositivo di firma. Le regole per la creazione di una firma digitale sono le stesse, stabilite per legge, sia che a crearla sia un notaio, sia che si tratti di un cittadino o un imprenditore, la tecnologia quindi è sicura.

C’è però un problema di consapevolezza delle funzioni dello strumento e di educazione all’uso. Questo accade ogni volta che si introducono innovazioni ma non deve essere un motivo per avere un blocco, occorre trovare soluzioni che consentano di fare passi avanti. Oggi molte smart card di imprenditori sono nelle disponibilità dei loro commercialisti, questo è illegale ed è necessario ogni sforzo per educare ad un uso corretto. Va comunque sottolineato che gli abusi sono pochissimi e la consapevolezza tenderà ad aumentare se si introdurranno sempre più utilizzi concreti e frequenti della firma digitale, naturalmente in modo graduale e mitigando i rischi con le corrette contromisure.

Vorrei anche ricordare che l’applicazione del Regolamento UE n. 910/2014 introdurrà norme identiche in tutta Europa estendendo inevitabilmente l’uso della firma digitale e rendendo ancora più convenienti le operazioni effettuate senza la presenza fisica delle persone.

A proposito invece dei controlli che oggi effettua il notaio, se si evita la necessità della presenza fisica delle parti questi potrebbero essere inseriti in un processo automatico, magari certificato proprio da un notaio, che limiti le necessità dell’intervento umano solo a specifici casi in cui vengono rilevate anomalie.

Credo che l’innovatività del notaio si dovrebbe misurare non solo dalla capacità di utilizzare le tecnologie nell’ambito di procedure “vecchie” ma soprattutto dal suo contributo, in collaborazione con altre figure professionali, nel ridisegnare i processi per renderli più efficienti ed economici.

Andrea Caccia è componente dell’Advisory Board di Anorc (Associazione nazionale per operatori e responsabili della Conservazione digitale) e membro del Multi-stakeholder Forum on e-Invoicing (fatturazione elettronica) della Commissione Europea. 

di Andrea Caccia*

  • Eugenio Stucchi

    Carissimo Andrea,
    intervengo in un commento perché ti conosco personalmente e quindi non mi stupisce affatto che tu abbia opinioni molto simili a quelle di noi Notai. Ti conosco e ti stimo come ingegnere, esperto di standard e sicurezza e comprendo le tue osservazioni.

    Anzi sono contento di questa discussione perché aperta ed utilissima.

    Se posso tuttavia vorrei cercare di inquadare meglio il problema:

    Il Notaio molto in sintesi non si limita ad “autenticare” i documenti (come nei paesi anglosassoni) ma fa molte e diverse cose.

    -Identifica in modo certo i comparenti.
    -Verifica e garantisce i poteri di chi firma.
    -Indaga la volontà delle parti, si accerta che la stessa sia correttamente e liberamente formata, e vi dà la veste giuridica più appropriata.
    -Garantisce la conformità di quanto stipulato all’ordinamento giuridico, garantendo la circolazione dei diritti in modo certo ed affidabile.
    -Registra, trascrive, voltura, deposita presso il Registro Imprese, e più in generale sovraintende al fatto che nei pubblici registri, siano immessi solo dati affidabili e certi.
    -Calcola ed assolve le imposte per conto delle parti, senza alcun aggio per lo Stato.
    -Non da ultimo, conserva l’atto digitale o cartaceo e rilascia copie autentiche.

    Di tutte queste funzioni, la meno pregnante, e sottolineo la meno pregnante, è sicuramente la mera identificazione, processo che la tecnologia – come tu mi insegni – può in molti casi surrogare con sufficiente certezza. Un’impronta digitale, una scansione della retina o qualsiasi altro sistema equivalente ben possono surrogare l’intervento umano nell’identificazione.

    Ma il punto non è questo.

    Il vero valore dell’intervento notarile non è l’identificazione, bensì il complesso di tutti i punti che sopra ti ho elencato, e che ne loro insieme danno certezza e stabilità al nostro sistema giuridico, fornendo documenti certi, affidabili, legalmente e fiscalmente corretti, sempre reperibili e sempre consultabili.

    Andando ancora più in profondità, la vera cosa importante è che tutte queste cose nel loro insieme, producono un bene quale è l’atto notarile, che è un mattone solido e garantito, sopra cui tutti gli altri attori del mercato con fiducia si possono appoggiare.
    Questo “mattone” non è un bene privato delle parti, ma è un “bene pubblico” che con la sua esistenza garantisce il funzionamento certo del sistema.
    Cosa accadrebbe se questo mattone si sgretolasse all’improvviso, perché ad esempio si scopre che chi ha firmato in realtà non aveva i poteri per farlo? Tutti coloro che si sono appoggiati su tale titolo per i loro rapporti giuridici verrebbero travolti.
    Con un’altra metafora mi piace sempre dire che i notai producono “lampioni”. Sì lampioni, che se da un lato sono commissionati da chi abita vicino ad essi, dall’altro illuminano la strada per chiunque passi. Il notaio quindi non potrà nemmeno se richiesto produrre un atto compiacente, o trascurato, perché l’intervento notarile non è nella disponibilità delle parti, ma è un bene pubblico.

    Ecco anche perché dire che per alcune operazioni il Notaio possa essere facoltativo è un non senso. E’ come dire che i vigili urbani sono facoltativi e chi vuole può ignorarli e circolare come gli pare.

    Ora ragionando onestamente, in un paese ad altissima infiltrazione malavitosa come l’Italia, hai idea di quello che può accadere laddove la costituzione di Società a Responsabilità Limitata sia sottratte ai controlli di cui sopra?
    Lascia stare l’identificazione, ma parliamo di vera indagine della libera volontà delle parti, del corretto assetto giuridico, del controllo su fenomeni di riciclaggio.
    Non hai idea di quante volte nella mia pratica quotidiana io abbia fermato operazioni in cui con tutta evidenza alcune delle parti erano chiaramente non in grado di comprendere effettivamente la portata di quello che stavano facendo, o avevano documentazione irregolare, o volutamente opaca.

    Mi spiego meglio: il Notaio con la sua veste di Pubblico Ufficiale, garantisce che solo ed esclusivamente accordi conformi a legge entrino nell’ordinamento giuridico.
    Più ancora, garantisce che solo ed esclusivamente rapporti veri e giuridicamente stabili e corretti siano annotati sui Pubblici Registri commerciali o immobiliari.
    Pubblici Registri che sono un patrimonio di inestimabile valore, perché consentono attraverso la loro consultazione, la rapida e sicura circolazione dei diritti.
    I Pubblici Registri non esistono ovunque: negli ordinamenti di diritto anglosassone ad esempio – dove coerentemente non esiste una figura notarile paragonabile alla nostra – sostanzialmente sono inesistenti o hanno valore sostanzialmente nullo.
    Il risultato a mio personale avviso è quello di un sistema meno affidabile, che deve quindi compensare la minore certezza iniziale con un maggiore uso del contenzioso in sede successiva. A tal proposito ti ricordo che la percentuale di contenzioso sugli atti notarili è sostanzialmente nulla, contro circa il 12% di quella sugli accordi immobiliari o commerciali nei paesi anglosassoni.

    Il modello anglosassone è come un motore a benzina, forse – e sottolineo forse – con maggiore rapidità o accelerazione in alcuni momenti.
    Noi – assieme a Germania, Francia, ed a tutta l’Europa continentale, oltre a Russia, Cina, qualche stato USA in sostanza oltre 80 paesi nel mondo – invece abbiamo un motore a gasolio che nel lungo periodo è sicuramente più stabile, affidabile e sicuro.

    A prescindere dalle preferenze e dalle caratteristiche di ogni sistema – non sarò così ingenuo da dire che nel Regno Unito e negli USA siano dei barbari del diritto – è una totale follia pensare di mettere semplicemente la benzina nel motore a gasolio, pensando che così tutto funzionerà bene, perché abbiamo visto che così fanno negli USA.

    Questa è una totale follia, sintomo di colossale ignoranza, populismo e cialtroneria politica.

    Nello specifico dire che la “firma digitale” sostituisce il notaio è un non senso, come dire che firmare con la penna verde rende il documento autentico e risolve tutti i problemi.
    L’intervento del Notaio è una “forma” che è richiesta dall’ordinamento per produrre determinati effetti e dare certezza e sicurezza ai Pubblici Registri.
    La firma digitale è invece non una forma, ma solo una modalità di “firma” che nulla aggiunge o toglie alla natura del documento.

    Un ultimo caveat e termino: attenzione. I Pubblici Registri, siano essi Immobiliari, Commerciali, o altro, ripeto sono un patrimonio pubblico che pone l’Italia all’avanguardia nel mondo.
    Sono però come dei pozzi di acqua sicura e certificata da cui tutti attingono. Ma basta avvelenarli una sola volta, e saranno avvelenati per sempre per tutti, perché non potranno più garantire l’affidabilità dei dati in essi immessi.

    Detto questo raccolgo personalmente sicuramente il tuo invito a cogliere i segni dei tempi, e per questo ti chiedo di continuare a stimolare il dibattito e la discussione su questi temi.

    Un carissimo saluto,

    Eugenio

    Eugenio Stucchi
    Notaio, membro della Commissione Informatica del Consiglio Nazionale del Notariato
    membro del Consiglio direttivo di Anorc http://www.anorc.it
    direttore comitato scientifico AIFAG http://www.aifag.it

  • Massimo

    La situazione è semplice. OK per tutte le smartcard del mondo, ma per marketing c’è chi la gabella come una sostituzione della verifica notarile, e gli sciocchi ci credono. Tutto qui. Prima c’era la penna d’oca, ora c’è la smartcard, e se prima ci voleva qualcuno a dirci che la mano che impugnava la penna era quella di Mario Rossi, ora ci vuole qualcuno che ci dica che la mano che infila la smartcard nel lettore è quella di Mario Rossi. Dici che ora le smartcard sono conservate quasi tutte dai commercialisti? Ma quello è niente. Gli abusi sono già tantissimi, e la smartcard non è poi ancora diffusa: basti pensare all’usura, dove chi riceve soldi da in garanzia la sua smartcard. Dici che ci vogliono controlli? Ok. Ma quali controlli ci possono essere diversi da un Pubblico Ufficiale?
    Reputo che il Paese si sta avvitando nell’incertezza e nel caos, vedremo se il PIL aumenterà!