LA POLEMICA

Decreto legge coronavirus: ma l’autodichiarazione di carta non è pericolosa?

A causa del coronavirus, per circolare sulle strade serve un’autodichiarazione che attesti precise necessità. Ma la carta non contribuisce a diffondere il virus? Sarebbe più corretto, dice il giurista Andrea Lisi, che gli organi di controllo, in quanto pubblici ufficiali, registrassero in digitale le nostre dichiarazioni

Pubblicato il 11 Mar 2020

Decreto legge coronavirus: ma l’autodichiarazione di carta non è pericolosa?
Coronavirus e autodichiarazione: c'è davvero bisogno della carta?

Attualmente la legge prevede che, a causa del coronavirus,  si possa uscire di casa solo per esigenze lavorative, motivi di salute e necessità che tuttavia vanno attestate mediante autodichiarazione.

Ma, far circolare carta, non contribuisce a diffondere il virus?

È vero, questa situazione sta favorendo finalmente nel nostro Paese un approccio più coerente verso il digitale e i suoi strumenti di smart working e intrattenimento…Ma poi arriva pronta la burocrazia con le sue autodichiarazioni secondo il DPR 445/2000 che erano state originariamente pensate proprio per eliminare la (troppa) carta “certificata”.

Oggi leggo ovunque, da fonti più o più spesso meno istituzionali, che occorre avere questi moduli stampati e precompilati da esibire prontamente in caso di controlli lungo gli spostamenti consentiti per stato di necessità. E allora tutti a stampare inutilmente moduli e riempirsi le tasche di carta pronta all’uso. Autodichiarazione cartacea ai tempi del coronavirus…

Allora, da giurista direi che è una follia.

Eventuali sanzioni (di carattere penale per violazione dell’art. 650 c.p.) sono previste e applicabili in caso di dichiarazioni non veritiere raccolte dagli organi preposti, ma non perché non si possiedono moduli cartacei che peraltro si potrebbero non avere proprio perché si è chiusi in casa e lì non abbiamo pronta una stampante per l’occorrenza! O no?

E in ogni caso sarebbe stato più ovvio e corretto (e spero che si faccia) che gli organi di controllo, esercitando le loro funzioni di pubblico ufficiale, registrino (magari in forma digitale) le nostre dichiarazioni verbalizzate. Non è mica impossibile eh. Anzi…è più veloce e comodo in un momento di emergenza.

Del resto si prevede una PA digitalizzata nel nostro Paese dagli anni ’90. Davvero non siamo in grado di raccogliere, produrre e registrare affidabilmente documenti informatici contenenti dichiarazioni di nostri cittadini? Peraltro far girare da una mano all’altra questi moduli stampati non contribuisce a diffondere il virus? Pensiamo anche solo che il denaro contante è il miglior veicolo di diffusione del virus…

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Andrea Lisi

Andrea Lisi

Coordinatore Studio Legale Lisi e Presidente ANORC Professioni
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