Bending Spoons: la storia della (ex) startup di Immuni, l'app scelta dal Governo per tracciare il coronavirus | Economyup

CORONAVIRUS FASE 2

Bending Spoons: la storia della (ex) startup di Immuni, l’app scelta dal Governo per tracciare il coronavirus



Una dozzina di app lanciate, 270.000 nuovi utenti al giorno, 50milioni di fatturato e soci eccellenti come i giovani Berlusconi e Giovanni Tamburi: ecco tutto quello che c’è da sapere sulla PMI innovativa di cui è stata scelta l’app Immuni per tracciare il Covid-19. Ecco come dovrebbe funzionare e quando sarà pronta

di Luciana Maci

17 Apr 2020


Il team di Bending Spoons

Quattro anni fa l’allora startup Bending Spoons si era aggiudicata un’asta per andare a pranzo con Riccardo Zacconi, fondatore di King Digital Entertainment e ideatore di Candy Crush Saga, oggi la PMI innovativa è stata scelta dal governo italiano come fornitrice di Immuni, app destinata al contenimento del coronavirus. Quel business lunch, seppure costato 25mila sterline (poi devolute in beneficenza da Zacconi), ha portato fortuna alla società milanese guidata dell’amministratore delegato Luca Ferrari. Che ora dichiara: “Sono molto orgoglioso della passione, abnegazione e competenza dei nostri ingegneri, scienziati e di tutto il team Immuni. Abbiamo fatto, e faremo, del nostro meglio”.

Licenziatario dell’uso del prodotto è la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Bending Spoons agisce in modo gratuito, finanziando i propri costi in autonomia. Ma certamente, per questa impresa italiana che sviluppa app utilizzate da milioni di persone in tutto il mondo (solo per fare un nome, la popolare Live Quiz), l’incarico è un’ulteriore conferma della validità del lavoro svolto finora. Ma vediamo come è nata e cosa fa Bending Spoons, e come funziona Immuni.

L’ordinanza per l’adozione dell’app Immuni

Con un’ordinanza resa pubblica la sera di giovedì 16 aprile 2020, il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, ha disposto la stipula del contratto che darà il via all’app per la raccolta di informazioni utili al tracciamento dei contagi da coronavirus. Incaricata del progetto, è appunto Bending Spoons. La società, ormai ex startup e oggi azienda affermata, si è aggiudicata il bando indetto dalla task force incaricata dal ministro dell’Innovazione, Paola Pisano, al quale hanno partecipato altri 318 candidati.  Il progetto di Bending Spoons è stato portato avanti con la collaborazione del Centro Medico Santagostino, rete di lombarda di poliambulatori pioniera nella digitalizzazione dei propri servizi, che è guidata dall’amministratore delegato Luca Foresti, laureato in fisica e imprenditore. Ha contribuito all’iniziativa anche la società di marketing di Milano Jakala.

Come funziona Immuni

L’app Immuni è scaricabile gratuitamente e può aiutare a tracciare gli spostamenti delle persone, contenendo il rischio di contagio da coronavirus.

I principi di base, nel rispetto delle linee guida europee sulla tutela dei dati personali, sono:

— Garantirà l’anonimato

— Non utilizzerà la geolocalizzazione

— Sfrutterà la connettività Bluetooth (ma, vedi sotto, è utilizzabile anche il GPS)

— Non sarà obbligatoria

Tracciamento dei contatti via Bluetooth

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Il Bluetooth consente di rilevare la vicinanza di due smartphone entro un metro. L’utente potrà quindi sapere se è venuto in contatto con una persona positiva al Covid-19. Sarà inoltre possibile ripercorrere tutti gli incontri di una persona positiva per tracciare e isolare i potenziali contagiati: l’app conserva infatti un registro con i codici identificativi anonimi di tutti gli altri smartphone in prossimità dei quali si è stati vicino.

Diario clinico

Contiene tutte le informazioni personali più rilevanti del singolo utente (sesso, età, malattie pregresse, farmaci assunti, etc.). L’utente dovrà avere cura di aggiornare quotidianamente il diario clinico con eventuali sintomi e dettagli sullo stato di salute.

Immuni: il primo passo di una strategia più ampia

Questo il “pacchetto” proposto al governo. Ma la proposta andrà accolta e declinata secondo necessità. Lo ha spiegato Luca Foresti, il CEO del del Centro Medico Santagostino:”L’app ha tra le caratteristiche il bluetooth, l’anonimato e la volontarietà, ma quali saranno le caratteristiche tecniche definitive sarà una decisione che dovrà prendere il governo, in base alla strategia globale che vorrà mettere in campo. Se vorrà mettere una spinta ulteriore all’app come il Gps, sarà una sua scelta: noi abbiamo fatto un menù con delle caratteristiche tecniche per affrontare il coronavirus, ora le funzionalità tecniche definitive vanno inserite in un disegno globale”.

In altre parole la scelta di Immuni è solo un primo passo, un tassello del mosaico, come scrive in questo articolo Antonio Palmieri.

Quando sarà pronta Immuni?

Il 16 aprile 2020  il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha dichiarato : “Verrà avviata una sperimentazione in alcune regioni pilota per progressivamente estendere la facoltà volontaria, ma speriamo massiccia, dei nostri cittadini a sopportare e supportare questo sistema che ci serve a evitare che si possa replicare la drammatica fase precedente”.

Il tempo è un fattore essenziale, insieme ovviamente alla loro capacità di proporre un’applicazione efficace e di facile uso. Sembra, al momento, che verrà resa disponibile a maggio, ma si attendono conferme e informazioni più dettagliate. In ogni caso, come sottolineato da Foresti, adesso tocca al governo valutare e decidere. 

Oltre ai test regionali, ne partirà uno nelle sedi di Maranello e Modena della Ferrari: il download volontario dell’applicazione verrà proposto ai dipendenti della casa automobilistica. La volontarietà, che era stata caldeggiata anche dalla Commissione europea, coinvolgerà ovviamente anche il resto della popolazione quando l’app sarà disponibile. Per essere efficace, dovrà coinvolgere il 60 per cento degli italiani, si è detto in un primo momento. Purtroppo, a introdurre un elemento di confusione, è stata la decisione di inviare sempre il 16 aprile ai cittadini lombardi un sms con la richiesta di scaricare un’altra app, quella regionale.

Vedremo come si svilupperà la sperimentazione nelle prossime settimane.

Come è nata e cosa fa Bending Spoons

Ma quali origini ha questa realtà innovativa che contribuirà a cambiare la vita degli italiani in tempi di coronavirus? L’idea di Bending Spoons è nata in Danimarca da quattro giovani italiani: Francesco Patarnello, originario di Padova, Luca Ferrari di Verona, Matteo Danieli di Vicenza e Luca Querella di Torino. Tutti ingegneri, tre laureati all’Università di Padova, uno al Politecnico di Torino. Il quinto componente del team, Tomasz Greber, è polacco.

Dopo la laurea i quattro italiani hanno vinto una borsa di studio per conseguire un master a Copenaghen. Una scelta non casuale: la scholarship era prestigiosa e i ragazzi desideravano fare un’esperienza in una nazione nordica. Lì hanno fondato la loro prima startup, Evertail, che dopo due anni è stata chiusa. L’iniziale fallimento è servito per ripartire imparando dagli errori. Hanno poi dato vita, nel giugno 2013, a Bending Spoons, così chiamata da un personaggio del film Matrix, un bambino in grado di piegare i cucchiai. Un riferimento a imprese impossibili, che poi così impossibili non lo sono.

E loro di cucchiai ne hanno piegati con successo in questi anni di attività. Nel 2014, da Copenaghen hanno scelto di tornare in Italia, a Milano. Quello stesso anno si sono dati da fare per vincere il pranzo con Riccardo Zacconi proposto da CharityStars, startup specializzata in aste di beneficenza. In quel periodo l’imprenditore italiano, londinese di adozione, era il personaggio del momento, avendo venduto la sua azienda per la cifra record di 5,9 miliardi di dollari al colosso americano di videogiochi Activision. “Con Zacconi vogliamo fare quattro chiacchiere e sentire cosa ha da consigliarci” ebbe a dire a EconomyUp uno dei fondatori di Bending Spoons, Francesco Patarnello. “Un consiglio da uno come lui può valere quanto un finanziamento. Finanziamento di cui, per ora, non siamo in cerca: stiamo registrando profitti e quest’anno abbiamo assunto 20 dipendenti”. Qualsiasi cosa si siano detti, sembra essere stata utile.

Bending Spoons ha messo in piedi un team frutto di una selezione ossessiva: oltre 40.000 candidature analizzate, migliaia di test valutati e centinaia di colloqui. In Bending Spoons ogni persona ha in media almeno una laurea a pieni voti alle spalle; tra le aziende o gli istituti da cui provengono i membri della squadra ci sono Google, Apple, McKinsey e il CERN. Nell’azienda lavorano ingegneri, scienziati dei dati, esperti di marketing e designer tra i migliori d’Italia e d’Europa.

Bending Spoons: i numeri

Una dozzina di app, oltre 200 milioni di download complessivi, 270.000 nuovi utenti al giorno e 45,5 milioni di fatturato nel 2018 sono frutto del lavoro del team internazionale, composto oggi da oltre 150 persone. In un mercato come quello delle app, in crescita esponenziale ma al tempo stesso altamente competitivo, Bending Spoons si è differenziata scommettendo su un portfolio di titoli che interessa ambiti diversi tra loro: wellness e fitness, ritocco di foto, montaggio di video, sicurezza informatica, intrattenimento, per citarne alcuni. Tutti però sono caratterizzati dall’avere bacini di utenti massivi e globali. “Questa strategia – si legge in una nota – ci permette di sfruttare economie di scala e di allocare in maniera flessibile i capitali (ad esempio quelli che investiamo in promozione) e le persone (ad esempio gli ingegneri che sviluppano i nostri prodotti). Oltre a una strategia inedita, il nostro vantaggio competitivo più importante sono le persone. È per assemblare una squadra d’eccellenza e per dare ai tanti talenti in fuga dal nostro Paese un motivo per restare. Il nostro obiettivo è di diventare numeri uno al mondo nello sviluppo e nel marketing di app. Siamo determinati a riuscirci dall’Italia per dimostrare che non serve essere in Silicon Valley per costruire un’azienda vincente su scala globale”.

Nel 2018 la società milanese ha registrato una forte crescita grazie al successo di diverse app lanciate durante l’anno, tra cui Yoga Wave e Live Quiz. In base agli ultimi dati disponibili risalenti al 2018 (quelli del 2019 si sapranno nelle prossime settimane), l’utile netto si attesta a €3,1 milioni rispetto ai €1,6 milioni del 2017. I ricavi operativi hanno raggiunto i €45,5 milioni (al lordo delle fee di Apple), rispetto ai €9,8 milioni del 2017. L’Ebitda si attesta a €8,3 milioni rispetto ai €3.5 milioni del 2017. “Bending Spoons è a tutti gli effetti una realtà internazionale, con solamente il 2% dei ricavi generati in Italia, 13 milioni di utenti attivi ogni mese sulle nostre app e oltre 200 milioni di download in tutto il mondo” ha dichiarato all’epoca Luca Ferrari.

I giovani Berlusconi e Tamburi nel capitale di Bending Spoons

L’anno scorso, a luglio, la startup ha deciso di aprire il capitale in vista di possibili aggregazioni di mercato e di una futura quotazione a Piazza Affari, della quale si parlava in quel momento.

Nel capitale della società, con una quota complessiva del 5,7%, sono entrati: H14, il family office di Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi, i tre figli di secondo letto del fondatore di Fininvest e Mediaset; Nuo Capital, la holding di investimenti della famiglia Pao-Cheng di Hong Kong; e StarTip, il veicolo al 100% controllato da Tamburi Investments Partners che concentra tutte le partecipazioni in startup e in società attive nel segmento del digitale e dell’innovazione (tra le quali Digital Magics, Talent Garden, Buzzoole e Telesia).

Che cosa fa Jakala, la società martech che collabora con Bending Spoons

Jakala, che ha collaborato con Bending Spoons per il progetto Immuni, è una martech company italiana (il marketech è la tecnologia applicata al marketing) che offre supporto in ambito strategico, analytics, digital e technology. I figli di secondo letto di Berlusconi, già in Bending Spoons, si ritrovano anche nel capitale di Jakala, che è stata fondata e controllata da Francois e Matteo de Brabant. Nel 2000 Jakala aveva come socio di rilievo Europ@web, al tempo holding di Arnault. Poi l’azienda si è rifocalizzata sul marketing e negli ultimi due anni ha visto entrare quali soci di minoranza Paolo Marzotto (10,5%), il fondo Ardian (7,5%), la H14 dei Berlusconi (2,5%) e Davide Serra (2,7%). Non solo, nel 2018, l’azionariato di Jakala si è arricchito anche in virtù di un club deal organizzato dal veicolo Epic di Mediobanca: così al suo interno, seppure attraverso una holding, figurano tra gli altri Renzo Rosso, le famiglie Dompe’ e Branca, i Lucchini, Giuliana Benetton e la stessa Mediobanca.

 

Luciana Maci

Scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp.…