Fondo di Garanzia: che cos'è, come funziona e perché i deputati 5 stelle lo finanziano? | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

IL CASO

Fondo di Garanzia: che cos’è, come funziona e perché i deputati 5 stelle lo finanziano?

di Luciana Maci

14 Feb 2018

Il Fondo di Garanzia, che è al centro di uno scandalo preelettorale, è un’organismo gestito dal Mise per agevolare i prestiti bancari a pmi e startup. È stato rifinanziato nel 2017 con 200 milioni. I deputati grillini hanno deciso di autotassarsi per alimentarlo, ma i conti non tornano. E il “buco” c’era già nel 2014…

Il Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese e per le startup italiane è finito nelle cronache politiche per una vicenda che coinvolge il Movimento 5 Stelle. I suoi parlamentari si sono impegnati a restituire metà di quanto percepito tramite un bonifico destinato al Fondo, che fornisce una garanzia dello Stato a copertura parziale dei prestiti richiesti da piccoli imprenditori e startupper (qui trovi tutti i dettagli su che cosa è e come funziona il Fondo di Garanzia). Nelle intenzioni dei grillini dovrebbe essere un modo per sostenere la piccola impresa che trova spesso eccessive difficoltà nell’ottenere prestiti dalle banche. Sul sito www.tirendiconto.it ogni deputato 5 Stelle pubblica il proprio rendiconto personale, con tanto di copia dei bonifici con le cifre restituite. È accaduto però che alcuni abbiano dato disposizione di effettuare il bonifico, abbiano pubblicato il rendiconto e poi, entro 24 ore, lo abbiano annullato. Per questo motivo la cifra complessiva diffusa dai 5 Stelle non corrisponde a quella effettivamente versata al Fondo di Garanzia: il “buco” arriverebbe a superare il milione di euro.

Già nel 2014 EconomyUp si domandava dove fossere finiti i soldi dei deputati del Movimento 5 Stelle, evidenziando un buco ancora superiore a quello emerso adesso. Il 24 maggio 2014 Beppe Grillo aveva annunciato festosamente sul suo blog che quattro giorni prima i “cittadini a 5 Stelle eletti in parlamento” avevano “staccato un assegno simbolico frutto della scelta di tagliare i propri stipendi e diarie, per un totale di 5 milioni e mezzo di euro fino a qui restituiti”: soldi che sarebbero andati “al Fondo di Garanzia per la piccola e media impresa gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico”.

Il 24 luglio 2014 al Mise risultavano arrivati dal M5S “solo” 1.901.827 euro. Ovvero poco più di 3,5 milioni in meno di quanto sbandierato dal Movimento. Al Mise precisavano di non sapere che fine avessero fatto quei 3.598.173 di euro “fantasma”, limitandosi a confermare l’importo della cifra ricevuta.

Fondo di garanzia: che fine hanno fatto i 5,5 milioni dei 5 Stelle?

Poi i soldi sarebbero arrivati, come si deduce da questa tabella con dati del ministero dell’Economia.

Ma oggi la situazione sembra ripetersi. Così la vicenda è salita alla ribalta mediatica, alla vigilia delle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

Oltre alla mancanza di correttezza e trasparenza, in questa vicenda c’è un altro elemento che appare dissonante: la decisione stessa di contribuire al finanziamento del Fondo di Garanzia.

Il Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi – strumento istituito con la legge numero 662 del 1996, operativo dal 2000 e da giugno 2013 destinato anche alle startup innovative e agli incubatori certificati – è alimentato con soldi pubblici. La garanzia del Fondo è una agevolazione del Ministero dello Sviluppo economico, finanziata anche con le risorse europee dei Programmi operativi nazionale e interregionale 2007-2013. In pratica lo Stato, e nello specifico il Mise, garantisce una copertura ai prestiti che le imprese chiedono alle banche. Questo con l’obiettivo di contribuire ad abbattere il muro che spesso le banche pongono tra sé e i piccoli imprenditori alla ricerca di finanziamenti per far crescere le proprie imprese. Il ragionamento alla base è: se garantisce lo Stato, la banca dovrebbe sentirsi più al riparo e concedere prestiti con maggiore fiducia. Anche se, come ha scritto in passato EconomyUp, non è sempre così: anche con la garanzia del Fondo, diversi istituti  chiedono, o pretendono, dagli imprenditori garanzie molto vincolanti.

I deputati dei 5 Stelle hanno versato per anni soldi (quelli che lo hanno fatto, ovviamente) per finanziare un’organismo gestito dal Mise che ha nelle sue disponibilità soldi pubblici. Ma tutti coloro che pagano regolarmente le tasse alimentano con una parte del proprio reddito le casse statali: la tassa, nell’ordinamento tributario italiano, è una tipologia di tributo, ovvero una somma di denaro, dovuta dai privati cittadini allo Stato per poter usufruire di atti, provvedimenti, beni o servizi pubblici. I finanziamenti a disposizione del Fondo di Garanzia arrivano già dalle nostre tasse. In quest’ottica è come se i 5 Stelle versassero le tasse due volte. Tanto più che la loro tassa bis – quella destinata a sostenere il Fondo di Garanzia – serve a convincere le “odiate” banche a elargire prestiti alle pmi.  Va anche sottolineato che, in seguito alla riforma del Fondo di Garanzia varata con un decreto nel 2017, sono state assegnate al Fondo nuove risorse finanziarie per la concessione di garanzie per un importo pari a 200 milioni di euro.  I 5 Stelle lo sanno?

  • 99 Share
Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale

Articoli correlati