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NUOVE STRATEGIE

Competenze digitali, nei big data contano soprattutto le persone

di Patrizia Licata

12 Set 2017

Una ricerca condotta da Insead svela che nelle aziende all’avanguardia nella digitalizzazione il focus è meno su dati e storage e più su analisi e idee. E che, oltre a specifiche figure professionali, sono necessari nuovi leader per guidare la trasformazione digitale

Nell’era dei Big Data la chiave per il successo delle organizzazioni sono senz’altro gli Analytics, ma in questo concetto vanno incluse le persone e le competenze, non solo le tecnologie per estrarre conoscenza dai dati. Una survey su manager ed executive condotta dalla nota scuola di management Insead sui pilastri del Digital Journey svela che nelle organizzazioni che si sono portate all’avanguardia della digitalizzazione il focus è meno su dati e storage e più su analisi e idee. Questo, sottolineano i top manager intervistati, ha implicazioni sui professionisti e i ruoli di cui un’organizzazione ha bisogno – compresi nuovi leader per guidare la trasformazione digitale.

Chief Digital Officer, un “direttore d’orchestra”

Il concetto di Digital Journey è il punto di partenza: le organizzazioni devono pensare alla digitalizzazione in termini di percorso. Il passo successivo sono le persone, le fondamenta del nuovo modo di lavorare, al cui vertice dovrà essere inserito il Chief Digital Officer (CDO). Questa figura, da non confondere col Chief Technology Officer (CTO), ha il compito specifico di collegare la tecnologia con il modello di business e di allineare le esigenze del mercato con la cultura aziendale. Il CDO deve perciò essere competente e aggiornato sia sulle novità e opportunità tecnologiche sia sui trend e le opportunità di business. Non è necessario che prenda decisioni strategiche, ma deve saper “facilitare e orchestrare”: in particolare, dovrà occuparsi di integrare le risorse chiave di cui l’azienda ha bisogno per il suo viaggio digitale.

Dalla scienza dei dati alla visione del business

Quali sono queste nuove risorse chiave? Quantsdigital natives e suits, rispondono i top manager intervistati da Insead. I quants (letteralmente gli esperti di quantistica) sono gli scienziati puri, i matematici, i cervelloni della programmazione e degli analytics: le aziende non possono prescindere da questi professionisti. I nativi digitali sono ricercati invece perché immersi da sempre nello stile di vita digitale: da loro le aziende si aspettano che sappiano anticipare i cambiamenti futuri. La definizione è comunque ampia e può includere persone meno giovani ma appassionate di tecnologia e con il giusto mindset, che hanno integrato il digitale in ogni aspetto della loro vita (per esempio usano attivamente tutte le piattaforme di messaggistica e video streaming); se hanno anche qualche conoscenza di coding sono una figura ideale per partecipare al Digital Journey. Infine, i suits (letteralmente quelli che indossano giacca e cravatta) hanno una formazione in business planning, marketing, strumenti finanziari, processi operativi: a loro si chiede di monetizzare le opportunità collegando le tecnologie e il mercato.

Digital leadership per “mediare e condividere”

Tuttavia, non basta portare in azienda quantsdigital natives e suits: queste figure vanno messe nelle condizioni di lavorare efficacemente insieme colmando la distanza tra chi sa vedere quanto è “cool” una tecnologia e chi sa capire se ha o no un valore per i consumatori (e il business). E’ questo il compito che spetta ai Digital Leaders: integrare risorse con competenze molto diverse ma tutte cruciali. Si tratta di un ruolo nuovo e complesso: i leader del digitale sono definiti da Insead degli executive a metà nel loro percorso di carriera ma con un alto potenziale e che conoscono bene i metodi sia dei quants, che dei nativi digitali che dei suits. Le loro competenze chiave sono brokerage e storytelling: come i brokers, connettono persone e idee attraverso l’intera organizzazione, creando una sorta di mappa delle attività e costruendo ponti per permettere la collaborazione tra progetti e persone; come gli storytellers, forniscono una narrazione continua del lavoro che viene fatto all’interno del Digital Journey perché sia condiviso con tutti e si abbia un senso chiaro di come andare avanti.

Un viaggio collaborativo

Trovare chi sa coprire questo ruolo è così difficile che molte organizzazioni considerano i Digital Leaders degli “unicorns”. Come attrezzarsi intanto? Nel Digital Journey i processi manageriali di cui le organizzazioni hanno bisogno non sono necessariamente digitali ma devono sicuramente essere social e altamente collaborativi: in attesa che l’unicorno compaia, le aziende possono sviluppare una strategia di collaborazione orchestrata dai CDO che, o si assumono personalmente la responsabilità di integrare le iniziative digitali con quelle di business, o creano figure capaci di farlo, formando gli “unicorns” internamente.

(Questo articolo è apparso per la prima volta su Digital4Executive)

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Patrizia Licata

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