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FORMAZIONE

Competenze digitali: creative coding e robotica dalle elementari per il lavoro del futuro

07 Feb 2018

Solo il 5% dei laureati possiede digital skills, dice una ricerca di University2Business. Il sistema scolastico non sta ancora colmando questo divario. Ma a Milano c’è un esperimento controtendenza: le scuole FAES insegnano il linguaggio informatico sin dal secondo anno della primaria. Partendo dal gioco e dalla creatività

Per tenere il passo con la Digital Transformation è indispensabile investire in formazione. Eppure appena il 5% dei laureati che escono dalle università italiane hanno competenze digitali e imprenditoriali concrete che li rendono pronti al futuro, e 3 responsabili delle risorse umane su 4 ammettono di non riuscire a trovare risorse adeguatamente formate dal punto di vista tecnologico. Ad affermarlo è una ricerca resa nota in dicembre da University2Business, società del Gruppo Digital360: una fetta ancora troppo grande dei giovani italiani è inconsapevole di quanto il digitale stia trasformando la cultura aziendale, i processi e i modelli di business, un gap che il sistema scolastico non sta affatto colmando. Come sottolinea in questo editoriale Mariano Corso, direttore scientifico di P4I, Digital 360, “la trasformazione digitale genera occupazione solo dove si investe in competenza”. Invece il sistema educativo è ancora ampiamente inadeguato ad affrontare la sfida digitale.

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Ma c’è chi va in controtendenza: alle Scuole FAES di Milano da alcuni anni il creative coding e la robotica sono materia di studio curricolare fin dalla seconda classe elementare, o primaria che dir si voglia. Il FAES è un’associazione nata nel 1974 per promuovere la collaborazione educativa tra scuola e famiglia che a Milano gestisce scuole paritarie dall’asilo nido ai licei (classico, scientifico e delle scienze umane), tutte rigorosamente bilingui italiano-inglese e incentrate su uno specifico modello didattico che vede, tra l’altro, la centralità delle soft skills – cioè le abilità trasversali, umane, relazionali e sociali, tanto ricercate dalle aziende – considerate al pari di qualsiasi altra materia di studio.

All’interno delle soft skills rivestono un ruolo prioritario proprio il creative coding e la robotica, che solo alle Scuole FAES di Milano – che oggi contano circa 1000 studenti, con un trend di crescita del 37% – si apprendono a partire dai 7 anni.

Ma in cosa consiste esattamente il coding? “Non certo a fare uscire dalle nostre scuole dei programmatori – spiega Sam Guinea, collaboratore del FAES responsabile del progetto -. Noi intendiamo potenziare già nei bambini il pensiero computazionale facendo riferimento al linguaggio informatico (con coding si intendono le istruzioni operative che si danno a un pc, o a un robot), ma ciò è importante indipendentemente dalla carriera professionale che si sceglierà un giorno, perché ha a che vedere in generale con il problem solving. In estrema sintesi, un problema complesso va analizzato in maniera critica e scomposto in problemi più piccoli in modo da individuare cosa sia fondamentale e cosa no, e quali di questi sotto-problemi siano già stati in qualche modo risolti, da noi o da altri, in modo da adattare e riutilizzare la soluzione. Esponendo i ragazzi al creative coding si insegna loro il valore della sperimentazione e del “fallimento”, che è parte integrante e naturale del processo, e a non arrendersi se all’inizio la soluzione proposta non funziona. Un secondo obiettivo non meno importante è rendere i ragazzi consapevoli della crescente pervasività dell’informatica nella società, in modo che sappiano leggere e capire il mondo che li circonda”.

Tutto questo in un contesto ludico: dalla seconda classe della scuola primaria vengono svolti laboratori settimanali di un’ora utilizzando il programma Scratch, che nasce con l’intento di aiutare i bambini a imparare a programmare attraverso il gioco e la creatività; si tratta di un linguaggio grafico semplice con cui realizzare storie animate, piccoli giochi, progetti di scienze, tutorial di trigonometria, biglietti di auguri animati. I piccoli imparano a risolvere i problemi attraverso la creazione di semplici algoritmi, ovvero attraverso la combinazione di un numero determinato e finito di passi elementari. Questo aiuta a sviluppare in loro un processo di “progettazione”, sperimentando, “leggendo” soluzioni pre-esistenti e a riadattandole al proprio problema, trovando gli errori quando le cose non vanno, in genere ragionando.

Nelle classi quarta e quinta i bambini vengono sollecitati a raccontare storie all’interno di videogiochi,  inventandone i personaggi e facendoli muovere, parlare, interagire. Le ore sono condivise con la docente di arte, che seleziona materiale visivo idoneo a supportare le storie e lo digitalizza.

Nelle classi della secondaria di primo grado, invece, le lezioni di coding vedono l’affiancamento del docente di educazione tecnica: attraverso linguaggi adatti a sviluppatori alle prime armi, come Scratch prima e Python poi, gli studenti arrivano a progettare e a realizzare interamente semplici videogiochi, affrontando logiche algoritmiche più complicate rispetto a quelle viste negli anni precedenti, e si confrontano con la robotica e la sensoristica.

Questo approccio, ovviamente reso maggiormente complesso e adeguato mano a mano che si cresce con l’età, viene poi proposto anche agli studenti dei Licei Faes, per i quali è stata inserita una specifica materia denominata “Digital”. I corsi di potenziamento digitale si concentrano sull’insegnamento delle proprietà fondamentali dall’algoritmica e consistono in un mix di lezioni tradizionali e di didattica progettuale da svolgere in laboratorio: gli studenti dovranno infatti essere in grado di realizzare semplici progetti di artigianato digitale che coinvolgano elementi di informatica, di robotica e di circuiti elettrici.

Sono due i corsi di potenziamento digitale previsti. Uno riguarda i Raspberry Pi, veri personal computer dalle dimensioni leggermente più grandi di una carta di credito che sono sempre più utilizzati nella realizzazione di progetti di Internet of Things: gli studenti dovranno imparare alcuni semplici elementi di circuiti elettrici per poter includere nei loro progetti dei sensori (ad esempio di luminosità, di temperatura, di prossimità) e degli attuatori (ad esempio motori, strisce led). L’altro invece si concentra sullo sviluppo di progetti di robotica, di cui vengono esplorati alcuni degli algoritmi tradizionali: i robot sono realizzati programmando i LEGO Mindstorm attraverso l’uso di Python e resi in grado di affrontare alcune “sfide”, come uscire in maniera autonoma da un qualsiasi labirinto o realizzare semplici bigliettini su carta in base a un insieme di istruzioni forniti dall’utente.

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