Banda ultralarga, a che punto siamo e cosa serve per aumentare la copertura | Economyup
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Banda ultralarga, a che punto siamo e cosa serve per aumentare la copertura



La connettività veloce è una condizione necessaria per la trasformazione digitale. Mai come adesso ci sono stati tanti investimenti, pubblici e privati. Decina (Infratel): «Nel 2020 il 47% delle case coperto con fondi pubblici». Le 5 cose da fare per recuperare il ritardo secondo il Libro Bianco EY sul Digital Divide

di Redazione EconomyUp

14 Giu 2017


La banda ultralarga in Italia avanza, grazie agli investimenti pubblici e privati. Lo sviluppo della connettività, ma anche della sua qualità, è una condizione necessaria per la trasformazione digitale del Paese e delle imprese. Perché non ci possono essere servizi cloud efficienti, oggetti connessi, smart home e smart city senza reti sempre più potenti, perfromanti e capillari.

 LA GUIDA: CHE COS’È LA BANDA LARGA E A COSA SERVE

«Il digitale è un’opportunità straordinaria», ricorda Donato Iacovone, amministratore delegato di EY in Italia e managing partner dell’area mediterranea, «Per questo abbiamo voluto accentrare proprio sul digitale il focus di EY Capri 2017 del prossimo ottobre. Vogliamo condividere le esperienze che già ci sono coinvolgendo l’insieme dell’ecosistema”.

Per cogliere l’opportunità le infrastrutture di rete sono fondamentali e proprio per questo il percorso verso Capri è cominciato con un workshop dedicato alla ultrabroadband, in cui si sono confrontati i principali player del mercato, tutti concordi su una cosa: non c’è mai stato in Italia uno sforzo finanziario così grande per dotare il paese di connessione veloce. Ci sono i 2,6 miliardi di soldi pubblici, ma ci sono investimenti anche ben più consistenti di operatori privati. Il momento, quindi, è adesso per ridurre il digital divide che ancora tocca molte aree del Paese.

A che punto siamo con la copertura? A Telco per l’Italia, l’annuale evento di riferimento per il settore delle telecomunicazioni organizzato da CorCom, Maurizio Decina, presidente di Infratel, ha anticipato che nel 2020 il 47% delle case saranno coperte con banda ultra larga portata grazie ai fondi pubblici, il resto invece dagli operatori privati. Infratel è una società pubblica nata nel 2013 per portare le reti tlc veloci nelle cosiddette “aree a fallimento di mercato”, quelle poco appetibili per i privati che si trovano prevalentemte al Sud. Ha già aggiudicato il primo bando, altri sono in dirittura d’arrivo anche se il lavoro, ricorda Decina in un’intervista a Corcom, andrà avanti per i prossimi tre anni. Anche perché le aree bianche, lì dove la copertura ad alta velocità, manca sono ovunque. «Le aree bianche delle tre gare BUL (banda ultralarga) a concessione sono diffuse nel 95% dei comuni Italiani».

C’è quindi ancora un gran lavoro da fare ma anche grande fermento. «A partire dagli interventi avviati nel 2013, il Governo ha finora già contribuito alla copertura a banda ultralarga di circa il 20% della popolazione: circa 7 milioni di unità immobiliari», ricorda sempre Decina. «Con le gare BUL in corso (circa 10 milioni di unità immobiliari) si arriverà alla copertura con fondi pubblici al 2020 di circa il 44% della popolazione corrispondente a circa il 47% delle unità immobiliari del Paese». C’è poi l’iniziativa degli operatori privati nelle aree economicamente più redditizie.

C’è indubbiamente un’accelerazione nel percorso di riduzione del digital divide. In un anno o poco più l’Italia ha realizzato un salto in avanti nella copertura del territorio e nell’adozione di servizi a banda ultralarga ben superiore rispetto a quanto avvenuto per la banda larga negli anni precedenti e in in un periodo molto più lungo, si fa notare nel Libro Bianco di EY “10 anni di Digital Divide”, realizzato da Roberto Mastropasqua e Silvestro Demarinis. Pur con criticità e incertezze nella fese di execution, le cose stanno cambiando velocemente.  EY sintetizza in 5 punti quel che serve adesso per accelerare lo sviluppo dell’ultrabroadband e di conseguenza della trasformazione digitale:
1. allargare l’ecosistema ultra broadband, coinvolgendo nuovi stakeholder;
2. definire nuove regole di ingaggio tra soggetti di natura diversa e modalità più snelle per gli interventi infrastrutturali;
3. sviluppare un nuovo marketing dell’offerta ultra broadband, che ne valorizzi il valore per l’utenza;
4. valorizzare il contesto locale, come motore dello sviluppo infrastrutturale soprattutto nelle aree produttive;
5. stimolare la trasformazione digitale degli utenti, come presupposto dello sviluppo della domanda ultra broadband.

Redazione EconomyUp