Alec Ross, l'innovazione è ecosistema (non basta investire denaro) | Economyup
Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Alec Ross, l’innovazione è ecosistema (non basta investire denaro)

22 Giu 2016

L’ex consigliere di Obama e Hillary Clinton racconta in un libro “Il nostro futuro”. A EconomyUp dice: «In California non ci sono persone più intelligenti che in Italia. Ci sono solo condizioni migliori». «Perché la PA non fa come le big company? Tre innovatori in ogni ente»

Alec Ross
“Non è che in California ci siano persone più intelligenti che in Italia. È che là le condizioni per innovare sono migliori”: è una sintesi efficace del suo pensiero, quella che Alec Ross affida ai taccuini di Economyup pochi istanti prima di cominciare l’incontro con il premier italiano Matteo Renzi, al teatro Piccolo Eliseo di Roma. Decine di telecamere e di privati cittadini attendono su via Nazionale di poter assistere al dibattito su “Il nostro futuro“, che prende il nome dall’ultimo libro (sottotitolo: ‘come affrontare il mondo dei prossimi vent’anni’) del guru dell’Hi Tech statunitense, ex consigliere di Barack Obama nel corso della campagna presidenziale del 2008 e consigliere per l’innovazione di Hillary Clinton fino a poco più di due anni fa.

Nel suo libro, edito in Italia da Feltrinelli, Ross delinea il mondo che verrà, caratterizzato da una diffusione capillare delle nuove tecnologie che andranno a stravolgere completamente il nostro modo di vivere e lavorare. “Come la terra era la materia prima per il mondo basato sull’agricoltura e le risorse minerarie per quello industriale, così i big data sono il materiale grezzo su cui si sta basando e si baserà sempre di più l’economia mondiale” spiega Ross. Dati da cui partire per poter innovare: “Non c’è alcuna ragione per cui l’Italia non possa sfruttare le possibilità delle nuove tecnologie per rinnovare e stravolgere i suoi storici settori produttivi, quali l’industria e l’agricoltura”.

Ross scrive le esperienze fatte dal vivo nei suoi viaggi intorno al mondo, riportando esempi di futuro i cui segni sono già ben visibili, come l’uso dei robot in Cina per sostituire gli uomini al lavoro. “Tutto il mondo va nella direzione di uno stravolgimento. – dice Ross – Ma non basta investire denaro, serve costruire un ecosistema. La Russia, per fare un esempio, ha investito milioni e milioni per creare una Silicon Valley interna, ma non ci è riuscita. In Corea del Sud invece le innovazioni tecnologiche funzionano perché i cittadini sono pronti a recepirle e utilizzarle”.

Le big companies dell’Hi Tech da sole non possono andare da nessuna parte, senza adeguate politiche dei governi mondiali: “In Europa si pensa di più a come mettere i paletti a Google o Facebook che a creare aziende europee loro concorrenti” continua Ross. L’annosa domanda che ritorna è quindi come e quanto il controllo pubblico debba e possa interferire con lo sviluppo dell’economia e della società, in tempi di globalizzazione e di libero scambio: “In realtà la risposta è nel mezzo. Gli Stati dovrebbero mettere i privati nelle condizioni di poter innovare e investire sui nuovi mercati”, risponde Ross. “Ho salutato con molta gioia la nomina di Diego Piacentini a commissario del Governo italiano per l’innovazione e il digitale. Chiamare il vice presidente di Amazon a ricoprire un incarico del genere fa solo bene all’Italia. Ce ne vorrebbero molte altre di nomine di questo spessore. La Silicon Valley è quello che è perché le multinazionali hanno chiamato a lavorare da loro più di 150 persone fra le più esperte al mondo. E 150 persone messe a lavorare insieme fanno la rivoluzione”.

Il tasto su cui Ross insiste, parlando sopratutto all’Italia, è: perché il meccanismo che funziona per le big companies non potrebbe funzionare per la pubblica amministrazione? “Ogni ente pubblico dovrebbe avere due, tre o anche quattro figure innovatrici ed esperte. Servono persone di successo e manager che sappiano fare business per migliorare la qualità della pubblica amministrazione. Negli Usa Obama ha sfruttato al meglio questo genere di figure e una dose massiccia di innovazione è stata introdotta nel meccanismo della PA. Perché è possibile che anche una pubblica amministrazione innovi la vita dei cittadini che rappresenta”.

Ross, che è nato nel 1971 e ha origini italiane, ha vissuto un anno fra Roma e Bologna, per motivi di studio. Conosce quindi bene il nostro Paese e ha una risposta da dare al perché sia difficile veder nascere in Italia un business fiorente e innovativo, magari sui big data: “In Italia ci sono troppe regole e troppa burocrazia. È tutto un rimpallare fra avvocati e francobolli, quindi diventa impossibile fare business qui da voi”.

  • ITALIANOinUSA

    Sono di nazionalità italiana e sono cresciuto in Italia. Vivo da 6 anni negli USA. Ho realtà imprenditoriali sia in Europa, sia in USA. Per cui ho probabilmente più esperienza -reale- delle differenze. Quello che Alec Ross dice sono bugie e ci sono molte imprecisioni. Se visitate la California, oltre a Silicon Valley, troverete molte realtà di grande miseria: intellettuale, spirituale, ed economica. Troverete una totale mancanza di compassione e di rispetto per le persone anziane, in quanto “inutili”. Troverete società come UBER che “innovano” fottendosene alla grande delle leggi, e fregando i poveri autisti che hanno fatto un mutuo al 9% per comprarsi i 150,000 di medallion (per guidare). L’Italia ha il problema principale che hanno tutte le Nazioni, oggi, una classe politica che è nata 50 anni fa, basata sul concetto della politica come mestiere, e non come servizio alla comunità. Una classe politica dove ad esempio la campagna politica di Hillary Clinton e’ finanziata dalla lobby (cercate i dati sul web). Politici che sanno bene che possono tranquillamente fare cose totalmente ingiuste, perché la macchina delle loro relazioni pubbliche (uffici con decine/centinaia di persone) lavorano sui loro discorsi e creano un “personaggio” che non ha nulla a che fare con le decisioni pratiche che prenderà. L’Italia non deve imparare da Silicon Valley. Sono due entità diverse; l’Italia deve creare applicazioni per semplificare di un 90% la gestione dei piccoli artigiani, che sono la ricchezza della nazione. Non creare regole che vorrebbero forzare le ditte a “diventare di dimensioni più grandi”. L’individualità e la creatività italiane sono la vera risorsa. L’Italia ha anche splendide strutture come le corporazioni. Ma anche lì, quando viste da vicino, si scopre che i rappresentanti delle categorie professionali o artigiane sono sempre gli stessi, per decenni.. Credo che Silicon Valley dovrebbe imparare dall’Europa, a capire che c’è un valore della vita che va oltre alla produttività. In Europa abbiamo creato un amore non per il goal di una professione, ma avevamo la ricchezza di capire che il piacere è NEL FARE. Quello che l’Italia deve imparare dagli USA e che una società si deve poter aprire in 2 giorni; che i lavori di costruzione di un nuovo negozio “start up” non possono richiedere 6 mesi (tanti sanno di cosa parlo!). E infine: le tasse devono essere pagate da tutti; qui in USA le persone sono terrorizzate dall’idea di essere “pizzicate” dall’IRS. In Italia chi evade tantissimo pensa di essere “furbo” (probabilmente per emulazione di “famosi imprenditori” che se ne vantano). I cittadini non possono avere l’impressione di poter fare grandi evasioni senza rischiare tantissimo. — infine: Il commento finale dell’articolo, dove Alec Ross “conosce bene il nostro paese” ha lo sesso valore di quello fatto dagli Italiani che “sono stati in USA” ma hanno visto solo le capitali. Consiglio di visitare la Bible Belt degli USA, gli Stati centrali. Per capire che si: gli USA hanno cose da insegnare, ma decisamente non quelle citate!

  • paolo

    Da leggere anche questa intervista ad Alec Ross sul mondo del alvoro: “Vince il talento” http://www.webuildvalue.com/it/primo-piano/il-nostro-futuro.html

Articoli correlati