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Adozione senza strategia, così la trasformazione digitale delle aziende resta incompleta



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Le imprese italiane hanno adottato il digitale, ma non sempre riescono a trasformarlo in valore. Tra sistemi non integrati, digitalizzazione spinta dagli obblighi normativi e una cultura del dato ancora incompleta, emerge una maturità a due velocità. Parla Riccardo Mangiaracina (Polimi)

Pubblicato il 7 apr 2026



Riccardo Mangiaracina maturità imprese italiane
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Punti chiave

  • Diffusione ampia ma frammentata: la digitalizzazione è spesso basata su sistemi a silos, con limitata integrazione nei processi e nella supply chain.
  • Maturità disomogenea in marketing e dati: CRM e marketing automation diffusi ma personalizzazione e Digital Asset Management limitati; assente una solida Data Strategy per valorizzare la Business Intelligence.
  • Adozione guidata dalla compliance e priorità strategiche: alta diffusione di conservazione documentale e firma elettronica, mentre pagamenti digitali avanzano e e-commerce B2b resta incompleto; la cybersecurity (ruolo del CISO) e investimenti in intelligenza artificiale, Big Data, Industry 4.0 e cloud sono prioritari.
Riassunto generato con AI

La digitalizzazione nelle imprese italiane ha superato la fase sperimentale, ma resta lontana da una piena integrazione nei processi di business. I dati presentati da Riccardo Mangiaracina, Full Professor e Co-Founder del B2c Logistics Center del Politecnico di Milano, durante l’evento LENS 2026 degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, mettono in evidenza un sistema che ha adottato molte tecnologie, spesso però senza una visione unitaria. Il risultato è una trasformazione a metà, in cui strumenti e piattaforme coesistono senza generare pieno valore.

Processi e supply chain: il limite dei sistemi a silos

La diffusione delle soluzioni digitali nei processi core è ormai significativa, soprattutto nelle attività dipianificazione della supply chain. Oltre l’80% delle grandi imprese utilizza strumenti per supportare previsione della domanda, produzione e approvvigionamenti, mentre nelle PMI la quota si colloca tra il 60% e il 70%.

Il problema non è tanto l’adozione quanto l’integrazione. Solo il 60% delle grandi aziende e il 40% delle piccole riesce a garantire un collegamento efficace tra le diverse fasi del processo. In molti casi manca una visione end-to-end, con sistemi che operano ancora in modo isolato.

Marketing e customer experience: maturità disomogenea

Nel marketing digitale emerge un divario tra strumenti di base e capacità avanzate. CRM e piattaforme di marketing automation sono ampiamente diffusi nelle grandi imprese (rispettivamente 82% e 79%), ma la personalizzazione avanzata resta limitata: solo il 36% riesce a sviluppare strategie realmente mirate a livello individuale.

Anche la gestione degli asset digitali evidenzia criticità. Solo il 26% delle grandi aziende utilizza sistemi di Digital Asset Management centralizzati, con impatti diretti sull’efficacia delle iniziative multicanale.

Digitalizzazione trainata dagli obblighi normativi

Una delle caratteristiche distintive del contesto italiano è il ruolo degli obblighi regolatori come leva di adozione. Soluzioni come la conservazione documentale (82%) e la firma elettronica (87%) registrano livelli molto elevati proprio perché necessarie per l’interazione con la Pubblica Amministrazione.

Dove questa spinta viene meno, l’adozione rallenta. Tecnologie legate all’automazione avanzata e al supporto decisionale si fermano tra il 50% e il 60% nelle grandi imprese, con valori ancora più bassi nelle PMI. Il risultato è una digitalizzazione spesso guidata dalla compliance più che da una strategia.

Pagamenti digitali ed e-commerce B2b: una trasformazione incompleta

Il sistema dei pagamenti rappresenta uno degli ambiti più avanzati. Per la prima volta, il valore delle transazioni digitali ha superato quello del contante: il 45% dei consumi avviene tramite carte o wallet, ridimensionando il ruolo della moneta fisica.

Diverso il quadro nelle relazioni tra imprese. L’e-commerce B2b resta poco sviluppato: il valore degli scambi digitali incide mediamente per il 22% nelle filiere e solo il 25% delle grandi imprese dispone di un portale dedicato. Anche l’integrazione del ciclo dell’ordine è parziale: lo scambio digitale si ferma al 56%, mentre la gestione elettronica dei documenti di trasporto al 38%.

Tecnologie consolidate come l’EDI continuano a svolgere un ruolo centrale, ma sono adottate solo dal 57% delle grandi aziende. Il supporto digitale ai processi logistici emerge come uno degli ambiti più arretrati.

Cultura del dato: diffusione ampia, strategia limitata

L’utilizzo dei dati è ormai diffuso, ma non sempre accompagnato da una governance strutturata. Nelle grandi imprese il 93% integra dati provenienti da diversi processi e l’87% utilizza strumenti di Business Intelligence. Nelle PMI, però, questi valori scendono rispettivamente al 27% e al 20%.

Le tecnologie di analisi avanzata sono ancora poco mature. Sebbene il 54% delle grandi aziende abbia avviato sperimentazioni su dati non strutturati, solo il 3% dispone di soluzioni realmente operative e diffuse.

Anche sul fronte delle competenze emergono differenze marcate: il 73% delle grandi imprese ha figure dedicate all’analisi dei dati, contro il 33% delle PMI. Più della metà delle grandi aziende investe in formazione sulla Business Intelligence, mentre tra le piccole questa quota si ferma al 25%.

Il limite principale resta l’assenza di una Data Strategy formalizzata. Solo il 38% delle grandi imprese dispone di una strategia strutturata, nonostante il largo utilizzo di report e dashboard. Senza una visione complessiva, il dato rimane uno strumento di analisi ex post, senza incidere sui processi decisionali in tempo reale.

Cybersecurity: da costo tecnico a priorità strategica

La sicurezza informatica si conferma come una delle principali aree di attenzione per il futuro. I dati mostrano un aumento significativo degli incidenti: nel 2025 sono stati registrati oltre 5.200 attacchi gravi a livello globale, con il 10% che ha coinvolto l’Italia.

L’impatto sulle imprese è rilevante: il 34% delle grandi aziende ha subito danni significativi negli ultimi tre anni, mentre tra le PMI la quota si attesta al 24%.

Sul piano organizzativo si registra una maggiore strutturazione: il 58% delle grandi imprese ha introdotto la figura del CISO (Chief Information Security Officer), contro il 22% delle PMI. Tuttavia, la maturità resta limitata: solo il 28% delle grandi aziende adotta strategie di difesa attiva basate su monitoraggio continuo e automazione, quota che scende al 5% tra le piccole.

Investimenti ICT e priorità per il 2026

La crescita della maturità digitale passa anche da una revisione degli investimenti. Attualmente il budget ICT pesa meno del 3% del fatturato medio, segnalando un margine di sviluppo significativo.

Per il 2026, la cybersecurity emerge come la priorità principale, indicata dal 65% delle grandi imprese e dal 45% delle PMI. Le strategie divergono però per dimensione aziendale: le grandi organizzazioni puntano su intelligenza artificiale (57%) e Big Data (49%), mentre le PMI privilegiano interventi più operativi come Industry 4.0 e cloud, entrambi al 37%.

Oltre l’adozione: il passaggio a una visione integrata

Il quadro che emerge è quello di una digitalizzazione diffusa ma frammentata. Le tecnologie sono presenti, ma spesso non integrate in una strategia coerente.

Il passaggio decisivo riguarda la capacità di superare una logica di adozione “per obbligo” o per singoli progetti, per arrivare a una visione che metta in relazione processi, dati e sicurezza. Senza questo salto, il rischio è quello di una trasformazione incompleta, incapace di tradursi in vantaggio competitivo.

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