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TECNOLOGIA SOLIDALE

Accessibilità digitale in Europa e in Italia, Roberto Scano: “Ecco che cosa cambia dall’autunno”

di Antonio Palmieri

03 Ago 2018

Il 23 settembre 2018 entrerà in vigore la direttiva europea per rendere il web nella PA accessibile anche alle persone con disabilità. La normativa italiana è già avanti su questi temi. Ma ora si chiede al governo di stabilire sanzioni per gli inadempienti. Lo spiega l’informatico Scano, da anni impegnato su questo fronte

Ho conosciuto Roberto Scano nell’autunno 2002. Era un giovane informatico – lo è anche adesso, perché Roberto appartiene alla categoria dei “forever young” – e mi ha fatto conoscere l’accessibilità web. Con Scano abbiamo lavorato per far nascere e migliorare la legge Stanca sull’accessibilità web, prima legge europea sulla accessibilità.

Da sempre Scano partecipa alle attività istituzionali nazionali e internazionali che definiscono le regole sul tema e che ora sono diventate un riferimento europeo. Non a caso è stato nominato lo scorso anno a rappresentare l’Italia nei tavoli tecnici europei dal Commissario Piacentini.

Roberto, cosa sta cambiando in Europa sul tema dell’accessibilità dei siti Web?

Con la direttiva europea 2016/2102, il Parlamento Europeo ha voluto dare un chiaro messaggio agli stati membri: il Web è un canale universale di comunicazione e nell’ambito delle pubbliche amministrazioni ciò  significa il dovere di fornire informazioni e servizi. Un Web della PA non accessibile significa non erogare servizi a una fascia di cittadini che ne ha più bisogno, perché spesso ha problemi di mobilità, dovuta a disabilità fisiche o sensoriali.

E dunque?

Per questo, dopo anni di analisi delle situazioni nazionali, l’Europa ha deciso di invitare gli stati membri ad armonizzare i propri siti web e (novità) le app mobili ad un livello minimo di accessibilità, in rispetto delle specifiche internazionali.

Cosa comporta?

Tra le novità vi è l’obbligo di pubblicare la dichiarazione di accessibilità all’interno del sito Web dell’amministrazione, di garantire un meccanismo di feedback da parte degli utenti direttamente all’amministrazione nonché l’obbligo assegnato agli stati membri di effettuare un costante monitoraggio. La norma inserisce anche la condizione di “onere sproporzionato”, ossia la necessità di definire i casi in cui l’applicazione delle norme in materia di accessibilità sia troppo onerosa rispetto alla destinazione o tipologia del servizio.

Speriamo non ne facciano molto uso. Mi risulta esserci anche un’altra strategica novità…

Sì. La direttiva obbliga gli stati membri ad avviare piani di formazione in materia di accessibilità Web, ovvero a formare il personale delle PA a produrre documenti e contenuti accessibili. Se non insegniamo ai dipendenti pubblici le basi di gestione documentale, di come si crea un documento digitale e di come si archivia… la strada rimarrà tortuosa.

Quali sono i tempi previsti per l’adeguamento?

La direttiva entrerà in vigore negli stati membri il 23 settembre 2018 e queste sono le tempistiche per il recepimento: 1. Siti web pubblicati dal 23 settembre 2018: applicazione della Direttiva a decorrere dal 23 settembre 2019. 2) siti web esistenti prima del 23 settembre 2018: applicazione della Direttiva dal 23 settembre 2020.

Quindi i “vecchi” siti avranno un anno in più rispetto ai nuovi per aggiornarsi. Giusto?

Giusto. Le mobile app dovranno invece adeguarsi dal 23 giugno 2021.

Cosa comporterà tutto ciò per la nostra normativa?

La normativa italiana del 2004, diciamolo con orgoglio, è molto ben allineata alle richieste europee del 2016. In Italia, come ben sai, abbiamo la legge Stanca, articolata in tre documenti: legge, DPR e Decreto con degli allegati in cui il primo, allegato A, contiene i requisiti che si basano sulle WCAG 2.0. L’Italia ha già emanato la legge di delegazione europea 2016-2017, che ha stabilito all’articolo 14 principi e criteri direttivi specifici per l’esercizio della delega al Governo per l’attuazione della direttiva sull’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobile degli enti pubblici. Successivamente all’emanazione della norma tecnica europea (presumibilmente, entro settembre 2018) sarà necessario aggiornare i requisiti tecnici, inserendo i nuovi requisiti specifici per una migliore interazione con il mondo mobile. Contestualmente per supportare la normazione tecnica, IWA (l’associazione professionisti Web) ha avviato un gruppo di lavoro per la traduzione delle nuove WCAG 2.1 , attualmente terminata ed in attesa della pubblicazione finale da parte del consorzio W3C.

E poi?

Il legislatore dovrà intervenire in alcune parti della normativa vigente per garantire innanzitutto le novità introdotte dalla direttiva quali ad esempio: l’obbligo di pubblicazione della dichiarazione di accessibilità, identificazione della realtà che si deve occupare del monitoraggio, definire i limiti all’onere sproporzionato.

A tuo giudizio, come stiamo operando a livello istituzionale, tra Governo e Parlamento?

Al fine di migliorare il testo proposto dal precedente governo, l’attuale Parlamento ha inviato una serie di pareri al Governo, anche seguito delle audizioni delle federazioni in rappresentanza delle persone con disabilità (FAND e FISH). Le attività parlamentari in tema sono terminate il 31 luglio 2018. Ora la palla passa al Governo che dovrà decidere se e come recepire le indicazioni parlamentari e procedere all’approvazione in consiglio dei Ministri.

So la risposta, ma devo farti la domanda a favore di chi ci legge. Quali sono le novità proposte al governo?

Tra le novità che avete chiesto al Governo vi è la richiesta di sanzioni per le amministrazioni inadempienti, ovvero che non risolvono le problematiche sia a seguito di segnalazione da parte del cittadino che del Difensore Civico Digitale.

Ultima domanda. Dal 2004 l’accessibilità digitale non ha fatto molta strada in Italia. Secondo te cosa devono fare le PA per garantire l’accessibilità dei propri siti Web e app mobili?

La risposta che mi viene automatica è: usare il buon senso e sviluppatori con competenze. Il problema dei siti della PA è che attualmente sono diventati contenitori di documenti e di servizi. L’utente esige di poter fruire dei documenti e interagire con i servizi della PA. Se non si sviluppano siti Web accessibili (ed un buon punto di partenza è l’uso del modello AgID per i siti Web delle PA), se le professionalità coinvolte nello sviluppo di codice non hanno conoscenza delle basi di accessibilità delle interfacce continueremo ad avere siti Web visivamente gradevoli ma tecnicamente sviluppati male. Perché, caro Antonio, ribadiamolo: chi non sviluppa conoscendo i principi di accessibilità non è un buon sviluppatore!

Antonio Palmieri

Antonio Palmieri, milanese, esperto di comunicazione, deputato. Da quando c'è Internet sono curioso della Rete. Dal 2002 cerco di valorizzare le possibilità che il digitale offre per una vita migliore

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