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NUOVA IMPRENDITORIA

Foodtech, che cosa fanno le 8 startup incubate a Roma da Startupbootcamp

di Patrizia Licata

26 Gen 2018

Arrivano da tutto il mondo, solo due sono italiani, i progetti selezionati per l’unico percorso di accelerazione globale dedicato all’innovazione nell’alimentazione con sede in Italia. Si spazia dall’uso dell’intelligenza artificiale e dei Big Data fino a nuovi modelli di produzione per la farina

Ci sono alimenti alternativi, app mobili, intelligenza artificiale e analytics tra i progetti delle startup del Foodtech accelerate a Roma da Startupbootcamp FoodTech, uno dei maggiori acceleratori globali dell’agritech e del foodtech, e che si sono presentate agli investitori nel corso del primo Demo Day 2018,

Startupbootcamp FoodTech, parte della rete globale Startupbootcamp di acceleratori di startup focalizzati per settore, è un programma globale di accelerazione foodtech e l’unico del suo genere con un sostegno trasversale tra i diversi attori del settore agroalimentare e tecnologico. Con sede a Roma, ha tra i suoi partner Cisco, Gambero Rosso, Monini, LVenture Group, M3 Investimenti e altri investitori. La rete globale Startupbootcamp conta 21 programmi a Londra, Berlino, Amsterdam, Roma, Dubai, Singapore, Istanbul, Mumbai, Chengdu, New York, Miami, Città del Messico, Città del Capo, con una rete di mentor e alumni in più di 30 paesi; dal 2010 ha accelerato più di 500 startup nei diversi settori, di cui il 71% ha raccolto un finanziamento combinato di oltre 240 milioni di euro.

Il programma intensivo di accelerazione di Startupbootcamp FoodTech dura 3 mesi, durante i quali 10 startup ad alto potenziale selezionate tra le candidature che arrivano da tutto il mondo vengono accelerate nella sede di Roma con il supporto di un team di imprenditori, investitori e partner, tra cui gli imprenditori e fondatori Peter Kruger e Paolo Cuccia, 120 mentor di aziende come Barilla, Metro Group, Lavazza, World Food Program, Bayer, Tetra Pak, Facebook, Monsanto, Amazon, Cisco e oltre 1.000 angel investors e società del venture capital come Accel, Endeit, Earlybird, Sunstone, Google VC, LVenture Group. Al Demo Day di Roma è stata anche annunciata la partnership con Danone che diventa main sponsor di Startupbootcamp FoodTech: insieme agli altri partner del programma Danone contribuirà ad accrescere la presenza di Startupbootcamp FoodTech nell’industria foodtech su scala internazionale.

Le 8 startup del DemoDay sono state scelte tra 750 candidature arrivate a Roma da 70 paesi del mondo. Eccole nel dettaglio. 

CricketOne

Con sede a Ho Chi Minh City, Vietnam, CricketOne ha sviluppato una tecnologia che permette la produzione intensiva in maniera sostenibile e a prezzi accessibili di farina altamente proteica ricavata dai grilli, un ingrediente alternativo per i mercati occidentali, anche la base dell’alimentazione tradizionale per molti paesi orientali. La tecnica di CricketOne permette anche la trasformazione degli avanzi di cassava (o manioca) in alimento per i grilli, l’estrazione di olio per la cosmetica e di sottoprodotti di qualità utili nei fertilizzanti: il processo è così circolare e zero-waste. La startup calcola un potenziale mercato da 1,6 miliardi di dollari nei prossimi sei anni per prodotti altamente proteici ricavati dagli insetti; in Europa vede un mercato da 800 milioni di euro anche grazie alla nuova normativa che consente il consumo degli insetti.

Gabanna

Sede a Le Hague, Paesi Bassi. Alla ricerca di una pasta alternativa ma che sappia di pasta? Per preservare l’italianissima pasta experience ma con ingredienti diversi dal grano, Gabanna ha creato una pasta basata su farina di banane verdi e altri legumi e vegetali, a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di gusto, sostiene la startup. Il mercato della pasta in Europa vale 10 miliardi di euro, di cui il 20% fa riferimento alle paste alternative: è qui che Gabanna vuole diventare la numero uno nei prossimi due anni. I primi mercati da aggredire sono Olanda e Germania.

MyFoody

Con sede a Milano e team tutto italiano, è una soluzione di waste management che combatte lo spreco alimentare e lo trasforma in visite nei negozi. “Siamo gli unici a unire la gestione dei rifiuti con la generazione di traffico”, afferma la startup. Con la app di MyFoody, i supermercati possono tempestivamente inserire i prodotti vicini alla scadenza tra le offerte per il consumatore e rinnovare la relazione col cliente e l’immagine del brand. La app si aggiorna costantemente al variare delle offerte. I supermercati perdono in media il 3% del fatturato annuale in cibi che buttano, circa 200 milioni di euro, senza contare i costi per lo smaltimento di questi prodotti, dice MyFoody, che è già attiva in Italia (con Unicoop Tirreno e Unes, altre partnership sono in fase di negoziazione), ma vuole espandersi in Europa e negli Stati Uniti, mercati “9 volte più grandi dell’Italia”.

OrganizEat

Con sede a Tel Aviv, Israele, questa startup organizza le ricette di cucina in una app mobile grazie a un software di scannerizzazione che permette di inserire nel proprio “ricettario personalizzato” qualunque contenuto con un click: basta lo screenshot. Si tratta di un one-stop-shop per chi ama cucinare, ma “non siamo solo un contenitore di ricette”, avverte la startup: OrganizEat è in grado anche di collegare le ricette con i negozi di alimentari che vendono gli ingredienti necessari e di inserire pubblicità pertinenti. Il mercato potenziale è di 300 milioni di persone nel mondo; Delivery.com e Peapod stanno già testando OrganizEat sulle loro piattaforme. L’obiettivo è conquistare 1 milione di utenti per diventare leader sul mercato delle app che organizzano ricette che conta oggi tanti player ma nessuno con una posizione dominante. 

Orthoponics

Con sede a Bologna, questa startup sviluppa soluzioni di smart urban farming, per produrre facilmente piante e verdure nei condomini. Si tratta per l’esattezza di Agritecture, una fusione di agricoltura e architettura, visto che la pratica agricola viene incorporata negli edifici, per coltivare piante sia edibili che ornamentali sfruttando spazi e risorse minime e sistemi automatizzati che riducono la necessità dell’intervento umano. Il primo prodotto di Orthoponics è Ortho, sistema automatico e modulare di acquaponica.

Serket

Con sede ad Amsterdam, Paesi Bassi, Serket sviluppa software di intelligenza artificiale per l’allevamento dei suini. Il suo software di riconoscimento avanzato aiuta gli allevatori a monitorare e tracciare gli animali singolarmente e automaticamente senza alcun uso di dispositivi hardware sull’animale e riducendo l’impiego di antibiotici, perché l’AI consente un trattamento per singolo animale anziché estensivo e indiscriminato. Il servizio di Serket viene fornito in abbonamento dagli allevatori ma l’azienda vende anche a società terze i dati che aggrega, per migliorare le conoscenze del settore e ridurre costi e rischi. “In Italia già abbiamo progetti in corso con gli allevatori di suini, osserviamo grande interesse verso nuovi modi di fare basati sulle tecnologie”, afferma Serket.

TrySome

Sede a New York City, Usa. L’idea di TrySome nasce dalla passione per gli americani per i “packaged goods”, beni di largo consumo che però spesso hanno uno scarso tasso di sopravvivenza: l’85% fallisce in due anni. Come capire se i consumatori apprezzeranno o no un prodotto? Con l’analisi dei Big data: TrySome è una “data company che conduce analisi per i brand in ogni fase del processo di creazione e lancio del prodotto”, dice la startup americana, che si definisce “veloce e economicamente accessibile”, rispetto alle aziende concorrenti. Per studiare l’accoglienza dei prodotti tra il pubblico, TrySome spedisce ai consumatori campioni gratuiti di prodotti e ne raccoglie e analizza il feedback. TrySome si concentra sui prodotti biologici e per consumatori attenti alla salute e alla difesa dell’ambiente, una nicchia che si sta allargando e dove ci sono migliori potenzialità di crescita.

UNA Smart

Sede a Rochester, Usa. Per gli amanti del caffè, UNA ha sviluppato un sistema che permette di prepararsi una tazza di caffè espresso o americano ovunque ci si trovi, grazie alla sua macchina del caffè compatta e portatile. Non è l’unica sul mercato, ma l’unica che scalda l’acqua da sola, usa cialde eco-friendly, permette di personalizzare miscele e aromi, e ha anche connettività mobile. “Ora puntiamo a velocizzare il go-to-market, l’esperienza ci insegna che chi ha un buon prodotto deve aggredire il mercato subito per battere la concorrenza e remunerare gli investitori”, afferma la startup.

 

Patrizia Licata

Giornalista freelance. Laureata in Lettere, specializzata sui temi dell'hitech e della digital economy, dell'energia e dell'automotive. Scrivo dal 2007 anche per CorCom, parte del gruppo Digital360

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