Open innovation, Deutsche Bank la fa con le startup ma anche con le altre banche

Roberto Mancone, Global Head Disruptive Technologies and Solutions racconta come l’istituto di credito tedesco lavora per innovare il modello di business. Ci sono le partnership con le nuove imprese. Ma anche una nuova società europea, We.Trade, per portare la blockchain nel trading. Il lancio nel 2018

Pubblicato il 06 Nov 2017

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Global Head Disruptive Technologies and Solutions. È la job description di Roberto Mancone, manager italiano nel quartier generale di Deutsche Bank, a Francoforte. Il suo lavoro è portare le tecnologie più dirompenti all’interno della banca e individuare nuovi modelli di business. Perché, come tutti gli istituti di credito, per durare deve cambiare e anche rapidamente.

Roberto Mancone, Global Head Disruptive Technologies and Solutions, Deutsche Bank
Mancone in questo periodo sta lavorando molto sulla blockchain, che è il tema della call per startup lanciata con H-Farm, ma soprattutto l’oggetto di un grande accordo europeo per creare un framework continentale e cogliere le opportunità della “catena di blocchi”. Si chiama We.Trade, è il frutto della cooperazione fra otto banche, ed è stato da poco lanciato al Sibos di Toronto, la più importante conferenza mondiale sui servizi finanziari.

Banche, il modello di business non è più sostenibile

Tutto parte da un assioma ormai abbastanza condiviso nell’industria bancaria: il modello di business attuale non è più sostenibile. «Il cost to serve è troppo alto, senza la tecnologia diventerà sempre più insostenibile», dice Mancone che viene dal Corporate Finance ma è stato a capo europeo dei prodotti della banca commerciale e prima del private banking in Italia. Conosce, quindi, angoli diversi dell’azienda. «Negli ultimi anni le startup fintech specializzate su attività verticali hanno cominciato ad erodere nostri business tradizionali. Se poi aggiungiamo che player come Amazon cominciano a erogare credito, il quadro è completo. Adesso si sta lavorando sulla riduzione dei costi, ma oltre un certo limite non si potrà andare». A completare lo scenario da gennaio ci sarà la PSD2, la direttiva europea sull’open banking. «Il 2018 sarà la palestra, ma nel 2019 si cambia davvero». Bisogna quindi arrivare preparati all’appuntamento.

Le parole chiave del cambiamento per l’industria bancaria

Come si cambia? Le parole chiave sono tre: AI, IoT, Blockchain. «Per creare efficienza e aumentare l’engagment con i clienti serve un advisory aumentato dall’intelligenza artificiale», osserva Mancone. «E anche l’uso dei dati deve cambiare. I big data non sono più quelli tradizionali sulle transazioni già fatte. Grazie alle nuove tecnologie si può andare dal cliente prima che faccia la transazione, prevedendo il suo bisogno e potenziando la consulenza». La divisione di Mancone lavora con vendor e acceleratori in tutta Europa per portare le tecnologie e i nuovi modelli di business all’interno della banca. Obiettivo: cambiare i processi od ottimizzare quelli esistenti.  Per raggiungerli si cercano idee anche dalle startup. «Abbiamo già diverse esperienze di partnership con startup in Germania», racconta Mancone. «C’è anche un orientamento a investire nelle nuove imprese quando sono coerenti allo sviluppo di nuovi servizi e sono scalabili su altri Paesi». In Germania Deutsche Bank collabora con Axel Springer, a Tel Aviv con TheFloor. La struttura di innovazione della banca dipende dal Chief Digital Officer del Gruppo ed è inserita all’interno delle line di business. «Non facciamo solo ricerca e sviluppo», spiega Mancone. «Noi lavoriamo per implementare la tecnologia innovativa in azienda, per generare nuovi prodotti e reingegnerizzare processi esistenti». Nella Digital Factory lavorano circa 400 persone dedicate allo sviluppo dell’innovazione, ma distribuite nelle varie funzioni aziendali.

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Una nuova società europea di banche per la blockchain

La blockchain è il tema del momento. Anche perché non ce n’è solo una, ricorda giustamente Mancone. La DLT (Distributed Ledgers Technology) risolve problemi di efficienza e di sicurezza e non ha bisogno di regolatori: è già un ottimo strumento per condividere documenti certificati. Lo Smart Contract è una lista di eventi ai quali devono corrispondere precise azioni: va benissimo per la gestioni di relazioni d’affari. C’è poi la Crypto Currency, dove servono regole, ma che sarà utile nei pagamenti istantanei machine to machine per l’identità degli oggetti digitali. Le banche lo sanno. «Noi abbiamo già fatto due proof of concept, due test di smart contract applicato alla gestione dei finanziamenti e una simulazione di emissione di bond attraverso blockchain», dice Mancone, che è l’unico italiano (seppure per una banca tedesca) del team che ha lavorato su We.Trade: otto banche europee ((Deutsche Bank, HSBC, KBC, Natixis, Rabobank, Societe Generale, UniCredit e Santander) hanno prima creato un consorzio e adesso una nuova società per lanciare una blockchain possibile (DLT + Smart Contract)  per il trading digitale. «È stato fatto tutto con una rapidità impensabile, visti i soggetti coinvolti», ricorda Mancone. «Abbiamo cominciato a lavorare al progetto nel dicembre 2016, l’accordo è stato raggiunto in tre settimane e fissare la governance non era facile visto il coinvolgimento di 180 persone. A fine marzo è stata fatta la selezione del partner tecnologico, che è IBM. Ed è stato possibile perché abbiamo scelto un modello agile, senza waterfall. Se qualcuno mancava, si andava avanti». Scelto il brand, adesso si lavora per costituità la nuova società. La roadmap prevede i test in febbraio e il lancio del prodotto nel secondo trimestre del 2018 e poi la diffusione in tutta Europa. Un progetto dove le banche sperimenteranno come cambiare significa anche lavorare con i concorrenti per presidiare i mercati con nuove presenze e nuovi servizi.

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