Banking-as-a-Service: che cos'è e come lo fa SolarisBank (che arriva in Italia) - Economyup

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Banking-as-a-Service: che cos’è e come lo fa SolarisBank (che arriva in Italia)



solarisBank è stata tra le prime startup fintech in Europa a legare il proprio modello di business al concetto di Banking-as-a-Service, fondato sull’erogazione in cloud dei propri servizi bancari a realtà fintech e società digitali che non dispongono di una licenza bancaria

21 Mag 2021


In principio fu Vivid Money, ora tocca a solarisBank AG sbarcare in Italia. La piattaforma leader in Europa per il Banking-as-a-Service si appresta infatti a seguire il solco tracciato dalla sua società partner – a cui “concede” la propria infrastruttura bancaria -, che il mese scorso ha fatto il suo ingresso nel mercato italiano. La data esatta ancora non la si conosce, ma è solo una questione di tempo, visto che l’espansione verso il Belpaese rientra a pieno titolo nell’attuale strategia aziendale della startup fintech berlinese. Prima di redigere una sorta di breve prontuario riguardo tale realtà e il suo modello di business, in modo da non risultare impreparati in vista del suo imminente approdo nel nostro paese, è opportuno sviscerare il concetto di Banking-as-a-Service – accennato in precedenza – attorno al quale ruota l’universo di solarisBank.

Che cosa s’intende per Banking-as-a-Service?

Le mutate esigenze dei consumatori, che richiedono ormai trasversalmente un grado sempre più elevato di personalizzazione dei servizi, e le recenti direttive in materia (PSD2), promulgate per venire incontro proprio a queste rinnovate pretese, stanno rivoluzionando il sistema finanziario. La capacità di mettere al centro il cliente con il suo bisogno estremo di servizi digitali immediati, la cosiddetta customer centricity, è diventata cruciale per gli operatori del settore che, per forza di cose, hanno cominciato a muoversi in questa direzione. Così molte startup fintech hanno iniziato a cercare di soddisfare questa nuova domanda digitale, attivandosi per fornire servizi finanziari veloci, semplici e su misura. Tuttavia, per fare tutto ciò, è necessario disporre di una licenza bancaria. E a causa della rilevanza sistemica delle banche per il funzionamento dell’economia, una tale licenza non è certo semplice da ottenere: i governi di ogni paese per rilasciarla impongono non solo requisiti patrimoniali di notevole portata, ma soprattutto il rispetto di rigide normative in materia di riciclaggio di denaro, segreto bancario e protezione dei depositi, oltre all’osservanza di una serie di altri stringenti vincoli. Ed è proprio qui che entra in gioco il paradigma del Banking-as-a-Service.

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Come è cambiato in Italia il quadro normativo dei pagamenti digitali verso la PA?

Si tratta di un modello per cui le banche autorizzate estendono i loro servizi finanziari online al di fuori dei rami tradizionali, erogando in cloud queste loro funzionalità ad attività esterne al circuito tradizionale (solitamente start up fintech e digital company). Queste ultime possono così offrire ai propri clienti servizi bancari digitali come conti bancari online, carte di debito, prestiti e soluzioni di pagamento, senza dover necessariamente acquisire una propria licenza bancaria. Il server delle banche comunica tramite API e webhook con quello della digital company, incentivando l’utente a fare business attraverso le esperienze mobile e web alle quali è abituato. La società che si appoggia alla piattaforma BaaS non entra mai veramente in possesso dei soldi del cliente, agisce semplicemente come un intermediario, pertanto non è gravata da nessuno di quei doveri normativi che una banca si trova quotidianamente a dover adempiere. Oggigiorno, dunque, grazie al modello BaaS, praticamente qualsiasi azienda digitale, eseguendo delle basilari procedure di programmazione, può diventare un fornitore di servizi bancari. Per questo motivo le piattaforme BaaS rientrano nel novero delle white label bank, visto che l’infrastruttura tecnica “prestata” viene re-brandizzata dalla società che ne usufruisce.

Dopo questa breve digressione, dovrebbe essere chiara l’idea alla base del progetto di solarisBank, nonché il motivo per cui Vivid Money si avvale dell’infrastruttura di proprietà della fintech berlinese.

Che cosa fa solarisBank e com’è strutturata?

Solarisbank è stata concepita nel 2015 come parte di Finleap, un costruttore di società fintech con sede a Berlino, al fine di offrire, almeno inizialmente, servizi finanziari alle altre realtà del gruppo. È stata poi lanciata ufficialmente nel marzo 2016, dopo essersi assicurata una licenza bancaria completa dalla BaFin, l’autorità di regolamentazione finanziaria tedesca.

Ad oggi, Solarisbank ha raccolto più di 160 milioni di euro, in quattro round di finanziamento, da una base di azionisti bluechip, tra cui Digital Impact Fund di ABN AMRO, BBVA, finleap, Global Brain, HV Holtzbrinck Ventures, Lakestar, Samsung Catalyst Fund, SBI Group, Storm Ventures, Visa, Vulcan Capital e yabeo Capital. L’ultimo, quello di serie C, datato 2020 e dal valore di 60 milioni di euro, è stato guidato da HV.

Grazie anche a queste linee di credito favorevoli, la società ha ampliato in poco tempo i propri orizzonti, aprendosi a un numero sempre maggiore di clienti, approdando con essi in diversi mercati esteri. Queste nuove partnership (tra le più significative quella con Samsung Pay, dove solarisBank con le sue API connette l’app e i conti personali degli utenti) hanno generato una mole di lavoro tale da rendere necessaria l’assunzione di nuovi dipendenti, che oggi sono più di 300.

solarisBank, dai pagamenti virtuali alla blockchain

solarisBank, come detto, è stata una delle prime fintech dell’UE a concretizzare il concetto di “Banking as a Service” e a mostrare i vantaggi della creazione di nuovi modelli di business fondati su tale paradigma. Attraverso l’uso di API, la piattaforma di solarisBank offre una gamma completa di servizi bancari generici per tutti i tipi di attività digitali, che vanno dai pagamenti virtuali, a conti e carte di pagamento, depositi e transazioni, fino a servizi di identificazione digitale e di lending.

L’azienda, dal 2018, ha poi cominciato a strizzare l’occhio all’universo blockchain, lanciando Blockchain Factory – un servizio che consente alle startup pioniere del settore di integrare facilmente questa tecnologia – con l’obiettivo di colmare il divario tra l’ecosistema bancario e quello delle criptovalute. Le proficue collaborazioni instaurate con realtà come Bitwala, Bison e BSDEX di Börse Stuttgart dimostrano la bontà e la lungimiranza di tale visione. Con l’intento di creare un ambiente ancora più fecondo per la proliferazione di progetti decentralizzati, la startup berlinese a fine 2019 ha costituito la solaris Digital Assets, società controllata al 100% da solarisBank AG che mette a disposizione una piattaforma, accessibile tramite API, finalizzata alla custodia di asset digitali. Questa soluzione white label di custodia digitale può essere combinata con servizi finanziari digitali, quali conti bancari online e procedure di identificazione, in un’ottica organicistica conforme alle esigenze di tutti gli attori in gioco. In fondo la mission aziendale è proprio quella di diventare un ecosistema digitale globale per i servizi finanziari: uno spazio in cui ogni realtà può costruire i propri prodotti bancari, moderni e scalabili.