Open banking: 35 milioni per TrueLayer, startup "italiana" a Londra | Economyup
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FINTECH

Open banking: 35 milioni per TrueLayer, startup “italiana” a Londra



Fondata nel 2016 da Francesco Simoneschi (il CEO) e Luca Marinetti, la società è un provider di financial APIs che conta di connettere grand parte delle banche europee entro il 2019. A guidare il round Tencent, la holding di Wechat, e Temasek, finanziaria del governo di Singapore che gestisce un portafoglio da 300 billion

di Giovanni Iozzia

10 Giu 2019


Mega investimento per TrueLayer, startup fintech per l’open banking basata a Londra ma fondata da due italiani: Francesco Simoneschi, che è il CEO, e Luca Martinetti. A guidare il round di serie C da 35 milioni sono due colossi come Tencent e Temasek: Tencent è la holding cinese che, grazie a WeChat, vale più di Facebook; Temasek è una società di investimento del governo di Singapore che gestisce un portafoglio di oltre 300 billion.

Che cosa fa TrueLayer

TrueLayer, fondata nel 2016, è un provider di financial APIs: è stata una delle prime società in Gran Bretagna ad essere autorizzata come istituto di pagamento dalla FCA (Financial Conduct Authority) per poter gestire dati e pagamenti in regime di Open Banking, come previsto dalla  direttiva europea PSD2. Con questo round, a cui hanno partecipato i precedenti investitori che sulla società hanno già puntato 7,5 milioni nel 2018la startup arriva a una raccolta di 47milioni di dollari.

A che cosa serviranno i 35 milioni

I capitali raccolti sono destinati allo sviluppo di TrueLayer in Europa ( conta già entro quest’anno di connettere gran parte delle banche del Vecchio Continente) e verso Australia ed Asia. Le tappe europee sono Germania, Francia, Italia e Spagna in partnership con altre società come Monzo, Zopa, ClearScore, Plum, Emma, CreditLadder, Canopy e ANNA Money.

Francesco Simoneschi, founder True Layer

Lo sviluppo dell’open banking, non solo in Europa

A un anno dalla emanazione della direttiva europea PSD2 (maggio 2018), il 2019 si confrerma l’anno di svolta per l’open banking. Il 14 marzo è cominciato il periodo di test e dal 14 settembre gli istituti di credito dovranno aprire le APIs. È di pochi giorni fa un altro importante investimento, almeno per l’ecosistema italiano: 4,5 milioni per la startup Yapily.

“Nel corso dell’ultimo anno abbiamo visto una robusta crescita del concetto stesso di open banking, ma siamo ancora all’1%. Abbiamo una lunga strada da fare”, conferma Simoneschi, che ricorda: “Solo in UK 4 milioni di persone non hanno ancora accesso al credito, 20 milioni stanno usando i prodotti finanziari sbagliati e 5 milioni di Pmi sono alle prese con problemi di liquidità. TrueLayer sarà un abilitatore di innovazione finanziaria capace di rimuove le frizioni che ancora esistono tra banche e mercato”.

D’altro canto, L’open banking è una tendenza che dall’Europa raggiungerà presto i mercati del FarEast dove si stanno mettendo a punto legislazioni che prevedono, appunta, l’apertura dei sistemi degli istituti di credito a nuovi player in grado di proporre nuove tipologie di servizi

 

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.