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NORME

Libra: perché la criptovaluta di Facebook può mettere a rischio il ruolo dello Stato



La proliferazione di criptovalute come Libra potrebbe portare a una radicale revisione delle regole statali sulle politiche monetarie. Per esempio: se i cittadini useranno una o più cryptocurrencies, perché dovrebbero pagare le tasse allo Stato? Un’analisi di Lexia Avvocati

di Francesco Dagnino, Filippo Belfatto

17 Set 2019


Libra è una valuta digitale ancora non regolamentata che, in futuro, potrebbe arrivare a mettere in discussione il ruolo degli Stati nell’ambito della disciplina monetaria. In questo intervento per EconomyUp l’avvocato Francesco Dagnino, co-fondatore di Lexia Avvocati, società che ha dato vita ad un osservatorio sul mondo Fintech, insieme con Filippo Belfatto, mette a confronto il Bitcoin e il progetto della Libra Association per la criptomoneta di Facebook. Il focus è giuridico: quale ruolo avranno gli Stati con l’avvento delle valute alternative? Vediamolo insieme.

Quando dieci anni fa veniva pubblicato in rete il white paperBitcoin: A Peer-To-Peer Electronic Cash System” firmato Satoshi Nakamoto, alla domanda “che cosa ne pensi di bitcoin?” quasi sempre la risposta era – ed è – “non lo so, che cosa è?”. Oggi, nonostante tanti non sappiano che cosa è l’ecosistema Bitcoin, tutti parlano , leggono e formulano argomentazioni su Libra, la criptovaluta di Facebook. Due nette differenze caratterizzano le entità Bitcoin e Libra: confrontando i due beni digitali si è scelto di analizzare e studiare la creazione di Libra Association.

Differenze tra Bitcoin e Libra: il primo autonomo dal suo creatore, la seconda no

Libra Association è un ente giuridico appositamente costituito per governare e guidare l’evoluzione dell’ecosistema che si genererà attraverso Libra. Nel 2009, Satoshi Nakamoto non ha mai rivelato la sua identità lasciando di fatto il controllo e lo sviluppo (o il regresso) di Bitcoin alla umanità. Il dato da evidenziare è l’autonomia tra il creatore e la creazione ampiamente presente in Bitcoin e assente in Libra. Il rilievo è fondamentale, in seguito si apprezzerà maggiormente l’importanza di questo concetto poichè è alla base di alcuni precipitati, anche giuridici, scagliati da Libra sulla società.

Differenze tra Bitcoin e Libra: la risonanza mediatica

Il secondo elemento che differenzia le due criptovalute è l’eco mediatico e istituzionale esistente, derivato principalmente dalla pubblicazione del white paper An Introduction to Libra”. Molte sono le criptovalute create quotidianamente, eppure nessuna ha la “risonanza” di Libra. Confrontando i due white paper il più recente ci insegna che l’autore, il suo nome e la sua “autorevolezza” hanno un peso specifico in grado di influenzare l’attenzione rivolta, dal mondo, al bene digitale “pubblicizzato”. L’effetto è la creazione di interessi, aspettative, speculazioni e prospettive in un lasso di tempo immediato. Libra, lo precisiamo, è di “proprietà” di Libra Association, associazione a cui hanno aderito – tra gli altri – Mastercard, PayPal, Visa, Stripe, eBay, Facebook/Calibra, Spotify AB, Uber Technologies Inc, Iliad, Vodafone Group, Coinbase UNc, Xapo Holdings Limited, Andreessen Horowitz, Union Square Ventures, Women’s World Banking. L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere i 100 associati entro la prima metà del 2020, parole nel white paper). La criptovaluta di Facebook è diventa rapidamente realtà di vita quotidiana imponendo analisi giuridiche, economiche, filosofiche ancora prima della sua esistenza. Contrariamente è dal 2009 che con bitcon si possono comprare beni di vario tipo, per esempio due pizze.

Differenze tra Bitcoin e Libra: il primo a-legale, la seconda non regolamentata

Nel prosieguo si è scelto di adottare la logica che detta il procedere delle argomentazioni di diritto. Innanzitutto è necessario definire Libra. Per quanto illustrato non è perfettamente corretto ascrivere nella categoria “criptovaluta” la creazione di Zuckerberg e Associati. Momentaneamente per comodità argomentativa assumiamo invece che lo sia. Poiché Libra è una criptovaluta quali sono le conseguenze giuridiche? Dipende. Alcuni Stati hanno qualificato le valute digitali non rappresentative moneta avente corso legale come illegali. In questi territori Libra – come le altre sue consimili – se utilizzata integra una fattispecie di reato; diversamente altri Stati non hanno ancora preso una posizione giuridica. In alcuni Stati silenti come l’Italia, Libra non è definita dalle norme. Se una fattispecie non è definita rimane non vista e al di fuori delle restrizioni e garanzie del sistema. Per questo si può ritenere che il genus Bitcoin sia a-legale, la species Libra momentaneamente non regolamentata.

Moneta legale e denaro alternativo: cosa dice la giurisprudenza

Le criptovalute a-legali sono decentralizzate ovvero non è individuabile un soggetto emittente poiché fanno uso della tecnologia Blockchain permissionless. Queste di fatto aggiornano ai nuovi standard tecnologici situazioni monetarie studiate in passato dagli economisti. Da secoli è riconosciuta la possibilità che all’interno degli Stati coesistono molteplici valute. La legge non ha vietato in passato e non vieta tuttora la presenza e l’utilizzo sul territorio statale di molteplici forme di denaro utilizzate per instaurare e regolare negozi giuridici. Ad esempio, in Italia, poiché questa è all’interno dell’Unione Europea, è reato la creazione e la contraffazione di Euro in quanto solo e unica moneta avente corso legale. Stante questo divieto in passato equivalente divieto era previsto per la Lira, comunque per un lasso di tempo molto rispetto questa era affiancata da una moneta alternativa il cosiddetto miniassegno. Infatti, i teorici dell’economia ammettono pacificamente la possibilità che all’interno del territorio di uno Stato possano coesistere: (i) moneta avente corso legale, (ii) denaro alternativo, (iii) denaro complementare, (iv) moneta concorrente e (v) denaro/moneta illegale. L’economista Friedrich von Hayek sviluppa questa condizione monetaria teorizzando la dottrina della concorrenza di moneta all’interno dell’opera “La denazionalizzazione della moneta”.

Libra: verso una regolamentazione indiretta

La Blockchain permissioned che è alla base di Libra ha qualche implicazione giuridica? Al netto del tema di indagine della effettiva coercibilità della legge verso il mondo digitale, è più agevole ipotizzare una futura regolamentazione di Libra rispetto al Bitcoin. Nello specifico, le norme si rivolgono a soggetti definiti, nell’ecosistema Bitcoin non “esiste” un proprietario. Invece, la Libra Association e i membri associati sono soggetti giuridici, sono loro garantiti diritti e imposti obblighi. La regolamentazione indiretta di Libra potrebbe essere una via percorribile, permane il dubbio in merito a chi è competente a creare le norme.

Individuare quale giurisdizione – o quali – sia competente per regolamentare Libra segna un ulteriore passo evolutivo nel mondo delle criptovalute. L’attività normativa veicola la prospettiva dalla quale il soggetto osservatore/legislatore decide di interagire con l’oggetto. L’auspicio è che il soggetto incaricato di questo compito rimanga il più neutro e distaccato dagli interessi soggettivi. Poiché Bitcoin è decentralizzata, la comunità di utilizzatori e sviluppatori di una criptovaluta regola e tutela il bene supra-individuale digitale rivendicando autonomia da ogni forma di istituzione. Libra, invece, può essere vista come la sintesi delle posizioni e degli interessi degli altri soggetti. La Libra Association è incaricata dello sviluppo della criptovaluta e della Blockchain alla base del progetto, ha quindi interessi simili a quelli della comunità Bitcoin. Allo stesso tempo, però, in quanto soggetto giuridico riconosciuto è intitolato a “trattare” con gli Stati per determinare se e in quale misura regolamenta Libra. Perché gli Stati dovrebbero essere proni a trattare con un soggetto privato? Perchè il passo evolutivo fatto con Libra concretizza profili critici del mondo giuridico ed economico nati con Internet. Nello specifico, un soggetto privato, battendo sul tempo gli Stati, ha realizzato il denaro digitale alternativo globale (di proprietà privata). L’opera è stata possibile perché al contrario degli Stati, Libra Association non è vincolata ad un territorio, il suo prodotto/servizio è svincolato dai vincoli – giuridici e quindi economici – territoriali che, invece, legano ancora le monete aventi corso legale.

Criptovalute e giurisprudenza: tutti i quesiti sulle regole

Il mondo delle criptovalute comprende persone “volenterose” ovvero digitalmente alfabetizzate capaci di superare lo scoglio tecnologico imposta dalla immaturità della tecnologia. Questa élite ha la possibilità di stipulare negozi giuridici servendosi di denaro dal genus eterogeneo:

  1. Monete aventi corso legale, le quali sono di proprietà privata-Statale, sono regolamentate secondo la volontà del proprietario, si inseriscono alla perfezione entro i meccanismi normativi e sono utilizzate prevalentemente entro il territorio dello Stato proprietario;
  2. Criptovalute popolari (bitcoin), la comunità ne determina la vita, lo sviluppo e la morte, o vengono dichiarate illegali da una Stato oppure la tecnologia le rende globali e le caratterizza per essere un bene utilizzabile ovunque. Per gli Stati è difficile inserirle nei meccanismi di diritto perché riescono solo minimamente a regolamentarle. Tra l’altro non è individuabile un soggetto qualificato, “autoritario”, con cui pianificare qualsiasi termine e condizione per avviare il processo di regolamentazione; e
  3. Criptovalute delle Corporazioni, soggetti privati che sulla base della tecnologia Blockchain creano beni digitali accessibili globalmente pensati, tra le altre cose, per essere un medium di scambio nei negozi giuridici, come avviene per le criptovalute popolari. Almeno fintanto che uno Stato non sviluppa meccanismi coercitivi rappresentativi della volontà del Leviatano efficaci sulla realtà digitale, i proprietari-sviluppatori della criptovaluta possono essere assoggettati alla legge statale.

Da una prospettiva macro-economico l’esistenza e la conseguente proliferazione di criptovalute delle Corporazioni (per rendere chiaro il riferimento, con il termine “corporazioni” ci si riferisce a tutti quei soggetti, esistenti o futuri, i cui valori produttivi e gli indici economici attirano l’attenzione degli Stati che avviano dialoghi e confronti diretti per determinare i termini e le condizioni delle loro attività, a titolo esemplificativo Google, Facebook, Microsoft, Apple, Amazon) potrebbero favorire la nascita di un mercato concorrente di criptomonete. Lo scenario non sembra improbabile e fantascientifico, questo mercato di cripto-moneta di affermerebbe come la realizzazione, a distanza di 41 anni, dell’idea di Hayek.

Quindi, secondo il tipico precedere dell’innovazione, cioè concretizzazione attraverso nuove tecnologie delle passate idee inattuate, la Libra Association ha dato l’impulso che ha aperto le porte su questo nuovo nuovo mercato il quale si rivela essere ancora pieno di spazi vuoti. Concretamente è plausibile che attraverso le Corporazioni le persone possano fruire dei beni e servizi prodotti ed erogati pagando in criptovaluta della Corporazione. I precipitati di un simile mercato corrisponderebbero perfettamente alla definizione data alla tecnologia Blockchain dalla dottrina anglofona, ovvero di essere una “disruptive technology”. Tra le molteplici considerazioni alcuni quesiti: è lecito che un soggetto privato crei e controlli un bene digitale la cui efficacia è mondiale? quale Stato o quali Stati hanno la competenza per regolamentare i soggetti creatori e/o l’oggetto creato? è possibile o necessario riconoscere l’esistenza giuridica della soggettività giuridica digitale in capo all’utilizzatore delle criptovalute delle Corporazioni? chi è il soggetto qualificato per determinare il tasso di cambio tra le criptovalute delle Corporazioni? quali indici si considerano per determinare il “valore” di una criptovaluta?

Oggigiorno si ritiene che il fintech sia un ambito separato e autonomo rispetto al settore dei mercati finanziari. I due poli sono più vicini che mai, addirittura sovrapposti. La realtà dei tokens e la prospettiva esposta chiarisce che le tecnologie di disintermediazione, di automatizzazione e di predizione del futuro applicate all’ambito finanziario sono realtà tangibile che caratterizza e quindi costituisce il mercato stesso. In punto di diritto, al netto delle autorizzazioni e garanzie richieste dalla legge e dai regolamenti CONSOB e della Banca d’Italia, è possibile costituire una SIM di diritto italiano per la prestazione di servizi di investimento aventi ad oggetto la gestione di sistemi organizzati di negoziazione (i così detti OTF) di tokens e di criptovalute delle Corporazioni.

Criptovalute: è in pericolo il ruolo dello Stato?

Lo shock sui mercati finanziari rappresentato da Libra è quindi concreto ma meno accentuato rispetto all’effetto che rischiano di subire le prerogative Statali. Infatti, dalla prospettiva del mercato finanziario o del fintech la proliferazione di criptovalute delle Corporazioni potrebbe essere assimilata a un nuovo cambio di paradigmi. Questa categoria di criptovaluta modifica i valori e il gradi di astrazione ovvero dematerializzazione dei beni del mercato rispetto a quanto esistente. Gli interessi Statali e le politiche economiche nazionali potrebbero invece mostrare il fianco al cambiamento di paradigmi, di articolazione e svolgimento delle stesse relazioni umane e di forma dei negozi giuridici. Avendo altri medium per “pagare” i beni e i servizi a cosa serve lo Stato? La forte carica provocatoria della domanda, che se analizzata può suscitare più di qualche preoccupazione, dovrebbe allarmare e portare a chiedersi come è possibile formulare il quesito.

Se si utilizza una criptovaluta, perché pagare tasse allo Stato?

L’idea alla base della provocazione è che lo Stato sia “utile” fino a che assolve la funzione economica-monetaria. I soggetti sovrani per eccellenza sono incaricati – tra le tante competenze – di assolvere compiti protettivi e di sicurezza. Si consideri questa proporzione: tanto più lo Stato è ricco, la ricchezza è determinata in larga misura dalle tasse, quanto più è forte e capace di assicurare sicurezza ai suoi cittadini. Se i molti componenti della Nazione utilizzano una o più criptovalute delle Corporazioni non si vede – ad oggi – perché debbano pagare le tasse. Quindi, la diminuzione d’uso del denaro Statale potrebbe portare all’aumento della difficoltà di questo a garantire protezione e sicurezza alle persone.

Criptovalute e il ruolo dello Stato: rischi per privacy e cyber-sicurezza

Tornando alla domanda precedente, la formulazione stessa del quesito veicola un’idea di Stato che oggi è differente da quella degli anni immediatamente precedenti. Permane il dubbio dunque che la prospettiva e la domanda siano condizionate dallo stato medio di benessere sociale ed economico dell’Europa ma, in altre zone del mondo segnate da un maggior grado di povertà o addirittura di guerra, le criptovalute sono comunque viste – per varie ragioni – come un bene rifugio e via di uscita per un incremento della qualità di vita. Se dunque le persone sono veramente pronte ad abbandonare o a staccarsi dallo Stato-protettore si accentuano ancora di più i temi in materia di privacy e di cyber-sicurezza.

L’associazione della criptovaluta Libra ai profili Facebook, Instagram e Whatsapp, o ad altre “identità” create ad hoc apre enormi profili di criticità dalla prospettiva Statale, meno – limitatamente a quanto si dirà – per le persone fisiche. I cittadini sono tali poiché un soggetto, lo Stato, decide di attribuire secondo regole autonomamente determinate un’identità (diverso è invece il riconoscimento – non sempre attuato – di diritti connaturati all’esistenza umana, i diritti umani). Così facendo la persona “identificata” si inserisce all’interno del sistema normativo beneficiando delle protezioni garantite dallo Stato. Lo stesso schema può essere pensato anche nel caso della Libra Association, con la variante che questo soggetto garantisce – attraverso la tecnologia di cui è proprietaria – protezione dell’identità digitale della persona. Il punto nevralgico diviene quindi capire se e quanto “libertà” soggetto come Libra Association garantiranno alle persone per determinare autonomamente le identità digitali.

Infine, richiamando la tripartizione delle monete, si può ora aggiungere che in tema di privacy le criptovalute popolari siano quelle che lasciano più ampia libertà – purché la persona sia tecnicamente capace – ma contemporaneamente garantiscano scarsa cyber-sicurezza. Proprio questa, invece, sembra essere fortemente garantita a quelle persone che fanno uso delle criptovalute delle Corporazioni poichè  il soggetto altamente competente in materia protegge i suoi utilizzatori – così da invogliare l’utilizzo. In sostanza potremmo essere all’alba di un ritorno dell’idea tardo Romana e Medioevale del soggettivismo giuridico, il quale aggiornato attraverso le tecnologie contemporanee – almeno inizialmente – porterebbero alla espansione dei mercati finanziari (identificati in quello che ora è denominato fintech) e alla retrocessione delle prerogative e delle funzioni dello Stato per come è ora.

Francesco Dagnino

Co-fondatore Lexia Avvocati

Filippo Belfatto

National Board Delegate presso Italia4Blockchain