I 4 pilastri dell'open innovation di Crif e la difficoltà di integrare le startup - Economyup

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I 4 pilastri dell’open innovation di Crif e la difficoltà di integrare le startup



Inventia, Strands, WeWealth, Fido, sono solo alcune delle startup in cui ha investito nell’ultimo anno e mezzo Crif, azienda specializzata in sistemi di informazione creditizia. Una fintech ante litteram che ha sempre fatto open innovation. Ecco come è organizzata l’attività e quali sono gli scogli da superare

di Maura Valentini

07 Lug 2021


Sorta a Bologna nel 1988, Crif, azienda specializzata in sistemi di informazione creditizia e soluzioni a supporto dei processi del credito, è quella che si può considerare una fintech ante litteram. E non solo: già ben prima che diventasse pratica comune, ha sempre adottato una politica di open innovation, coniugando lo sviluppo interno con la crescita tramite acquisizioni e collaborazioni con attori esterni.

Oggi Crif è il primo player registrato come AISP (l’Account Information Service Provider voluto dalla direttiva PSD2 per l’open banking) in più di 30 Paesi europei, ed è presente in oltre35 paesi in 4 continenti con attività diretta. La sua rete comprende oltre 10.500 istituti finanziari, 1.000 assicurazioni, 82.000 imprese clienti, e un milione di consumatori che utilizzano i suoi servizi in 50 Paesi.

Nel 2020 è stata segnalata per l’ottavo anno consecutivo tra le top 100 a livello globale della prestigiosa classifica IDC fintech, la classifica annuale che include i principali provider a livello mondiale di hardware, software e servizi per il settore finanziario.

Crif, l’attività di open innovation

“Già 40 anni fa, le attività di ricerca e sviluppo all’interno di un’azienda non erano sufficienti a trainare una vera innovazione” premette Marco Colombo, Managing Director Finance Italy CRIF, “Tutte le aziende di successo hanno sempre avuto un mix di acquisizioni, crescita esterna e sviluppo interno. Se vogliamo essere sempre al passo con le ultime tecnologie e i driver che guidano l’evoluzione dei mercati, è essenziale guardarsi intorno e cogliere le opportunità”.

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L’open innovation di Crif si basa su quattro pilastri:

  • Un approccio data driven, attraverso l’ecosistema di dati gestiti da CRIF e dei suoi partner
  • Investimenti costanti per ampliare il proprio ecosistema
  • La combinazione e integrazioni di servizi per la gestione completa del business: credit e business information, analytics, outsourcing e processing, consulenza&academy, e rating
  • Il tocco personale, tramite l’esperienza e il know how di professionisti provenienti da 4 continenti e con background variegati

Solo negli ultimi anni, Crif ha concluso diverse operazioni con startup e fondi: dall’investimento e poi acquisizione di Inventia (Digital Onboarding) nel 2020, seguita da quella della fintech Strands, al successivo investimento nel marketplace per la gestione dei patrimoni We Wealth, l’ingresso nella piattaforma di credit risk scoring Fido, e la call I-Tech Innovation 2021 con Fondazione Golinelli, attraverso la quale ha selezionato 3 startup nel settore fintech/insurtech (Bit&Coffee, CRIPTALIA e Fintastico) e 2 nell’agritech (Biorfarm e Latitudo 40).

Il nuovo piano industriale prevede per il triennio 2021-2023 investimenti per acquisizioni, nuove tecnologie e sviluppo di nuovi servizi innovativi, in particolare in ambito digitale e open banking, per 350 milioni di euro complessivi, che vanno ad aggiungersi ai 119 milioni del 2020.

Gli ambiti di innovazione

L’innovazione di Crif procede su due binari. Da una parte opera sulle sue aree di competenza tradizionali, quali raccolta e gestione dei dati e delle informazioni, servizi in oursourcing, e una continua innovazione in chiave prevalentemente digitale di prodotti e processi, verso un modello sempre più as-a-service.

Dall’altra si muove sulle nuove opportunità di mercato, concentrandosi su mondo digitale e nuove tecnologie, open banking, open finance, ESG e sostenibilità.

“Due ambiti su cui stiamo puntando molto sono Open Banking e sostenibilità, sempre con un approccio molto concreto” spiega Colombo, “Inventia, Strends e Fido sono tutti attori che propongono innovazioni nel digital banking sinergiche ai nostri processi esistenti. La loro integrazione ci ha permesso di creare una soluzione di digital landing unica che combina queste soluzioni, con tecnologie in parte da noi sviluppate e in parte acquisite”.

“Per quanto riguarda la sostenibilità, guardiamo al mondo ESG per la classificazione e qualificazione delle imprese, come chiave per garantire il futuro alle aziende, e driver per la trasformazione di modelli di business e i processi organizzativi verso uno sviluppo sostenibile”.

L’innovazione in Crif, come funziona la struttura interna

L’innovazione all’interno di Crif parte da un’attività di corporate marketing che esiste da diversi anni.

“La funzione nasce per verificare i trend e l’andamento dei mercati nel mondo: attività essenziale per un settore – quello dell’open banking- molto nuovo e innovativo, dove normali attività di competitive intelligence già analizzano con occhio attento il mondo dell’innovazione e le sue opportunità,” spiega Colombo.

“Un paio d’anni fa è stata costituita all’interno dell’azienda una nuova direzione chiamata Innovacos, a diretto riporto dell’Amministratore Delegato: una rete costituita da una serie di “antenne” locali, Angels che forniscono input alla struttura centrale per identificare potenziali partneship e segnalare opportunità interessanti” continua.

“In Italia, che costituisce circa metà del fatturato di Crif, esiste una struttura consistente di Local Innovation, tra manager che affiancano la gestione dell’innovazione ad altre attività di competenza, e senior advisor che, in modo continuativo, valutanole capacità di innovazione e sviluppo dell’azienda.”

A livello Execution, tra le altre funzioni che presidiano i temi dell’innovazione, ci sono la struttura di Transformation Services, che si occupa dell’integrazione dipartnership e nuove acquisizioni all’interno di sistemi e processi, e lo staff M&A, responsabile del lato finanziario e legale delle operazioni.

Crif vanta oggi una presenza in una 40ina di paesi con entità legali e sedi locali, e utilizza la sua capillare rete di relazioni per tenere costantemente monitorati i megatrend di tecnologia e innovazione del settore, cercando tutto ciò che ha potenzialità evolutive e disruptive per possibili partnership.

Open Innovation, come avviene lo scouting in Crif

Lo scouting è per Crif un processo in parte spontaneo e in parte frutto di ricerca attiva.

“Tutti i giorni l’azienda riceve proposte per opportunità di investimento” dichiara Colombo, “Allo stesso tempo, Crif mantiene una serie di investimenti strutturali in realtà che raccolgono e valutano opportunità di investimento, come FoolFarm, o la call G-Factor che abbiamo attivato con Fondazione Golinelli. In più, abbiamo partecipazioni e collaborazioni  con diversi attori come i fintech hub, che cercano partner industriali più che finanziari”.

Un punto su cui l’azienda mette l’accento è l’importanza della crescita sinergica con le realtà scelte per queste partnership.

“Con tutte le opportunità di oggi, in un modo o nell’altro le fintech sono in grado di trovare i soldi per finanziare la crescita”  dice Colombo senza mezzi termini “Quello di cui una startup ha davvero bisogno è un partner per sviluppare un progetto industriale. Noi offriamo sì sostegno finanziario, ma soprattutto un percorso di crescita e di innesto delle tecnologie. Ciò che cerchiamo è una duplice valenza: la possibilità di innestare nuove competenze nella startup usando il nostro know-how e la possibilità di aprirla a scenari internazionali, e al tempo stesso integrare la sua offerta nei nostri servizi e processi. Questa crescita sinergica è il vero motore di una partnership di successo”.

Per questo motivo, i target presi in considerazione per opportunità di collaborazione sono realtà, per quanto piccole, già strutturate e con un minimo percorso alle spalle, che si siano già confrontate con il mercato e abbiano dimostrato la solidità della propria idea e del modello di business.

Integrare startup in azienda, quali gli scogli?

Il problema numero uno è spesso integrare l’imprenditore, spiega Colombo. Già in fase di scouting è importante saper distinguere un imprenditore con potenziale da uno startupper che sa fare solo lo startupper.

“Non è mai facile integrare un imprenditore che ha dedicato decenni a inventarsi la propria azienda. Ma si tratta di un passaggio importante: queste persone sono il vero valore aggiunto, perché portano con sé visioni diverse che ci arricchiscono”.

Un altro scoglio da superare è quello di passare da un prototipo a una vera ingegneria di prodotto. Spesso le soluzioni delle startup funzionano bene finchè girano su piccoli numeri e con poco stress tecnologico; la sfida è che continuino a funzionare una volta scalate.

“Se la soluzione è valida, qui è dove interveniamo noi: utilizzando la nostra impalcatura di tecnologie e know how per rafforzarla. Solo per quanto riguarda le tecnologie, abbiamo 1500 esperti in tutto il mondo, con la giusta preparazione linguistica e culturale per rapportarsi con le diverse realtà. Essendo noi un’azienda di respiro internazionale, abbiamo anche il vantaggio di riconoscere quando una soluzione può funzionare in certi ecosistemi tecnologici e normativi e non in altri, così da applicarla selettivamente nelle regioni dove può avere successo”.

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Maura Valentini

Laureata in lingue orientali, sono un'amante di Giappone e innovazione. Parte del gruppo Digital360 dal 2020, scrivo per le testate EconomyUp, InsuranceUp e Proptech360.