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DATA DRIVEN ECONOMY

Google Cache: i Digital Giant alla conquista dei dati pregiati delle banche



Dopo Facebook Pay, Google Cache. I Digital Giant accelerano la marcia verso l’industria dei servizi finanziari alla ricerca del miele che questa nasconde: i dati più pregiati, quelli relativi alle transazioni. Un patrimonio che finora le banche non hanno saputo valorizzare adeguatamente

di Giovanni Iozzia

15 Nov 2019


Google

Dopo Facebook Pay, Google Cache. I Digital Giants accelerano la marcia verso l’industria dei servizi finanziari alla ricerca del miele che questa nasconde: i dati più pregiati, quelli relativi alle transazioni.

Se il colosso di Menlo Park ha appena annunciato la sua piattaforma di pagamenti FacebookPay, Google che ha già un suo sistema di pagamenti, va oltre e si prepara a entrare con decisione nel mondo dei servizi bancari. A coglierla con le mani nel sacco è stata il Wall Street Journal che ha svelato: è pronto il lancio di un conto corrente chiamato Cache e non è esclusa la possibilità che conceda anche prestiti.

Google diventa banca?

Per il momento no, anzi ci tiene a far sapere attraverso la voce del suo vicepresidente per il settore pagamenti Caesar Sengupta, che l’attività è improntata a “una profonda collaborazione con le banche e con il sistema finanziario”. Quindi, Google non vuol far paura. Aggiunge il manager: “Forse sarà la strada più lunga, ma è anche la più sostenibile”. Ed è anche quella sufficiente per arrivare al vero obiettivo senza provocare reazioni: i dati delle transazioni. Google Cache, quindi, sarà sviluppato con CitiGroup.

Se volesse Google, come del resto Facebook o Amazon e qualsiasi alto gigante digitale, avrebbe la capacità finanziaria necessaria per comprare una banca. Non lo fa perché un passo del genere sarebbe considerata una provocatoria invasione di campo che provocherebbe contraccolpi dagli esiti imprevedibili. Molto meglio, quindi, proporsi come alleato digitale di aziende che per quanto sforzi facciano non possono creare una vera piattaforma digitale finanziaria globale e potente come solo un gigante oggi è in grado di fare. Perché? Una parte di risposta c’è in un’altra domanda, proposta su Facebook da Gianluca Dettori: “Quante volte andiamo in banca e quante volte invece andiamo su Google?”. Non c’è istituzione finanziaria così quotidianamente presente nelle nostre vite come Facebook o Google.

Google, le banche e i dati

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Su Linkedin Ignazio Rocco di Torrepadula, founder di Credimi, uno che di servizi finanziari e di banche se ne intende segnala un’interessante grafico proposto da un imprenditore che sta lavorando a una digital bank nel Sud Est Asiatico. Pochi numeri ma molto significativi. Eccolo.

Per la capacità di raccogliere, gestire e usare i dati le banche rispetto a Google&C sono come un cantante da Karaoke rispetto ad Andrea Bocelli. Ma i dati che le banche hanno sono tra i più pregiati, ci ricorda sempre sui social Rocco di Torrepadula: le informazioni sulle transazioni finanziarie, sulle nostre spese quotidiane, sono quelle con la maggiore potenza predittiva. A saperle usare. Perché le aziende tradizionali dell’industria dei servizi finanziari hanno cominciato a farlo ma utilizzando spesso dati gracili, confusi, inefficaci e lo hanno soprattutto fatto senza un reale vantaggio per l’utente. Risultato paradossale: le banche, come altre categorie di aziende (pensiamo alle telco), vengono percepite più invasive di Google e Facebook. Che sanno ormai quasi tutti di noi ma gestiscono questo patrimonio di informazioni per venderci bene e farsi cos’ sentire utili.

La partita è solo all’inizio. Nei primi mesi del 2020 conosceremo meglio i dettagli di Google Cache, ma è evidente sin da ora che quella dei servizi finanziari, insieme all’healthcare, è una delle frontiere sulla quale il colosso di Mountain View sarà sempre più impegnato nei prossimi anni. Sull’healthcare ha appena fatto un’acquisizione miliardaria, quella di Fitbit. Non possiamo quindi escludere qualche sorpresa anche in campo finanziario. Non ci sono solo le banche.

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.