L'INTERVISTA

Open banking, un’opportunità con pochi seguaci. La proposta di FlowPay per le imprese



Parla Federico Masi, CEO di FlowPay, istituto di pagamento autorizzato da Banca d’Italia per una innovativa gamma di servizi open banking

di Luciana Maci

Pubblicato il 08 Dic 2022


Federico Masi, CEO di FlowPay

L’open banking può offrire una serie di vantaggi al mondo delle imprese, come sa bene FlowPay, startup fiorentina nata nel 2019 per rivoluzionare il sistema dei pagamenti B2B, ottimizzando i tempi di incasso e pagamento, per migliorare la liquidità aziendale e valorizzare l’informazione finanziaria.

“L’open banking è una grande opportunità, ma ancora non ha dispiegato a pieno i propri effetti, perché come accade per ogni vera innovazione le resistenze non mancano, in specie dal mondo bancario tradizionale, che vede minacciata la propria posizione nell’industria dei pagamenti”, dice a EconomyUp Federico Masi, CEO di FlowPay, costituita nel 2019 a Campi Bisenzio (Firenze) insieme a Lorenzo Rossi e Tiziano Pacciani, dopo appena un anno dalla entrata in vigore della seconda direttiva europea sui servizi di pagamento, meglio nota come PSD2. Essa introduce i servizi di accesso ai conti (AIS) e di iniziazione dei pagamenti (PIS), per velocizzare, in un contesto di assoluta sicurezza, i pagamenti ricorrendo al web e aprendo il mercato ai fornitori di terza parte. Essi agiscono in posizione mediana tra banche e clienti, accrescendo la concorrenza, con l’offerta di soluzioni innovative.”

“FlowPay”, precisa Masi “è uno dei (finora pochi) fornitori di terza parte, che operano, arricchendo la gamma di questi servizi, con specifica attenzione ai bisogni della piccola e media impresa”.

Come è nata FlowPay

Rievocando gli inizi della sua avventura imprenditoriale, Masi spiega: “Mi sono chiesto se si potessero ridurre i tempi di incasso delle fatture commerciali tra imprese, che in Italia sono mediamente pari a 75 giorni, con effetti negativi sul cash flow e sull’indebitamento bancario a breve. Abbiamo costruito un processo digitalizzato e integrato che ricava i dati dai provider dei servizi di fatturazione elettronica, fa perno sulla iniziazione dei pagamenti tramite il messaggio standard della Request to pay, fino a giungere al regolamento tramite le piattaforme dei bonifici Sepa ordinari o istantanei, nella data stabilita tra debitore e creditore. Ovviamente FlowPay opera sui conti della clientela con autorizzazione dei debitori e dei creditori dei rapporti sottostanti”.

Con un processo del genere si eliminano i ritardi dovuti a tatticismi e a inefficienze di varia natura.

“Abbiamo denominato questo processo RiBa 2.0, perché ne richiama la direzione (essendo lo strumento che attesta il diritto del creditore di ricevere un importo dal debitore attraverso una banca), ma ovviamente, in un contesto di automazione e di integrazione con infrastrutture di sistema, esso rappresenta una vera innovazione di processo che può essere applicato all’intero coacervo del credito commerciale italiano, pari a 500 miliardi.”

“Attraverso una piattaforma proprietaria distribuita e integrata con i provider di fatturazione elettronica, FlowPay ha iniziato nel 2022 ad offrire alle imprese servizi aggiuntivi a quelli di base di AIS e PIS, quali, a titolo di esempio, quelli per la riconciliazione, il check out per gli acquisti on line, i pagamenti di massa e quelli ricorrenti, dopo aver sviluppato internamente tutta la tecnologia necessaria” specifica il CEO Masi, ricordando che, all’inizio, la startup è stata incubata nel Polihub, l’incubatore d’impresa del Politecnico di Milano ed è poi diventata membro dell’Advisory Board del Gruppo di Berlino sull’Open Finance, incaricato di elaborare nuovi standard dei pagamenti.

Il team operativo, giovane e con competenze multidisciplinari, dedica il primo anno di vita al prodotto e alla acquisizione della expertise necessaria affinché esso sia sviluppato in conformità con gli standard dell’Autorità Bancaria Europea (EBA).

Puntando alla integrazione tecnologica di infrastrutture e al rispetto del quadro regolamentare, FlowPay stringe partnership con due dei principali operatori ICT del settore bancario, SIA ed Engineering, e diventa la prima startup ad ottenere dalla Banca d’Italia le autorizzazioni ad operare come AISP (Account Information Service Provider) e PISP (Payment Initiation Service Provider).

Nello stesso periodo, FlowPay ottiene riconoscimenti: è selezionata tra i finalisti del Premio Gaetano Marzotto, vince il Premio del Pubblico al Web Marketing Festival, ottenendo anche un importante finanziamento dalla Divisione Start&Smart di Invitalia (Cassa Depositi e Prestiti).

“Ma per arrivare a questo – prosegue – dovevamo passare dagli accordi con partner, valorizzando la nostra tecnologia proprietaria (un gate e API che consentono a FlowPay di connettersi con tutte le banche italiane), offrendo i nostri servizi a partner, quali ERP e case di software come PayCloud, iPatente e UnoERP, attori finanziari come Credimi, Agos, società di trading di fatture come CashInvoice che, per incassare in conto proprio o di altri, usano le nostre interfacce”.

Le novità in arrivo

Nel futuro di FlowPay ci sono evoluzioni importanti. Da gennaio FlowPay aderirà alla piattaforma PagoPA per soluzioni di pagamenti massivi degli IUV, emessi dagli enti della Pubblica Amministrazione. Inoltre, grazie alla partnership con Mastercard, la soluzione Mastercard Track BP, FlowPay aderirà alla piattaforma di Supply Chain Finance. “E tra le novità del 2023 ci saranno i Bulk Payments e gli Split Payments, che saremo gli unici operatori di Open Banking ad offrire” sottolinea Masi.

Luci ed ombre dell’open banking

L’open banking offre numerose e interessanti opportunità delle quali siamo solo agli esordi: prima fra tutte, vi è la possibilità di creare nuovi processi d’incasso integrati, riducendone i costi.

“Un incasso online – spiega il CEO di FlowPay – costa oggi fino al 2,5% dell’importo transatto, destinato agli attori del processo di acquiring, ai fornitori del Pos, a chi fornisce una carta di pagamento, al circuito di pagamento, alla infrastruttura tecnologica: ognuno di essi prende una fetta del valore. Grazie all’open banking si mettono in relazione diretta due soggetti, disintermediando molti degli operatori che oggi partecipano al processo.”

Ci sono “ombre” nell’innovativa modalità di condivisione dei dati introdotta dall’Unione europea?

“Più che altro è l’attitudine delle banche a generare qualche ombra”, è il pensiero di Federico Masi. “L’open banking può attivare forti risparmi di costo e creare nuovi canali di valorizzazione delle informazioni finanziarie, ma necessita di un commitment da parte delle banche. Di fatto mi sembra che esse, come ho già detto, vedano ancora l’open banking come una minaccia concorrenziale, mentre converrebbe loro stringere partnership con terze parti per creare nuovo valore per i clienti. C’è da augurarsi che una crescente consapevolezza delle implicazioni favorevoli dell’Open banking possa affermarsi al più presto, per rinnovare l’intera industria dei pagamenti.” Conclude Masi.

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Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in…